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Come si muove la Turchia in Libia (e com’è andato il vertice Nato)

di

Erdogan

Che cosa è emerso dal recente vertice Nato e gli effetti geopolitici dell’attivismo della Turchia a partire dalla Libia ma non solo. L’approfondimento di Giuseppe Gagliano

Al di là dei patetici conflitti pubblici che fanno venire meno ogni credibilità all’arte della diplomazia tra Donald Trump ed Emmanuel Macron e al di là delle battute da avanspettacolo del premier canadese Justin Trudeau relative al presidente Trump, quali conclusioni realistiche trarre dal vertice di Londra che avrebbe dovuto celebrare i 70 anni della Nato?

In primo luogo ancora una volta il presidente americano ha dato una interpretazione esclusivamente aziendalistica – diremmo tipicamente americana – della sinergia atlantica con i Paesi europei, sottolineando la necessità non solo di aumentare i contributi dei Paesi europei alla Nato ma sottolineando altresì, seppure implicitamente, la necessità che gli Stati europei acquistino prodotti militari e ad alta tecnologia nel settore delle telecomunicazioni di origine americana. Una posizione che non tiene conto della dimensione intrinsecamente multilaterale determinata dagli scenari complessi e articolati del nostro tempo. Difficile non provare un certo sconcerto di fronte alle richieste di aumento delle spese militari in ambito Nato considerando che proprio il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha sottolineato come le spese europee abbiano avuto un incremento di di 130 miliardi di dollari nel quinquennio 2016-2020 .

In secondo luogo il presidente francese non ha fatto altro che accentuare la distanza tra il suo progetto di difesa europeo, autonomo e indipendente da quello americano e volto a porre in essere una politica di potenza neogollista in Europa, e le scelte trumpiane volte a rafforzare l’egemonia militare ed economica statunitense a danno dei suoi alleati come palesemente dimostra la minaccia di sanzioni da parte americana se la Francia tasserà le major americane del web.

In terzo luogo, al di là dei contrasti tra il presidente francese e quello turco, è emerso con estrema chiarezza il ruolo rilevante e determinante che la Turchia svolge non solo all’interno della Nato ma anche in relazione alla politica estera americana: il presidente turco infatti ha ribadito non solo la legittimità della sua politica di proiezione di potenza neo-ottomana in Siria ma ha minacciato – in caso di una esplicita condanna in sede Nato delle sue scelte di politica estera anticurde – di opporsi al sostegno Nato, in funzione anti russa, della Polonia e dei Paesi baltici. Inoltre, nei confronti del presidente turco, non è stata mossa alcuna critica esplicita da parte né americana né da parte del segretario generale della Nato in merito alla partnership strategica con Mosca che ha determinato l’annullamento della consegna degli F 35, annullamento determinato dall’acquisto del sistema di difesa aereo russo S-400.

Tutto ciò conferma il legame solido tra Ankara e Usa. A tale proposito sia la Merkel che Boris Johnson non solo non hanno condannato la politica di potenza turca ma il premier britannico ha implicitamente difeso il diritto turco di difendere i confini meridionali ponendo in essere una offensiva militare contro il Pkk. In terzo luogo, se la scena anche mediatica è stata occupata dall’America, dalla Francia e della Turchia, l’Italia ha svolto un ruolo assolutamente irrilevante – com’era d’altronde prevedibile – anche perché non ha saputo, o forse non ha voluto, porre al centro del dibattito la questione libica che è stata affrontata a margine del vertice londinese da Francia, UK, Germania ed ancora una volta dalla Turchia che la settimana scorsa ha posto in essere un accordo con Tripoli sulle Zee.

La Turchia e il governo di accordo nazionale libico presieduto da Fayez al-Sarraj hanno infatti firmato a Istanbul un accordo per la delimitazione delle rispettive Zone economiche esclusive (Zee) accordo questo che da un lato legittima la proiezione di potenza turca nel Mediterraneo in funzione anti greca e dall’altro lato le consente di rivendicare le risorse gasiere cipriote.

In quarto luogo dal vertice di Londra è emerso un convitato di pietra e cioè la questione afghana che si è dimostra essere una palese sconfitta politica ed insieme militare americana che inutilmente Trump ha cercato di nascondere dietro il ritiro delle forze armate americane necessarie ed indispensabili per sostenere le covert operations della CIA in funzione anti-talebana.

Certo è difficile negare, osserviamo per concludere , la paradossalità da un punto di vista proprio geopolitico di questo vertice: l’Europa infatti è certo alleata degli Stati Uniti ma nello stesso tempo è una sua temibile rivale a livello economico soprattutto per la sua necessità intrinseca di stabilire rapporti di partnership economica con la Russia e con la Cina considerati i veri avversari sullo scacchiere internazionale dagli Stati Uniti.

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