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Tutte le mosse marittime dell’Egitto tra Eritrea e Turchia

di

Egitto

L’articolo di Giuseppe Gagliano sulla proiezione di potenza marittima dell’Egitto in funzione di contenimento antiturco e antiraniano

In base a quanto pubblicato dal periodico lingua inglese The Arab weeky, potrebbe essere non molto remota la firma di un accordo per una partnership strategica tra Egitto e Eritrea per la presenza di forze militari nell’isola di Nora, sita nella penisola di Dakhla, sulla costa eritrea che verrebbe così ad aggiungersi a quella già presente a Sawa sempre in Eritrea.

Non a caso proprio a partire dal 2016 l’Egitto ha posto in essere una strategia marittima allo scopo di consolidare la sua proiezione di potenza marittima come dimostra l’accordo in fieri con Fincantieri.

Ebbene, sotto il profilo geostrategico – come sottolineato da V. K. Boulding nel 1989 nel suo testo fondamentale Conflict and Defense: A General Theory – la capacità di proiezione (la capacità cioè di uno Stato di dimostrare la sua potenza o di intervenire con forze militari significative lontano dal territorio nazionale per appoggiare la sua politica estera e per difendere i suoi interessi) è assolutamente decisiva all’interno di un conflitto nel quale le forze navali o terrestri svolgono un ruolo di grande rilevanza.

Proprio per questa ragione il mantenimento di infrastrutture navali o aerea consente ad un Paese – come nel caso dell’Egitto e della Turchia e a maggior ragione nel caso degli Usa – di avere una sorta di estensione della forza presente sul territorio nazionale riducendo in questo modo i fattori negativi che potrebbero presentarsi in assenza di ampie e capillari infrastrutture militari.

Sotto il profilo strettamente geopolitico il fatto che l’Eritrea si affacci sulla parte meridionale del Mar Rosso e che l’Egitto controlli il Canale di Suez contribuisce indubbiamente alla necessità di rafforzare la presenza marittima su questi snodi fondamentali del commercio internazionale sia in funzione di contenimento antiturco che antiraniano.

Non a caso proprio a gennaio del 2020 è stato firmato un accordo per la realizzazione del Consiglio degli Stati arabi e africani confinanti con il Mar Rosso e il Golfo di Aden allo scopo di salvaguardare i propri interessi nazionali.

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