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Tabacco, che cosa si è detto al terzo Forum Internazionale per la riduzione del danno

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sigarette

Sul fumo occorre cambiare paradigma e mettere il fumatore al centro. Non legandosi al semplice slogan ‘o smetti o muori’ che negli ultimi anni è stato molto utilizzato senza raggiungere grandi risultati, ma seguendo nuovi approcci basati su alternative potenzialmente più sicure delle sigarette per i fumatori che per varie ragioni non riescono a smettere.

Gli esperti ne sono sempre più convinti, e da tempo stanno cercando nuovi approcci che non abbandonino la categoria dei fumatori che non riesce a smettere, anche grazie alla tecnologia, che in questo settore sta compiendo passi da gigante grazie allo sviluppo di prodotti senza combustione che iniziano ad ottenere il titolo di prodotti ‘a rischio modificato’ (Mrpt).

E’ successo – ad esempio, negli Stati Uniti dove da anni esiste un durissimo processo di validazione scientifica – reso obbligatorio lo scorso settembre dalla Food and Drug Administration l’ente regolatorio di salute americano – che ha recentemente dato il via libera allo ‘snus’ per uso orale di Swedish Match e a IQOS di Philp Morris: il primo per la riduzione del rischio rispetto alla sigaretta, il secondo per la riduzione all’esposizione a sostanze dannose e potenzialmente dannose. Due diversi approcci – uno tabacco masticabile, l’altro tabacco riscaldato elettronicamente – ma entrambi a “ridotta esposizione” di sostanze dannose rispetto alle sigarette.

Questi temi sono stati oggetto, tra l’altro, di due importanti e recenti kermesse del settore: ‘The Scientific Summit on Tobacco Harm Reduction’, promosso dall’Università di Tessalonica e dall’Università di Patrasso in Grecia e dalla neonata fondazione Scohr (International Association of international expert smoking control & harm eduction) che include medici, scienziati, esperti delle politiche del settore, accademici e professionisti; e la 13esima edizione, la prima digitale, del Global Tobacco & Nicotine Forum dal titolo “Sustainable Change through Innovation and Regulation” dedicato agli stakeholder di settore.

Proprio la Grecia ha recentemente approvato una nuova legge che differenzia ulteriormente i prodotti senza combustione da quelli convenzionali, costruendo una regolamentazione ad hoc basata su 4 pilasti: la prevenzione; la protezione della popolazione dal fumo passivo; l’assistenza a chi vuole smettere in centri specializzati e la valutazione di nuovi dispositivi con l’ottica del principio di riduzione del danno. La legge – promossa proprio dal Ministero della Salute greco – punta anche ad una nuova modalità di informazione della riduzione del rischio. Consentirà infatti la comunicazione ai fumatori adulti di affermazioni scientificamente comprovate chiarendo sia che si tratti di prodotti a rischio ridotto, o a ridotto danno o a ridotta esposizione e tossicità, prevedendo allo stesso tempo stringenti disposizioni sulla sorveglianza post commercializzazione.

Secondo gli esperti, infatti, le strategie per il controllo del fumo dovrebbero includere maggiormente il concetto di riduzione del danno, che comprende l’utilizzo di tutto lo spettro di prodotti, dal tabacco da mastico alle e-cig fino ai dispositivi che scaldano il tabacco senza bruciarlo. I dati sembrano dare ragione a questa strategia: proprio il diffondersi dello snus nei Paesi nord europei ha fatto registrare, ad esempio in Svezia, i tassi più bassi di malattie fumo correlate (come cancro ai polmoni e orale) e tassi di fumatori di circa il 5% rispetto al totale della popolazione. L’ingresso dello ‘snus’ in Norvegia ha ridotto il consumo di sigarette nella fascia d’età tra 16 e 30 anni e ha prodotto un netto guadagno per la salute pubblica. In alcuni Paesi, come nel Regno Unito, addirittura, dove le e-cig sono entrate nei programmi del Governo per far smettere di fumare, ci sono negozi specializzati per questi dispositivi negli ospedali, e il numero dei fumatori è calato drasticamente dalla loro introduzione.

Per quanto riguarda l’Italia i dati recentemente pubblicati dall’Agenzia delle Dogane sembrano confermare la tendenza, anche per il nostro paese, ad abbandonare le sigarette per passare a prodotti senza combustione. Nel corso degli ultimi 4 anni, la domanda complessiva di tabacchi si è ridotta di circa 2,4 milioni di kg (-3,05 per cento rispetto al dato del 2016) principalmente a causa della riduzione del consumo di sigarette (-10,28 per cento, in volume, dal 2016). Parte di tale perdita è dovuta anche ad un effetto sostituzione dei tabacchi da inalazione senza combustione, dei sigaretti e del tabacco trinciato.

D’altronde, come ha evidenziato Giuseppe Biondi Zoccai, docente di Cardiologia del Dipartimento di Scienze e biotecnologie medico-chirurgiche dell’Università Sapienza di Roma, nelle conclusioni del suo intervento all’evento promosso degli atenei greci, il fumo rappresenta ancora il più importante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari e per il cancro e i prodotti senza combustione come sigarette elettroniche e tabacco riscaldato possono migliorare i tassi di cessazione e aiutare nel percorso di distacco dalle sigarette tradizionali.

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