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Vaticano, ecco come è stato silurato Brülhart dall’Aif (authority anti riciclaggio)

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Nuovo scossone nelle finanze del Vaticano. Che cosa è successo davvero al capo dell’autorità di vigilanza finanziaria (Aif) René Brülhart? Fatti, nomi, indiscrezioni e approfondimenti

 

Ai tempi di Mastro Titta la si risolveva in maniera più spiccia. Certo: erano esiti definitivi e non revocabili quando il boia del Papa passava ponte da Borgo per andare in centro ai tempi dello Stato Pontificio per fare Zac. Scopo: l’esecuzione di sentenze capitali per lo Stato Pontificio. Grazie a Dio è stagione terminata.

Non finirà nel sangue. Epperò di siluri il Vaticano continua a tirarne. Non da oggi, non da ieri. Le ultime, almeno, dal 2017. L’ultima oggi.

E solo per farne un riassunto affrettato.

Almeno una: il revisore generale accompagnato dai gendarmi ai confini dello Stato, Libro Milone, con via uscita benedetta . Stessi mesi in cui il ranger australiano George Pell con modi bruschi contro le pennichelle romane, scandagliava conti fin dento il sancta sanctorum della Segreteria di Stato. La cassa.

Casualmente nello stesso tempo Pell è stato chiamato in Australia per rispondere davanti a tribunali civili di presunti abusi e coperture degli stessi e di altri. Condannato, okay. Ma il derby giudiziario è apertissimo.

In meno di due mesi son volate e stanno saltando teste eccellenti di là dalle Mura leonine. L’ultima è quella del capo dell’autorità di vigilanza finanziaria René Brülhart. Avvocato svizzero presidente dell’Autority antiriciclaggio. Dimissionato? Autodimessosi? Normale avvicendamento?

Riassunto.

Di certo la velina vaticana diffusa nel primo pomeriggio di lunedì 18 non aiuta a comprendere una narrazione esaustiva. Scrive al mezzodì il bollettino ufficiale della Santa Sede: “Alla scadenza del mandato dell’attuale Presidente dell’Aif, il Dott. René Brüelhart, nel ringraziarlo per il servizio reso in questi anni, il Santo Padre ha provveduto a designare il successore, individuando una figura di alto profilo professionale ed accreditata competenza a livello internazionale”.

Il successore? Niente. Tocca attendere.

Chi arriverà negli uffici a Palazzo San Carlo? In un’Aif ormai senza capi. In uffici a un passo e mezzo dalla residenza del Papa? La nomina del nuovo presidente – informa il Vaticano – verrà pubblicata ed avrà efficacia al rientro del Santo Padre dal Viaggio Apostolico in Tailandia e Giappone. Ovvero il 26 novembre. Poi due righi: “In tal modo viene assicurata la continuità dell’azione istituzionale dell’Aif in questo momento di particolare impegno a livello interno ed internazionale”.

L’autorevole Vatican Insider, collegato a La Stampa e già coordinato da Andrea Tornielli – molto amico di Jorge Mario Bergoglio e oggi assunto a direttore editoriale dei media vaticani – titola: “Vaticano, René Brülhart conclude il mandato a capo dell’Authority finanziaria”.

Conclude? O Brülhart si è stufato e ha deciso di fare le valigie sua sponte?

Stiamo alla realtà. L’Aif per Statuto prevede una presidenza di cinque anni. Brülhart è entrato in servizio in quella posizione apicale (già aveva collaborato con Aif) il 19 novembre 2014. Quindi il suo mandato “ad quinquennium” scade domani 19. Poteva essere rinnovato? L’annuncio dell’uscita di scena poteva essere gestita in maniera più soft?

Il fatto è che Brülhart ha fatto sapere della sua indisponibilità a proseguire oggi. A Reuters ha riferito di essersi dimesso.

Ma perché?

Qui si entra nel campo delle ipotesi, confortate da recentissimi eventi.

È inizio ottobre quando i gendarmi del Papa fanno irruzione negli uffici della Prima sezione della Segreteria di Stato e in quelli dell’Aif di Brülhart. Scopo: chiarire presunte operazioni opache ( –il copyright è del cardinale Pietro Parolin, a capo della Segreteria di Stat), per operazioni ai tempi non ignorate – sollecitate? – dal Sostituto Angelo Becciu. In quel di Londra.

Esito: cinque funzionari vaticani finiscono sospesi dal servizio. Tre laici e un religioso dalla Terza Loggia. E poi il direttore dell’Aif, Franco Mammì. Modi spicci – ha rimproverato più di uno –. Forse inconsueti.

Anche se il blitz era ovviamente autorizzato dai promotori di giustizia del Papa, si alza più di un sopracciglio. Il comandante dei gendarmi in poche ore è sollecitato a presentare le dimissioni in pochi giorni. Prontamente accettate dal Papa. E Domenico Giani è servito.

In quelle ore Brülhart tace.

Poi esplode.

Dieci giorni da quel blitz, affida al Bollettino ufficiale della Santa Sede – che lo pubblica – un comunicato più che irrituale, date le indagini in corso. L’Autorità di informazione finanziaria ribadisce sua “piena fiducia” nel direttore Tommaso Di Ruzza sospeso. Forse indagato.

Aif si spinge oltre. Brülhart dopo aver consultato i membri del Consiglio direttivo dell’Authority – si fa sapere – ha avviato un’indagine interna per comprendere a fondo l’attività operazionale dell’Aif interessata. Sulla base di tale indagine interna, il Consiglio direttivo ha stabilito: in primo luogo, che l’attività svolta dall’Aif e dal suo direttore era di natura strettamente istituzionale e condotta in conformità con lo Statuto dell’Aif. In secondo luogo, che nell’esercizio della sua funzione istituzionale, né il direttore né alcun altro dipendente dell’Aif hanno svolto in maniera inadeguata la propria funzione o tenuto qualsiasi altra condotta impropria”.

Praticamente aveva chiuso le indagini prima della magistratura vaticana. Di fatto: un mese dopo si dimette.

Leggere tra le righe? Aif controlla lo Ior, la presunta banca del Papa. Non ha potere sulla Segreteria di Stato. Soprattuto dopo un piccolo periodo, non può indagare sulla Banca centrale del vaticano. Lo spaccattemanto di Apsa che si è impegnata a non esercitare attività finanziaria in maniera professionale – e che pure nella gestione in Terza Loggia, prima sezione guidata in quei mesi da Angelo Becciu – pare qualche incursione l’abbia esercitata, è un altro elemento.

Auspicata, attesa, sollecitata quel passo indietro di Brülhart?

Diciamo che in pochi mesi l’atteggiamento vaticano si è per lo meno sfumato.

A maggio la Sala Stampa vaticana si schierò in difesa di Brülhart per presunti affari in Svizzera e paradisi fiscali: “Non è accusato o soggetto ad alcun procedimento penale, né direttamente né indirettamente, in Svizzera o in altri Paesi”. Lo precisa il direttore ad interim della Sala Stampa della Santa Sede Alessandro Gisotti, in merito ad alcune notizie apparse oggi su un giornale italiano.

Ben diversamente si è mossa l’Aif, che qualche giorno fa ha affidato al Bollettino ufficiale della Santa Sede un comunicato più che irrituale, date le indagini in corso tra Segreteria e suoi uffici. L’Autorità di informazione finanziaria ha ribadito la sua “piena fiducia” nel direttore Tommaso Di Ruzza, che insieme ad altri quattro dipendenti della Santa Sede è oggetto di inchiesta. L’attestato di stima è più che atteso; “Il Consiglio direttivo ha stabilito: in primo luogo, che l’attività svolta dall’Aif e dal suo direttore era di natura strettamente istituzionale e condotta in conformità con lo Statuto dell’Aif. In secondo luogo, che nell’esercizio della sua funzione istituzionale, né il direttore né alcun altro dipendente dell’Aif hanno svolto in maniera inadeguata la propria funzione o tenuto qualsiasi altra condotta impropria”.

Praticamente Brülhart ha chiuso le indagini prima della magistratura vaticana. Ha difeso il suo direttore e ora viene silurato. La trasparenza economica si perde nelle nebbie della Padania.

Ma è sempre un’operazione che non coinvolge Mastro Titta. Si passa o non lo si passa. Ma l’esito non sarà poi così ultimativo.

La partenza di Brülhart sembrò sorprendere il Vaticano. La dichiarazione di tre frasi rilasciata alla stampa non nominò un nuovo presidente per l’agenzia, ma assicurò che Papa Francesco avrebbe presto nominato “un individuo con un alto profilo professionale e competenza a livello internazionale”.

In una breve telefonata dopo l’annuncio, Brülhart ha dichiarato di aver deciso di dimettersi alla fine del suo mandato di cinque anni, che termina il 19 novembre.
L’agenzia di sorveglianza finanziaria è stata al centro di sviluppi molto insoliti nelle ultime settimane. I suoi uffici sono stati saccheggiati dalla polizia vaticana il 1 ° ottobre e il suo direttore, l’immediato subordinato di Brülhart, è stato sospeso dal servizio per sospetto di una possibile inadeguatezza finanziaria.

Brülhart aveva rilasciato una dichiarazione il 23 ottobre a difesa di quel subordinato, Tommaso Di Ruzza, e dicendo che il consiglio dell’organizzazione aveva riaffermato la loro “piena fiducia e fiducia” nel suo lavoro.

Dopo l’inaspettato raid del 1 ottobre, che ha coinvolto anche gli uffici del potente Segretariato di Stato del Vaticano, un giornale italiano ha riferito che a cinque funzionari, tra cui Di Ruzza,  era stato temporaneamente proibito  di rientrare nel territorio vaticano.

Il 14 ottobre, solo 12 giorni dopo la pubblicazione del rapporto italiano, il capo della polizia vaticana di lunga data, il comandante Domenico Giani, ha  rassegnato le dimissioni, esprimendo la contrizione secondo cui la perdita del suo ordine che vietava l’ingresso delle persone era “pregiudizievole per la dignità delle persone coinvolte “.

La dichiarazione del Vaticano del 18 novembre che annunciava la partenza di Brülhart affermava che Francesco avrebbe nominato un nuovo direttore dell’agenzia di sorveglianza dopo la visita del papa dal 19 al 26 novembre in Thailandia e Giappone.

In un’ulteriore dichiarazione circa un’ora dopo l’avviso della partenza di Brülhart, l’ufficio stampa del Vaticano ha dichiarato che la città-stato non ha ancora potuto annunciare il nome del nuovo presidente dell’agenzia a causa dei suoi “precedenti impegni istituzionali” e a causa di alcuni “interni procedure “non ancora completate dal Vaticano.

Mentre è noto che la polizia vaticana ha preso documenti e computer durante il raid del 1 ° ottobre, non è noto cosa stiano indagando in modo specifico.

Rapporti italiani hanno indicato che la questione ha a che fare con la vendita di una proprietà di proprietà del Vaticano a Londra. Un comunicato del 1 ° ottobre affermava solo che il raid era stato autorizzato dal procuratore capo del Vaticano, a seguito di un rapporto sull’auditor generale e i funzionari del Vaticano presso l’Istituto per le Opere di Religione, comunemente noto come banca vaticana.

L’agenzia di sorveglianza finanziaria è stata creata nel 2010 da Papa Benedetto XVI nella speranza di porre fine agli scandali finanziari vaticani e portare i rapporti finanziari della città-stato agli standard internazionali accettati.

Brülhart è entrato a far parte dell’agenzia nel 2012 prima di diventare presidente nel 2014.

La continua saga sui controlli finanziari del Vaticano arriva mentre la città-stato si sta preparando per una revisione in loco in primavera da parte del comitato Moneyval del Consiglio d’Europa, che valuta la conformità con gli standard internazionali contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.

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