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Ecco dove andrà la Germania. Parla Galietti (Policy Sonar)

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Il bilancio di Merkel, le sfide della Cdu e il futuro della Germania nella conversazione di Daniele Capezzone con Francesco Galietti, fondatore di Policy Sonar

Dove va la Germania? Che bilancio si può tracciare della lunga stagione di Angela Merkel al Cancellierato? Il suo tramonto politico in che condizioni lascia la Cdu? Come valutare l’insuccesso di chi doveva succederle, Annegret Kramp Karrenbauer? Cosa aspettarsi dall’ulteriore leadership contest nella Cdu?

Ecco un estratto della conversazione tra Daniele Capezzone e Francesco Galietti pubblicata nei giorni scorsi su La Verità, il quotidiano fondatore e diretto da Maurizio Belpietro

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Angela Merkel è cancelliera dal 2005, una stagione lunghissima, in cui ha dominato il suo partito, la politica tedesca e la politica europea. Cominciamo dalla fine: la sua scommessa europea lascia un’Ue forse più germanocentrica, ma economicamente fragile, a crescita bassa, con la perdita del Regno Unito, e un quadro istituzionale confuso.

La parabola di Angela Merkel, come ogni grande mito, ha all’origine un ‘sacrificio terribile’, cioè il parricidio politico nei confronti di Helmut Kohl: il gigante della riunificazione, il patriota, lo statista occidentale a tutto tondo. Kohl esprimeva un europeismo profondamente diverso da quello della Merkel , che non annientava lo Stato tedesco (e quindi ogni altra specificità nazionale e culturale). La Merkel ha invece immaginato un euro-contenitore in cui ‘sciogliere’ lo stato-nazione tedesco. Ora questo disegno mostra la corda, anche perché la parabola discendente della Merkel incrocia la parabola opposta – ascendente – di Donald Trump e Boris Johnson

E la Germania? Il motore economico tedesco si è fermato.

I tedeschi sono abilissimi e meticolosi esecutori di piani a lungo termine, mentre sono meno agili nella gestione delle discontinuità. Ora il phase out di Merkel coincide sia con la discontinuità geopolitica che abbiamo appena descritto sia con una pesante discontinuità economica. Si pensi al settore automotive, in cui il grosso della catena del valore è ormai in Asia e non più in Germania

Nel suo stesso partito il clima è pessimo. Chi doveva succederle, la “delfina” AKK, ha dovuto annunciare un passo indietro prim’ancora di iniziare la sua parabola…

Mi spiace dirlo in modo forse brutale. Ma il percorso della Merkel è disseminato di ‘cadaveri’, politicamente parlando. Ciò che la caratterizza non sono le riforme (in realtà è sempre stata una temporeggiatrice), ma un killer instinct che l’ha portata a togliere di mezzo chiunque potesse farle ombra. Così facendo ha lasciato nel partito un cumulo di macerie e di terze linee

Quanto ha pesato, sia a Bruxelles sia a Berlino, la scelta di alleanza con la Spd (e in Ue con il Pse)? La Cdu ha smesso di essere alternativa alla sinistra

Lo ‘scarrellamento’ a sinistra è la conseguenza del suo ragionamento di fondo. L’idea di ‘annientare’ lo stato-nazione tedesco, una nozione di cui lei ha paura, la fa stare più a suo agio in un milieu intellettuale, culturale e politico ‘de-nazionalizzato’, cioè progressista e di sinistra

E fatalmente ha aperto autostrade a destra.

A sinistra e a destra. A sinistra perché ha risucchiato verso di sé la Spd, aprendo uno spazio ai Verdi. E ovviamente a destra, dove ha aperto praterie a AfD

Che giudizio dà di AfD? Condivide un’indistinta demonizzazione o forse occorre, più ragionevolmente, distinguere al suo interno?

Mi sono fatto l’idea di un partito ancora in trasformazione e con diverse anime e sensibilità. Alcuni sono chiaramente di destra radicale e massimalista. Altri sono – diremmo noi – più ‘confindustriali’, o comunque fuoriusciti Cdu. E poi c’è una componente, assai sottovalutata, che definirei ‘prussiana’. Mi riferisco a un’area di ex tedeschi dell’Est che ritengono di aver già pagato un prezzo altissimo nei decenni in cui c’erano le due Germanie, e che ora rivogliono una ‘nazione tedesca’, e non accettano l’idea di diluirsi in una indistinta ‘cosa europea’”.

Torniamo alla Cdu. Su chi scommette per la successione vera? E soprattutto, su che linea politica?

Partiamo dalle strutture di potere della società tedesca, che sono prima economiche e poi politiche. Poiché sarà l’economia a pesare, tra i vari candidati suggerisco di considerare Friedrich Merz, che incarna un archetipo. Avvocato d’affari, liberale, atlantista, ottimo conoscitore del tessuto economico tedesco e delle sue esigenze. Naturalmente contro di lui può pesare l’ostilità della stessa Merkel, che assisterebbe al ritorno di ciò che ama di meno.

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