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Russiagate, Mifsud e Vecchione: chi mente tra Conte e Trump? L’articolo di Stefano Feltri

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Tutte le incongruenze tra fatti e parole del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sul lato italiano del Russiagate dopo gli incontri di Barr in Italia con i Servizi segreti. L’analisi di Stefano Feltri, direttore di ProMarket.org

Il 9 ottobre, due settimane dopo l’incontro con il ministro della Giustizia William Barr, anche il direttore della Cia, Gina Haspel, è venuta a Roma per incontrare i tre vertici dell’intelligence: Gennaro Vecchione (Dis), Luciano Carta (Aise), e Mario Parente (Aisi).

La Haspel, sorprendentemente, ha organizzato anche un incontro con l’ex direttore dell’Aise, Alberto Manenti. E sia Parente che Manenti erano in carica nel 2016, quando i Servizi segreti americani potrebbero aver cooperato con quelli italiani, e durante il 2017 e 2018, quando Mifsud si nascondeva a Roma. Se Conte aveva già dimostrato a Barr il 24 settembre che in Italia nel 2016 non era successo nulla, perché il direttore della Cia si è preso la briga di venire a Roma?

Non conosciamo il contenuto dell’audizione di Conte al Copasir, che è secretato e la sua conferenza stampa non ha chiarito tutti i punti. Ma se prendiamo per buone le sue parole, ne possiamo trarre tre conclusioni:

1) Conte ha cooperato in segreto con l’indagine di Barr perché se la Casa Bianca chiede aiuto, l’Italia deve aiutare, anche se l’obiettivo del governo Usa è trovare elementi a sostegno di un piano il cui obiettivo finale è assicurare a Trump la rielezione nel 2020.

2) Non ci sono prove che in Italia sia stato fatto qualcosa di improprio, nel 2016. E quindi Barr e il suo capo investigatore Durham stanno bluffando in patria.

3) Per tre mesi, dal 24 giugno al 27 settembre, Conte ha indagato in segreto sull’operato di due governi a guida Pd, per verificare se avessero complottato con il presidente Obama e con Hillary Clinton per fermare Trump nel 2016. Nello stesso periodo Conte ha fatto accordi importanti con due protagonisti di quella fase: ha formato un nuovo governo grazie a un accordo ispirato da Matteo Renzi, uno dei due premier sul cui operato stava indagando, e ha nominato alla Commissione europea in un ruolo chiave il secondo, Paolo Gentiloni. Ogni prova di eventuali irregolarità commesse da Renzi o da Gentiloni farebbe esplodere il governo e Conte perderebbe il posto.

Forse le cose diventeranno un po’ più chiare quando verrà pubblicato che l’inspector general Michael E. Horowitz sta scrivendo per Barr, come parte della “indagine sugli investigatori” voluta da Trump. Per il momento è difficile stabilire chi sta dicendo la verità su quello che gli Stati Uniti hanno chiesto all’Italia e su quello che il governo italiano ha poi fatto. L’unica cosa che sembra sicura è che qualcuno sta mentendo.

(estratto di un articolo pubblicato su ProMarket.org diretto da Stefano Feltri; qui la versione integrale dell’articolo in inglese)

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