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Ecco il piano di Trump sull’Iran. Il commento di Pelanda

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Il commento dell’analista Carlo Pelanda sulle mosse di Trump in Iran e non solo

Donald Trump segue le proteste in Iran. “Ai leader dell’Iran: non uccidete i manifestanti. Ne avete già uccisi o imprigionati migliaia e il mondo sta guardando. Cosa più importante, gli Usa stanno guardando. Ripristinate internet e lasciate che i reporter girino liberamente! Basta uccidere il vostro grande popolo iraniano!”, ha twittato il presidente americano mettendo nuovamente in guardia Teheran contro la repressione dei manifestanti dopo i 300 morti (secondo Amnesty International) di novembre nelle proteste per il caro benzina. Trump aveva già provato ad amplificare le voci di dissenso in Iran e aveva twittato ieri per la prima volta anche in farsi. “Sono stato con voi dall’inizio della mia presidenza e la mia amministrazione continuerà a stare con voi. Stiamo seguendo la vostra protesta da vicino e siamo ispirati dal vostro coraggio”, aveva scritto. Dopo aver inasprito le sanzioni all’Iran, il presidente cerca di cavalcare l’onda della protesta sfruttando l’incidente dell’aereo ucraino schiantatosi mercoledì scorso con 176 persone a bordo poco dopo il decollo da Teheran. Il regime ha perso così in un baleno il sostegno delle piazze che, dopo essersi ricompattate contro il nemico americano, si sono riempite di studenti indignati contro la leadership, colpevole ai loro occhi di aver cercato di tenere nascosta la verità per almeno tre giorni. Domenica a Teheran, sulla Azadi Square, si sono ripetuti gli scontri del giorno precedente, quando la polizia ha usato gas lacrimogeni e ha caricato per disperdere una folla che scandiva slogan contro la Guida suprema, Ali Khamenei, contro le Guardie della rivoluzione e contro la stessa Repubblica islamica. Oggi gli agenti avrebbero anche sparato, secondo alcuni video che circolano sui social. Unità anti sommossa con cannoni ad acqua e poliziotti, in parte anche in borghese, sono radunati in vari punti della città, tra cui le università, mentre membri dei Pasdaran pattugliano le strade. Manifestazioni si segnalano anche in altre città iraniane, come Mashhad, Rasht, Kashan, Sanandaj e Amol. (Redazione Start Magazine)

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L’America si è re-ingaggiata nel presidio del Medio Oriente e del Golfo, irrobustendolo con la richiesta di un rischieramento della Nato verso l’area. L’enfasi di Donald Trump sulla Nato è la novità più importante perché svela l’intenzione statunitense di avvalersi dell’alleanza con gli europei e di mantenere inclusa la Turchia in funzione anti-iraniana per il controllo dell’Iraq, dandole motivo per calmare la sua aggressività su altri fronti e per limitare l’influenza russa e cinese nella regione. In sintesi, nel Mediterraneo e suoi retroterra profondi è tornato un guardiano. Potranno gli attori di mercato scommettere su una futura stabilizzazione della regione?

Pur comunicando all’Iran che l’obiettivo non è quello di un cambio di regime, ma solo dei suoi comportamenti (cioè l’abbandono del programma nucleare, del tentativo di creare la Mezzaluna sciita, cioè il collegamento territoriale continuo tra Teheran e Libano-Hezbollah, nonché della pressione su Israele) in realtà Washington sta trasferendo il conflitto/instabilità da fuori l’Iran stesso al suo interno.

Se, infatti, il regime accetta le condizioni statunitensi in cambio della rimozione delle sanzioni economiche troverà l’opposizione delle potenti milizie la cui ragione di esistere è l’esportazione della rivoluzione khomeinista, variante apocalittica. E queste controllano l’economia e sono dotate di proprie forze armate. Ciò alza la probabilità o di guerra civile o di ribellione al diktat statunitense via confronti esterni. La prima è localmente destabilizzante, ma non globalmente. La seconda può essere pericolosa solo se Russia e Cina decidessero di usare un Iran eccitato come proxy contro l’America, fornendo mezzi militari adeguati che ora non ha. È improbabile, ma Trump potrà completare la compressione dell’Iran solo attivando una collaborazione/dissuasione con queste due potenze, cosa che per altro ha iniziato a comunicare. Ma sull’esito c’è incertezza.

(Estratto di un articolo publicato su MF – Milano Finanza, qui la versione integrale)

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