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Tutte le convergenze anti Russia di Usa e Turchia in Libia

di

Erdogan

Che cosa succede in Libia tra Usa e Turchia? L’approfondimento di Giuseppe Gagliano

 

Partiamo come di consueto dai fatti di cronaca di politica estera. Il fatto che la Turchia abbia respinto la proposta egiziana in relazione alla questione libica non deve destare alcuna sorpresa.

Ancora meno sorprendente è il fatto poi che il ministro degli Esteri turco abbia sottolineato come tale proposta abbia come unico obiettivo quello di salvaguardare gli interessi del generale Haftar, interessi che si stanno dimostrando sempre più difficoltosi da tutelare a causa delle numerose sconfitte sul campo sotto il profilo militare.

D’altronde questa dichiarazione è la diretta conseguenza logica e politica di quanto aveva affermato il presidente turco in merito al fatto che l’obiettivo finale della strategia turca è non solo quello di impadronirsi della città costiera di Sirte ma anche della base aerea di Al-Jufra. Se tali obiettivi fossero conseguiti ciò consentirebbe al GNA di controllare la produzione petrolifera libica.

Tuttavia il dato rilevante sotto il profilo geopolitico consiste nel fatto che sia Erdogan sia Trump di comune accordo abbiano deciso di porre in essere un piano operativo anche nel settore della cooperazione e della intelligence per meglio affrontare gli sviluppi della questione libica.

La rilevanza di questo colloquio svoltosi l’8 giugno, in ultima analisi, consiste dunque nel fatto che gli Stati Uniti intendono appoggiare l’iniziativa turca in funzione antirussa dal momento che proprio Putin è stato — ed è allo stato attuale — il principale sostenitore, insieme agli Emirati Arabi Uniti, di Haftar.

D’altra parte il recente colloquio del 10 giugno, tra il ministro degli Esteri turco e il segretario generale della Nato relativo alla Libia unitamente a quello che si era svolto il 14 maggio tra il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, e Stoltenberg relativo al sostegno della Nato al governo di Tripoli, sembrano procedere in una univoca direzione. Non dimentichiamoci d’altra parte che la Turchia rimane nonostante tutto uno dei pilastri sul piano militare della Nato.

La Turchia porta avanti un progetto di proiezione di potenza nel Mediterraneo — e non solo — rispetto al quale l’Italia appare in tutta la sua inadeguatezza dimostrando ancora una volta di essere solo un’espressione geografica. Inadeguatezza che procede di pari passo con quella dell’Onu.

Per quanto poi riguarda l’operazione di controllo sull’embargo di armi posto in essere dalla operazione Irini la sua efficacia è tale che, come riportato da Agenzia Nova, “il 7 giugno scorso la nave cargo Cirkin, battente bandiera della Tanzania, è salpata dal porto turco di Haydarpasa, in direzione della Libia e in base ai dati del portale di tracciamento navale “Marine Traffic” si trova attualmente nel porto di Misurata. La nave cargo è stata individuata ieri durante la sua rotta dalla fregata greca Hs Spetsai, che prende parte all’operazione Irini per garantire il rispetto dell’embargo sulla vendita di armi in Libia. La Spetsai avrebbe inviato un segnale di avvertimento all’imbarcazione e ne avrebbe monitorato il percorso. Secondo il sito greco “Protothema”, la nave cargo è stata scortata nella sua rotta verso la Libia da tre fregate turche e trasporterebbe attrezzature militari (armi, munizioni e altri materiali) in Libia”.

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