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Come Trump militarizza l’Indo-Pacifico in funzione anti-Cina

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Trump Siria

Il rafforzamento della presenza militare statunitense in Thailandia, Filippine e Papua Nuova Guinea, voluto da Trump, ha una precisa finalità: il contenimento della Nuova Via della Seta cinese. Il commento di Giuseppe Gagliano

Partiamo dai fatti.

Presso il prestigioso Brookings Institution, il 13 gennaio, il segretario dell’Esercito Ryan McCarthy ha reso noto che entro la fine dell’anno i soldati americani saranno presenti secondo una rotazione della durata di cinque mesi in Thailandia, Filippine e Papua Nuova Guinea.

Dal punto di vista strategico questa comunicazione è fondamentale perché conferma ancora una volta la centralità che la regione dell’Indo-Pacifico ha ormai  acquistato per gli Stati Uniti. Da un punto di vista strettamente geopolitico la regione dell’Indo-Pacifico nel contesto della strategia americana non include la sola Corea del Sud ma anche il confine indo-pakistano.

Il rafforzamento della presenza militare statunitense rientra ovviamente in una precisa finalità che è quella di contenimento della Nuova Via della Seta cinese; contenimento attuabile da un lato grazie al ruolo centrale giocato dalle infrastrutture militari e dall’altro lato dalla presenza continua e costante nel tempo delle truppe americane per contenere l’espansionismo cinese.

Potremmo in un certo senso parlare di contenimento a scopo dissuasivo. Per questa ragione non solo è fondamentale il consolidamento della tradizionale cooperazione nella regione dell’Indo-Pacifico in materia di sicurezza ma è altrettanto fondamentale servirsi dell’Indo-Pacifico come base per testare un nuovo concetto strategico e cioè le operazioni multi-dominio in base al quale gli Stati Uniti intendono contrastare un avversario su tutti i domini (aria, terra, spazio marittimo e spazio cibernetico).

In questo contesto la stretta collaborazione con il Giappone, la Thailandia e Singapore risulta essere fondamentale per testare l’efficacia di questo nuovo approccio strategico. Non a caso il nuovo concetto strategico è stato testato per la prima volta nel 2018 e poi nel 2019 con l’esercitazione Orient Shield nel Mar Cinese Orientale.

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