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Perché la revisione della Direttiva Ue sul tabacco agita e non poco i produttori

Che cosa emerge dalla risposta di Tobacco Europe - che rappresenta tre dei maggiori produttori di tabacco e nicotina nella Ue (Imperial Brands, British American Tobacco e JT International) alla pubblicazione del Report della Commissione Europea sul tagliando alla legge comunitaria che disciplina la materia

Tobacco Europe, che rappresenta tre dei maggiori produttori di tabacco e nicotina nell’Ue (Imperial Brands, British American Tobacco e JT International), critica la valutazione della Commissione europea nell’ambito della revisione della Tobacco Products Directive, ovvero la direttiva europea che ha definito negli ultimi anni il quadro normativo su aspetti fondamentali come packaging, ingredienti, tracciabilità e pubblicità.

DUBBI CONDIVISI ANCHE DAL COMITATO PER IL CONTROLLO NORMATIVO

 Il 1° aprile, la Commissione Europea ha pubblicato il report di valutazione della direttiva, primo passo verso la futura proposta di revisione (TPD III): questo documento nelle intenzioni dell’esecutivo comunitario avrebbe dovuto fornire una base solida, fondata su evidenze aggiornate, per orientare le scelte regolatorie future, ma secondo l’associazione Tobacco Europe non soddisfa gli standard di una migliore regolamentazione e rischia anzi di produrre un quadro normativo dannoso per la salute pubblica, la competitività dell’Ue e la sicurezza pubblica.

Peraltro, viene fatto notare che anche l’organismo di vigilanza della Commissione Europea, il Regulatory Scrutiny Board (Comitato per il controllo normativo), ha espresso un parere critico sul rapporto: un segnale che non soddisfa gli standard essenziali della “Better Regulation”. 

L’EUROPA HA DAVANTI OPPORTUNITÀ STORICA”

L’Europa ha davanti a sé l’opportunità storica di guidare una transizione concreta nella riduzione del fumo. Per raggiungere questo obiettivo, bisogna lasciarsi alle spalle le battaglie ideologiche”, ha commentato Enrico Ziino, Head of Corporate & Legal Affairs per Sud Est Europa di Imperial Brands, tra i produttori aderenti a Tobacco Europe.

Servono regole proporzionate, che tengano conto degli impatti economici e sociali, che evitino di alimentare la crescita del mercato illecito, con prevedibili conseguenze dannose su criminalità, sicurezza dei prodotti e ricadute negative anche sul piano sanitario. Per raggiungere davvero gli obiettivi di riduzione del fumo che l’Europa si è fissata, serve quindi meno ideologia e più solidità scientifica”, ha spiegato Ziino.

IL TEMA DELLA RIDUZIONE DEL DANNO

Uno dei punti più sensibili riguarda la gestione delle evidenze scientifiche, in particolare sul tema della riduzione del danno. Le principali criticità evidenziate dall’associazione di settore sono l’assenza di una valutazione comparativa sistematica dei rischi tra prodotti, in grado di distinguere chiaramente i prodotti combustibili dai prodotti non combustibili a base di nicotina, nonostante diverse richieste in tal senso avanzate dagli Stati Membri, inclusa l’Italia; e il limitato coinvolgimento della più ampia comunità scientifica internazionale, con una partecipazione non pienamente rappresentativa del dibattito accademico in corso sui temi di harm reduction e tobacco control, malgrado un numero significativo di scienziati abbia partecipato alle Consultazioni che hanno preceduto il report di valutazione.

Inoltre, viene lamentato, si evincerebbe il prevalente utilizzo di un numero ristretto di fonti e framework analitici di riferimento, con un peso significativo attribuito ad alcuni comitati scientifici e contractor della Commissione senza un’integrazione completa della letteratura scientifica più ampia disponibile sul tema.

L’analisi secondo l’associazione riprende affermazioni oggetto di ampia discussione nella comunità scientifica. Il rapporto considera lo svapo una porta d’accesso al fumo, nonostante – la replica dei produttori di tabacco – le prove crescenti che un numero record di fumatori adulti abbia ridotto significativamente il consumo di sigarette tradizionali grazie ai prodotti senza combustione a potenziale rischio ridotto.

In ultima istanza viene fatto notare che in un contesto caratterizzato da una crescente diversificazione dei prodotti, la mancanza di un’analisi comparativa rappresenta un limite significativo per la costruzione di politiche efficaci.

PIÙ SPAZIO ALLE OPINIONI RISPETTO ALLE EVIDENZE

Le lacune insomma sarebbero numerose e testimonierebbero – secondo Tobacco Europe – il fatto per esempio che la consultazione degli stakeholder abbia dato maggiore spazio alle opinioni rispetto alle evidenze, mostrando una ricettività limitata verso le istanze dei consumatori adulti di nicotina, delle comunità rurali, delle Piccole e Medie Imprese, delle organizzazioni imprenditoriali e dei membri del Parlamento europeo.

LA FILIERA IGNORATA

Inoltre, da Tobacco Europe si sottolinea anche che il report non include uno SME test strutturato per valutare l’impatto della normativa un’analisi degli impatti territoriali e una valutazione aggiornata sugli effetti occupazionali nonostante la filiera europea del tabacco occupi non meno di 1,5 milioni di persone, si sviluppi lungo 187mila piccoli rivenditori e garantisca peraltro all’erario oltre 100 miliardi di euro di entrate fiscali annue.

Oggi, 26mila produttori europei coltivano 66mila ettari di tabacco, occupando 80mila posti di lavoro a tempo pieno e tra 350mila e 390mila lavoratori stagionali. L’Italia rappresenta il 27% della produzione di tabacco dell’UE, seguita a distanza da Spagna (14%), Grecia (13%) e Polonia (12%).

L’Europa è inoltre sostenuta da oltre 130mila tabaccai. Solo in Italia, i tabaccai sono circa 55mila. Si tratta di piccole imprese a conduzione familiare che, soprattutto nelle comunità rurali, svolgono anche una funzione cruciale di presidio di servizi locali, in particolare laddove uffici postali e banche sono via via scomparsi.

I RISCHI PER GLI STEP SUCCESSIVI

Guardando alla fase successiva, il rischio principale è che la futura TPD III si sviluppi su basi non pienamente bilanciate con conseguenze importanti in termini di rallentamento dell’innovazione, perdita di competitività e crescita del mercato illecito, nonché impatti più ampi sul sistema sanitario. Per questo i produttori, direttamente coinvolti dagli effetti della normativa, chiedono alla Ue di integrare evidenze scientifiche solide, sviluppare analisi comparative tra prodotti, considerare impatti economici, sociali e garantire proporzionalità nelle misure.

“Il rapporto non riconosce i progressi concreti compiuti nella riduzione dei tassi di fumo in Svezia, Repubblica Ceca e Grecia, né l’ampio e crescente corpus di studi scientifici indipendenti che dimostrano come i prodotti a base di nicotina senza fumo riducano i danni e offrano alternative ai consumatori adulti, trascurando al contempo il contributo delle PMI e dell’intera filiera produttiva all’economia dell’Ue”, ha dichiarato Nathalie Darge, Segretario Generale di Tobacco Europe.

IL TEMA DELL’ILLECITO E IL BOOMERANG DELLE TASSE ELEVATE

Si è anche fatto accenno al tema economico di una filiera che garantisce all’erario oltre 100 miliardi di euro di entrate fiscali ogni anno. La questione economica è direttamente connessa alle preoccupazioni relative allo smercio illegale che, oltre a incidere sul tema della salute e delle tutele dei consumatori, hanno anche un notevole peso economico: secondo gli ultimi dati il fenomeno criminale, già analizzato qua, è costato ai 27 Paesi membri 14,9 miliardi di euro in mancate entrate, oltre alle mancate entrate fiscali derivanti da sigarette elettroniche e altri prodotti senza fumo.

In questo caso l’associazione ritiene che siano state trascurate, come evidenziato dai commenti del Comitato di controllo normativo della Commissione nella relazione, le significative difficoltà di applicazione della legge che le autorità doganali, di frontiera, di polizia e sanitarie degli Stati membri si trovano quotidianamente a dover affrontare. 

Insomma, non solo i divieti e le pesanti restrizioni sui prodotti senza fumo non hanno eliminato la domanda ma hanno spinto i consumatori adulti verso mercati illegali che non prevedono controlli sull’età, standard di sicurezza o imposte. Nei Paesi Bassi, per esempio, lo svapo tra i minorenni è aumentato del 15% tra il 2023 e il 2025 dopo il divieto sui liquidi aromatizzati. L’Istituto Fraunhofer stima che circa il 50% del mercato dello svapo nell’UE sia ora illegale o non conforme.

“Esiste un legame diretto tra regolamentazione e tassazione estrema e le dimensioni dei mercati illegali”, ha affermato Darge. “Laddove gli Stati membri hanno imposto tasse molto elevate, come in Belgio e nei Paesi Bassi, il governo ha perso il controllo a favore di bande criminali e rivenditori irresponsabili, che non si curano delle tutele per i consumatori o dei controlli sull’età, e traggono profitto a spese dei contribuenti”.

Con il paradosso sottolineato da Euromonitor International che nei Paesi dell’Unione europea mentre il consumo complessivo di sigarette continuava a diminuire tra il 2015 e il 2024, i volumi di prodotti contraffatti aumentavano costantemente e in modo significativo, passando da circa 4,1 miliardi di unità a 13,4 miliardi nel 2024. Le sigarette contraffatte rappresentano oggi circa un terzo del mercato illecito di sigarette nell’Ue.

IN ITALIA SCATTANO I NUOVI AUMENTI

Tutto ciò peraltro mentre nel nostro Paese la Legge di bilancio 2026 ha aperto la strada a un aumento progressivo delle accise che coprirà un arco temporale che va dal 2026 al 2028, prevedendo un importo minimo fisso su sigarette, sigaretti e tabacco trinciato e rideterminando i coefficienti per il calcolo dell’accisa sui prodotti a tabacco riscaldato.

Gli aumenti genereranno un maggior gettito di 1,47 miliardi di euro nel triennio: 213 milioni di euro per l’anno 2026, 465,8 milioni per l’anno 2027 e 796,9 milioni per l’anno 2028. Secondo i calcoli di Assoutenti, l’accisa sui tabacchi lavorati passa da 29,50 euro per 1.000 sigarette del 2025 ai 32 euro del 2026, per poi salire a 35,50 euro nel 2027 e 38,50 euro nel 2028. L’importo minimo dell’accisa sui sigaretti sale da 37 a 47 euro il chilogrammo convenzionale per l’anno 2026, a 49 euro per l’anno 2027 e, a decorrere dall’anno 2028, a 51 euro il chilogrammo convenzionale. L’importo minimo dell’accisa sul trinciato (tabacco trinciato a taglio fino da usarsi per arrotolare le sigarette) sale da 148,50 euro il chilogrammo convenzionale a 161,50 euro per l’anno 2026, a 165,50 euro per l’anno 2027 e a 169,50 euro il chilogrammo a decorrere dall’anno 2028.

Colpite, nonostante siano considerate dagli esperti una importante exit strategy nella dipendenza, anche le sigarette elettroniche: il coefficiente per i prodotti da inalazione senza combustione costituiti da sostanze liquide contenenti nicotina è stabilito pari al 18% per l’anno 2026; 20% per l’anno 2027; 22%, a decorrere dall’anno 2028. Invece, per i prodotti da inalazione senza combustione costituiti da sostanze liquide senza nicotina è previsto un 13% per l’anno 2026; 15% per l’anno 2027; 17% per l’anno 2028.

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