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Vecchione, Dis, Aise. Cosa emerge dal caso Mifsud?

di

Gennaro Vecchione

Tutte le ultime novità sul caso Mifsud e non solo. L’approfondimento di Federico Punzi di Atlantico Quotidiano

 

È arrivato un “no comment” dal Dipartimento di Giustizia Usa interpellato dall’Adnkronos in merito all’indiscrezione riportata sabato mattina da Atlantico, secondo cui il procuratore John Durham avrebbe in programma una nuova visita in Italia, dopo quella del 27 settembre scorso quando insieme all’Attorney General William Barr incontrò i vertici dei nostri servizi, Dis, Aise e Aisi. Una ipotesi che era trapelata anche un mese fa da una fonte anonima dell’intelligence Usa alla Reuters, senza ricevere anche in quel caso conferme o smentite dal DOJ.

Ma da allora quello che abbiamo chiamato Italygate, il possibile coinvolgimento dell’Italia nelle origini del Russiagate, si è gonfiato. Il procuratore avrebbe acquisito i file audio del presunto Mifsud arrivati mercoledì scorso nelle redazioni di Adnkronos Corriere per esaminarli e nuovi elementi sono emersi sulla sparizione del professore maltese.

Come abbiamo già osservato, però, giornali e protagonisti italiani di questa vicenda (in questi giorni molto attivi nel fornire versioni e ipotesi) stanno forse sottovalutando gli investigatori americani, che potrebbero sapere già abbastanza, se non tutto, tanto che l’inchiesta è di recente diventata “penale”.

È certo innanzitutto che Barr e Durham conoscevano la versione di Mifsud, quella contenuta nella registrazione audio consegnata a Washington il 26 luglio scorso dall’avvocato Roh, ancor prima di incontrare a Roma i vertici dei nostri servizi segreti. Perché scomodarsi a venire in Italia, se quella versione non chiamava in causa anche il nostro Paese? E come abbiamo già rivelato su Atlantico, le due visite sarebbero state “preparate” nei mesi precedenti da loro uomini fidati, mandati in “avanscoperta” nel nostro Paese.

Come abbiamo già ipotizzato, quindi, più che per raccogliere informazioni Barr e Durham sarebbero venuti a Roma per confermare un quadro già emerso dagli elementi in loro possesso sul possibile coinvolgimento del nostro Paese e per mettere alla prova la collaborazione del governo italiano e delle sue agenzie di intelligence. Tanto che fu lo stesso Dipartimento di Giustizia a far trapelare la notizia degli incontri, subito dopo quello del 27 settembre scorso.

D’altronde, se due giornali italiani sono riusciti a ricostruire gli spostamenti del professore maltese fino all’ottobre 2018 attraverso i movimenti delle sue carte di credito e a identificare il suo primo rifugio (a Esanatoglia, un paesino vicino Matelica) dopo la sparizione nell’autunno del 2017, non si può davvero escludere che un governo che ha saputo scovare Bin Laden e al Baghdadi sappia già dove si trova Mifsud e chi lo ha aiutato a nascondersi.

Ad accertarsi che Mifsud seguisse il “consiglio” di amici e colleghi, secondo quanto lo stesso professore avrebbe raccontato al suo avvocato, Stephan Roh, che l’ha riferito all’Adnkronos, sarebbe stato “il numero 2 dei servizi segreti italiani”. Quindi l’allora capo dell’Aise Alberto Manenti (nominato dal Governo Renzi e prorogato per 6 mesi da quello Gentiloni)? O Luciano Carta ed Enrico Savio, vicedirettori Dis?

 

(Estratto di un articolo pubblicato su atlanticoquotidiano.it)

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