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Tutti i messaggi (veri e falsi) dell’America di Trump all’Irak. L’articolo di Punzi

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Iraq trump

Il giallo su una lettera non firmata del comando Usa a Baghdad in cui si comunica al ministero della Difesa iracheno un riposizionamento di truppe in vista dell’uscita dal Paese come richiesto dal Parlamento dell’Irak. Il commento di Federico Punzi, direttore editoriale di Atlantico quotidiano

Giallo nella serata di ieri a Washington su una lettera non firmata del comando Usa a Baghdad in cui si comunica al ministero della Difesa iracheno un riposizionamento di truppe in vista dell’uscita dal Paese come richiesto dal Parlamento.

Il segretario alla Difesa Usa Esper ha smentito: “Nessuna decisione di lasciare l’Iraq”. Il Joint Chiefs Chairman, generale Milley, ha spiegato che si è trattato di una “bozza” circolata “per errore”, aggiungendo “an honest mistake… it should not have been sent”.

Caos e divisioni all’interno dell’amministrazione Trump? Può darsi. Il punto però è cosa avranno pensato a Baghdad: un errore o un messaggio indirizzato proprio al governo iracheno?

In questo secondo caso, Trump potrebbe aver voluto far passare il messaggio che è pronto ad andarsene (e sanzionare l’Iraq) prima e a prescindere da una richiesta ufficiale firmata dal primo ministro iracheno Mahdi. Come a dire: se qualcuno a Baghdad o a Teheran crede di avere una leva negoziale dopo il voto del Parlamento iracheno, si sbaglia, bluff chiamato.

E in effetti, il testo della lettera è strano per una comunicazione militare che dovrebbe dare seguito a decisioni politiche. Si apre e si chiude con riferimenti al “dovuto rispetto della sovranità dell’Irak, come richiesto dal Parlamento…” e alla “vostra decisione sovrana”, che appaiono più consoni ad una interlocuzione come minimo a livello di ministri. Improbabile poi che una simile decisione non sia annunciata dal presidente Trump in persona, magari via Twitter.

Un messaggio, forse, anche alle componenti sunnite e curde del Paese. Un ritiro Usa, infatti, significherebbe il venir meno di qualsiasi argine al controllo militare dell’Irak da parte di Teheran e delle milizie sciite filo-iraniane già molto potenti. Uno scenario in cui si rafforzerebbero le spinte centrifughe, dal momento che difficilmente sunniti e curdi – i cui deputati non hanno partecipato l’altro giorno al voto sulla richiesta di uscita dal Paese delle forze occidentali della coalizione anti-Isis – se ne starebbero con le mani in mano.

(Articolo pubblicato su atlanticoquotidiano.it)

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