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Cts snobbato da Draghi, Copasir aumm aumm, Banca Ifis da mungere, piedi francesi in Tod’s

Arnese

Copasir, M5S, Pnrr, Cts, Astrazeneca, Ponte Morandi, Copasir e molto altro. Fatti, nomi, numeri, curiosità e polemiche. I tweet di Michele Arnese, direttore di Start

 

IL SUCCO DEL PNRR

 

CIAO CIAO CTS

 

BRUXELLES PICCHIA SU ASTRAZENECA

 

COSA E’ SUCCESSO FRA SALVINI E GIORGETTI?

 

SOLDI A 5 STELLE

 

TOD’S ALLA FRANCESE

 

GIUDICI E GIURISTI

 

PONTE STAI SERENO

 

IL ROSSO SVIZZERO

 

LA MUCCA IFIS DA SPREMERE

 

ZITTI E MOSCA SUL COPASIR?

Perché sul Copasir i costituzionalisti sballottano Fico e Casellati. L’articolo di Start

QUISQUILIE & PINZILLACCHERE

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DI START MAGAZINE SUL COPASIR:

Imbarazzo ai vertici del Parlamento per l’appello di costituzionalisti e giuristi ai presidenti di Camera e Senato sul vertice del Copasir – il Comitato per la sicurezza della Repubblica, ovvero il comitato parlamentare di controllo dei Servizi segreti – che spetta all’opposizione, dunque a Fratelli d’Italia.

IL TESTO DELL’APPELLO DI COSTITUZIONALISTI E GIURISTI SUL COPASIR

“La legge, i regolamenti e la prassi parlamentare richiedono che alla presidenza del Copasir sieda un rappresentante dell’opposizione, mentre dopo due mesi dall’insediamento del nuovo Esecutivo l’organo di controllo e garanzia dei Servizi di informazione e sicurezza continua ad essere presieduto da un esponente della maggioranza parlamentare”. E’ quanto sottolineano 40 tra costituzionalisti, giuristi, docenti di diritto e scienza della politica, in una lettera-appello ai presidenti del Senato e della Camera, Elisabetta Casellati e Roberto Fico, che invece finora si sono di fatto lavati le mani sulla questione rimandando la palla ai gruppi parlamentari: “Fico e Casellati lasciano il Copasir alla Lega”, ha criticato per questo nei giorni scorsi il quotidiano comunista Manifesto.

I FIRMATARI DELL’APPELLO A FICO E CASELLATI SUL COPASIR

Tra i firmatari del documento, sul quale si stanno raccogliendo altre adesioni, figurano il presidente emerito della Corte costituzionale, Valerio Onida, l’ex presidente della Corte costituzionale, Antonio Baldassarre; i docenti di diritto costituzionale Alfonso Celotto, Tommaso Frosini, Fulco Lanchester e Alessandro Morelli; i politologi Piero Ignazi, Alessandro Campi e Gianfranco Pasquino (che, come Ignazi, ad esempio, è di impostazione progressista). Ai vertici di Palazzo Madama e di Montecitorio, gli autori del documento chiedono di assumere “tutte quelle iniziative necessarie, che, anche sulla scorta di analoghi precedenti, possano ripristinare le condizioni di legalità costituzionale nel superiore interesse del buon andamento dell’attività parlamentare”. E a proposito di precedenti, ricordando la permanenza di Massimo D’Alema alla guida del Copasir dopo la nascita del Govenro Monti, sottolineano che si tratta della “tipica eccezione che conferma la regola”.

LA POSIZIONE DEI VERTICI DI CAMERA E SENATO

Ma che cosa avevano detto Fico e Casellati? Sul Copasir la palla passa ai partiti, in sostanza. Decidano loro che fare della presidenza, oggi appannaggio della Lega con Raffaele Volpi. “Dopo un mese di battaglia politico-parlamentare condotta da Fratelli d’Italia per ottenere la carica che per legge spetterebbe all’opposizione, i presidenti di Senato e Camera, Casellati e Fico, intervengono con una lettera per dirimere la controversia. In realtà lo fanno solo in parte”, ha scritto nei giorni scorsi Repubblica.

CHE COSA DICONO FICO E CASELLATI A VOLPI

Nel testo, inviato allo stesso presidente del Copasir Volpi, oltre a spiegare di non poter intervenire con alcun atto d’autorità, ad esempio con lo scioglimento d’imperio del Comitato, citano il “precedente D’Alema” del 2011 sotto il governo Monti: l’allora esponente del Pd, presidente Copasir, era stato eletto in quota opposizione ma con la nascita dell’esecutivo tecnico era entrato di fatto in maggioranza, restando comunque al suo posto. Il problema, scrivono la seconda e terza carica dello Stato, è la composizione dell’organo bicamerale. “Una eventuale revisione della composizione del Comitato – si legge – finalizzata a garantire la pariteticità tra maggioranza e opposizioni, determinerebbe una palese sovra-rappresentazione dei gruppi Fratelli d’Italia”. Insomma, cinque dei dieci parlamentari dovrebbero appartenere al partito di Giorgia Meloni. Non sarebbe rispettato il principio di equilibrio tra le forze politiche: Fdi, fanno notare, rappresenta il 6 per cento dell’attuale composizione dei due rami del Parlamento. Risultato, chiosa Repubblica: il precedente del 2011 fa scuola, non si cambia l’attuale Copasir. Se i partiti non si assumono la responsabilità di eleggere un nuovo presidente, Volpi non può essere sostituito d’imperio. “L’obiettivo di corrispondere all’esigenza sottesa alla richiesta formulata dai gruppi Fratelli d’Italia potrà dunque essere realizzato esclusivamente attraverso accordi generali tra le forze politiche di maggioranza e di opposizione, la cui percorribilità ci riserviamo di verificare nelle sedi opportune”, concludono i due presidenti di Camera e Senato.

Che oggi hanno tirato – si mormora in ambienti parlamentari – un sospiro di sollievo: nessun grande quotidiano ha dato spazio alla notizia del manifesto-appello firmato anche da giuristi e politologi di sinistra.

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