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Ma i driver di Uber truffano i clienti quando le corse sono brevi?

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Un cliente affezionato di Uber denuncia di aver prenotato una corsa breve e che il pilota non si è mai presentato, costringendolo ad annullare la corsa e pagare la penale. Articolo di Giusy Caretto

Ancora guai, denunce edaccuse per Uber e i suoi driver. Brian Kelly, fondatore del sito The Points Guy, ha deciso di non salire su una macchina Uber. Dopo aver speso, in un solo anno, 33.812 dollari (130 dollari al giorno da inizio 2018) con la compagnia tecnologica, Kelly si è sentito truffato dalla società di passaggi low cost. Ecco la storia.

UN (EX) CLIENTE AFFEZIONATO

“Sono stato un fedele utente Uber per sette anni”, denuncia Brian Kelly, il guru dei viaggi. “Così fedele, in effetti, che ho speso 81.600 dollari dal mio account aziendale per Uber, negli ultimi tre anni. Nel solo 2018, ho speso oltre 33.812 dollari per Uber attraverso il mio conto aziendale.”

In pratica, nei primi nove mesi dell’anno ha speso una media di 130 dollari al giorno per viaggiare con Uber. Una spesa altissima, superiore ad un abbonamento mensile per la metropolitana. Eppure, Uber, non gli è stato riconoscente e ha perso il suo affezionatissimo cliente.

LA TRUFFA

Perchè? Semplice: tutto è accaduto durante il fine settimana scorso. Kelly ha richiesto un passaggio Uber a New York City e gli è stato assegnato un autista, che non è mai arrivato. Kelly, dopo diversi minuti di attesa, ha rinunciato, ha annullato il viaggio e gli è stata addebitata una penale di 10 dollari. Dopo le lamentele del guru dei viaggi, Uber ha rimborsato la tassa di cancellazione.

LE “COLPE” DI UBER

Brian Kelly sospettava che il pilota di Uber avesse rifiutato la corsa per il tragitto troppo breve, come successo anche ad altre persone. Così, in realtà, non è. I piloti possono visualizzare la destinazione solo dopo aver accettato la corsa e aver iniziato il viaggio. Ma è vero anche che loro incassano una tassa per la cancellazione della corsa e quando l’utente impiega più di 5 minuti per presentarsi nel luogo dell’incontro. Ai driver spetta dal 75% all’80% della tariffa di cancellazione (la percentuale va in base all’anzianità).

Ma perchè un conducente ha interesse a far annullare la corsa? Probabilmente se raccogliere la tassa di cancellazione sembrava un’opzione migliore del viaggio.

IL PROBLEMA DEGLI AEROPORTI

All’aeroporto, un autista che sta aspettando in fila da molto tempo potrebbe preferire una tassa di cancellazione che accettare una corsa breve ed economica. “Si verificano diversi casi come questi negli aeroporti, perché i piloti devono aspettare in fila anche un’ora per un giro”, ha detto Harry Campbell, autore della Rideshare Guide  a The Points Guy. “La cosa più tipica che vedrai con i conducenti negli aeroporti è che chiedono la tua destinazione. E la ragione per cui lo fanno è che non vogliono aspettare in fila per un’ora e poi fare un giro di 10 o 15 minuti, sperano in una bella corsa di un’ora”.

“Nessuno vuole rinunciare a un giro, ma a volte si è costretti a farlo”, ha detto un autista a MarketWatch, aggiungendo che i piloti preferiscono indurre gli utenti a cancellare la corsa per evitare di essere penalizzati per avere troppe cancellazioni.

ANCHE LYFT?

C’è chi denuncia difficoltà simili anche per Lyft. Un utente ha denunciato che più driver hanno accettato la richiesta della corsa, ma non si sono mai presentati, probabilmente perché la tariffa era inferiore a $ 5. Ed è stato costretto a cancellare il viaggio.

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