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Come gli Stati Uniti passano all’offensiva contro Cina e Russia

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Gli ultimi fatti di cronaca mostrano come gli Stati Uniti si stiano muovendo per contenere Russia e Cina

In che cosa si concretizza la postura offensiva dell’amministrazione americana in funzione sia antirussa che anticinese?

Se prendiamo in attenta considerazione gli avvenimenti più recenti ci renderemo agevolmente conto di come il modus operandi dell’amministrazione americana sia diventato sempre più proattivo.

LE ESERCITAZIONI NATO

Incominciamo dalle esercitazioni militari Nato denominate Sea Breeze poste in essere annualmente dagli Stati Uniti e dall’Ucraina con la partecipazione dei più influenti membri della Nato in funzione antirussa. Non dobbiamo infatti dimenticare che il Mar Nero viene considerato dalla Russia fin dai tempi di Caterina di Russia uno snodo strategico fondamentale e di conseguenza queste esercitazioni non vengono viste dalla Russia come volte a consolidare la stabilità regionale ma al contrario a destabilizzarla tanto quanto l’allargamento dell’Alleanza Atlantica ai paesi dell’est.

LA QUESTIONE DANIMARCA

Passiamo adesso alla questione danese. Il segretario di Stato Pompeo visitando la Danimarca è nuovamente ritornato su un argomento molto delicato e cioè la possibilità di acquistare la Groenlandia, necessità questa volta a consolidare la presenza americana nell’Artico ma soprattutto per limitare e contenere la presenza cinese e quella russa.

Significativo, a tale proposito, che l’ambasciatrice statunitense in Danimarca Carla Sands abbia incontrato funzionari delle isole Faroe per discutere sull’apertura di un consolato e sulla possibilità di usare i porti locali per le operazioni navali americane nell’Artico. È evidente la chiara volontà di rafforzare la proiezione di potenza della marina militare americana in funzione antirussa.

LA CHIUSURA DEL CONSOLATO DI HOUSTON

In terzo luogo la chiusura del consolato cinese di Houston rappresenta un altro piccolo tassello in quella più ampia guerra di natura economica, politica e diplomatica che l’amministrazione di Trump sta attuando nei confronti della Cina.

Come ampiamente noto gli Stati Uniti hanno ordinato la chiusura del consolato della Repubblica Popolare a Houston in Texas in 72 ore poiché il consolato sarebbe sospettato di porre in essere una ampia operazione di spionaggio come dimostrato d’altronde dal fatto che durante la notte all’interno dell’edificio di Houston il personale cinese è stato visto dare alle fiamme del materiale, probabilmente faldoni di documenti. Nello specifico il senatore repubblicano Marco Rubio, che coordina la Commissione per l’Intelligence del Senato, ha definito il consolato di Houston come il principale centro dello spionaggio cinese.

A rendere ancora più complesso il rapporto ormai sempre più teso tra Cina e Stati Uniti due indagini dell’FBI hanno rivelato da un lato che la ricercatrice Tang Juan avrebbe lavorato come spia per il Dipartimento sanitario della Aviazione cinese e dall’altro lato che Song Chen, 38 anni ricercatrice all’ateneo di Stanford avrebbe lavorato per l’Esercito cinese.

IL MAR CINESE MERIDIONALE

In quarto luogo, ed in ultima analisi, anche la questione del Mar cinese meridionale, sulla quale ci siamo soffermati più volte, è tornata all’onore della cronaca.

Mike Pompeo ha non solo ribadito la necessità da parte degli Stati Uniti di schierarsi a fianco dei suoi alleati nel Mar cinese meridionale ma soprattutto ha rilevato la totale illegittimità delle rivendicazioni cinesi. Inoltre il segretario di Stato ha sottolineato come la RPC stia ormai da troppo tempo ponendo in essere intimidazioni ai danni dei paesi che si affacciano sul Mar cinese meridionale.

Nello specifico Pompeo , ha accusato la Cina che non è giuridicamente fondata la rivendicazione del Dragone sulla Zona Economica Esclusiva (ZEE) attorno alle isole Scarborough e Spratly che vede coinvolte direttamente le Filippine.

In secondo luogo, gli Usa considerano illegittima qualsiasi pretesa marittima della Cina nelle acque circostanti la Vanguard Bank (al largo del Vietnam), Luconia Shoals (al largo della Malesia), e nella ZEE del Brunei e Natuna Besar (al largo dell’Indonesia).

Infine, altrettanto illegittima sul piano del diritto internazionale da parte della Cina , viene considerata dagli Usa ogni richiesta relativa al gruppo di isole note come James Shoal che si trovano a 50 miglia nautiche dalle coste malesi e a 1000 da quelle cinesi.

LA MILITARIZZAZIONE CINESE

Come sappiamo, dal punto di vista geografico il Mar Cinese Meridionale è collocato fra il Vietnam, la Malaysia, l’Indonesia, il Brunei, le Filippine, Taiwan e naturalmente la Cina. Oltre ad essere ricco di risorse energetiche e ittiche il Mar Cinese Meridionale costituisce uno snodo geoeconomico fondamentale per il commercio marittimo.

Ebbene, non a caso la Cina ha posto in essere una progressiva militarizzazione per esempio attraverso la costruzione della infrastruttura militare navale a Yulin presso l’isola meridionale di Hainan che si estende per circa 25 chilometri quadrati a est dove staziona la portaerei Shandong,militarizzazione volta a consolidare la proiezione di potenza marittima in funzione anti- americana.

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