Fra una conferenza stampa sui palinsesti della sua 7, relegata a pagina 13 del suo Corriere della Sera, senza un rigo di richiamo in prima, e chiacchiere al buffet con Carmelo Caruso finite invece sulla prima pagina del Foglio, l’editore Urbano Cairo ha concesso un po’ di licenze politiche. Alla segretaria del Pd Elly Schlein, per esempio, pur perdonandole una certa frequentazione del “sopravvalutato” Mario Draghi, battuto “5 a 0” da Sergio Mattarella al Quirinale, Cairo ha riconosciuto, per carattere e altro, il diritto di aspirare a Palazzo Chigi in caso di vittoria elettorale. Ha avuto modo, Cairo, di apprezzarne le qualità in due incontri avuti a Roma.
Alla premier Giorgia Meloni, esortata a tenersi davvero alla larga dal generale Roberto Vannacci pur valutato attorno al 10 per cento dei voti, Cairo ha riconosciuto invece, sempre in caso di vittoria elettorale e conseguente disponibilità parlamentari, il diritto di aspirare e arrivare anche al Quirinale. E non come donna ma come leader. Lo ha detto in questi giorni anche il giurista, ex ministro, professore emerito Sabino Cassese facendo saltare su una sedia in televisione l’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani.
Ma che sia d’accordo anche Cairo ha evidentemente il suo peso, di carattere un po’ risarcitorio considerando l’antimelonismo diffuso diciamo così, nelle trasmissioni televisive de la 7. Di cui l’editore preferisce però vedere l’aspetto positivo per la premier, che avrebbe tutto da guadagnare elettoralmente dagli insulti, strapazzate e simili dell’ormai impopolare presidente americano Donald Trump attenzionati da conduttori e ospiti de la 7, appunto.
Anche su un suo personale futuro politico, sulla scia del suo ex datore di lavoro Silvio Berlusconi, l’editore Cairo ha concesso qualcosa, Non tutto, ma qualcosa sì, che invece non ha visto o non vede in Pier Silvio Berlusconi, il maschio maggiore del compianto ex presidente del Consiglio. Non una parola invece sulla figlia primogenita Marina. E anche questo potrebbe avere il suo significato.



