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Vi racconto cosa non va in Germania su Covid, vaccini e green pass (poco teutonico)

Germania

Che cosa succede davvero in Germania su contagi da Covid in risalita, vaccini e restrizioni (piuttosto blande). L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

 

Non è stato molto previdente il ministro della Salute Jens Spahn ad annunciare qualche giorno fa la fine dell’emergenza pandemica e la volontà di non voler prolungare a novembre lo stato speciale che conferisce poteri straordinari al governo federale per la lotta al Covid-19. Da quando ha pronunciato quella frase la curva dei contagi ha ripreso a salire, dopo la cauta discesa che aveva segnato le settimane a cavallo fra settembre e ottobre, segnando un raddoppio in poco più di sette giorni.

L’ormai famosa incidenza dei nuovi casi settimanali è passata infatti da poco più di 60 a 110 (dato fornito lunedì 25 dal Koch Institut), un numero che riporta indietro fino a maggio scorso le lancette dell’orologio. Lo stato di emergenza è la base giuridica che ha permesso un minimo di coordinamento centralizzato nella gestione della crisi pandemica, uniformando il più possibile le regole di contenimento dei 16 Länder e indicando una guida unica per gli approvvigionamenti di mascherine, disinfettanti, medicinali.

Senza questa base giuridica le regioni torneranno a doversela cavare ognuna per conto proprio, una prospettiva non molto promettente viste le incertezze palesate in inverno durante la seconda e la terza ondata di Covid. Molti presidenti hanno chiesto almeno di prevedere una fase di transizione, in modo da poter approntare una nuova rete giuridica sulla quale poggiare il prolungamento di alcune misure. La macchina burocratica tedesca è sempre molto complessa e in fasi emergenziali la farraginosità fagocita precisione ed efficienza.

Il ritorno dei contagi è un’onda che i tedeschi hanno visto arrivare da lontano. Per giorni si sono accavallate le notizie drammatiche dai Paesi vicini dell’Est: dalla Russia all’Estonia, dalla Lituania alla Romania, dalla Croazia alla Bulgaria, notizie preoccupanti sono scivolate qua e là tra i commenti post elettorali. Sembravano dispacci lontani, fino a quando i numeri non sono tornati a preoccupare anche in casa propria. Berlino ha superato già da qualche giorno la cifra psicologica di quota 100 di incidenza, mentre sono tornate a colorarsi di viola i distretti che sempre hanno rappresentato l’epicentro dei contagi: quelli sud-orientali di Baviera, Sassonia e Turingia.

Si sostiene che lì la percentuale dei vaccinati sia particolarmente bassa, e se per i due Länder orientali (Sassonia e Turingia) vale la sfiducia con cui i cittadini seguono le indicazioni delle autorità – sono roccaforti di no-vax e complottisti – resta un mistero il caso bavarese.

Dagli ospedali comincia ad arrivare qualche segnale preoccupante. Non è in discussione la sostenibilità del sistema sanitario tedesco, mai andato in sofferenza neppure nei momenti più drammatici degli scorsi inverni, ma l’impressione è che la pandemia sia tutt’altro che finita e dare segnali di alleggerimento può essere fatale entrando nella stagione fredda. I casi gravi che finiscono in terapia intensiva riguardano in grandissima maggioranza non vaccinati, quelli di vaccinati si contano sulla punta delle dita e coinvolgono persone anziane con malattie pregresse.

Insomma lo scudo dei vaccini funziona, ma non basta, per due motivi. Primo: la quota dei vaccinati completi è relativamente bassa, poco sopra il 65%, con livelli inferiori al 60 in alcune regioni orientali.

Oltre a no-vax e dubbiosi vari (da ultimo si è aggiunto il difensore del Bayern e della Nazionale Joshua Kimmich, cosa che naturalmente ha vivacizzato il circo mediatico), ci sono ampie sacche scoperte tra le comunità straniere, specie nei quartieri delle grandi città, difficili da raggiungere, informare e convincere a vaccinarsi. Se ne parla poco, con il buon proposito di non rinfocolare pregiudizi, ma il problema esiste.

Secondo: le regole sono ancora molto lasche. Esistono restrizioni per frequentare ristoranti, musei, eventi culturali, ma l’equivalente del green pass italiano (che in Germania chiamano 3G) non è stato introdotto sul posto di lavoro. Così come è possibile salire su un treno, non importa se a breve, media o lunga percorrenza, senza neppure aver fatto un tampone.

Anche nelle scuole, dove il virus circola grazie al fatto che per i bambini non è stato autorizzato ancora alcun vaccino, le regole di sicurezza sono state allentate: in alcune regioni non è più in vigore l’obbligo di mascherina. I bimbi respirano meglio ma le conseguenze sono nei numeri dei contagi.

Non aiuta il fatto che il governo sia ormai di fatto in vacanza. Si attende quello nuovo, che non arriverà prima di dicembre, e quello ancora in carica pare aver perso qualsiasi mordente.

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