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Come e perché si sparla in Canada della democrazia Usa

Variante Delta Ripresa

Un accademico canadese ha scritto che gli Stati Uniti potrebbero trasformarsi in una dittatura di estrema destra entro il 2030. Ecco perché

 

Sul quotidiano canadese The Globe and Mail Thomas Homer-Dixon, che è professore alla Royal Roads University, ha scritto un lungo articolo per dire che la democrazia americana potrebbe collassare entro il 2025 e che, nel giro di altri cinque anni, il paese potrebbe trasformarsi in una dittatura di estrema destra. Il Canada, avverte, dovrebbe prepararsi.

Sono frasi significative, innanzitutto per l’autorevolezza di chi le ha elaborate e del giornale che le ha diffuse. Ma anche perché, per il Canada, gli Stati Uniti sono sia i principali partner commerciali che i garanti della sua sicurezza. Che Ottawa debba preoccuparsi di una minaccia proveniente dal loro unico vicino – non un vicino qualsiasi, peraltro: la prima superpotenza politica, economica e militare – è insomma un fatto rilevante.

LA CRISI DEL SISTEMA AMERICANO?

Homer-Dixon – executive director of the Cascade Institute alla Royal Roads University – è uno studioso di conflitti: guerre, scontri sociali, rivoluzioni, violenze etniche, genocidi. E pensa che il contesto politico e sociale negli Stati Uniti sia carico di “segnali di allarme”. Si riferisce alla crescente polarizzazione che, specialmente negli anni della presidenza di Donald Trump – benché si tratti di un problema preesistente -, sta facendo aumentare la distanza percepita tra quelle parti di popolazione che hanno idee diverse. E che, di conseguenza, sta rendendo sempre più difficile la comunicazione, la comprensione del punto di vista e l’accettazione reciproca. Questa radicalizzazione della società si è riflessa nei due principali partiti, democratico e repubblicano, andando a “inceppare” quel sistema politico basato sul compromesso che ha reso possibile il primato americano.

L’ASSALTO AL CONGRESSO

I timori di una crescente “disfunzionalità” della democrazia statunitense si sono fatti più forti dopo l’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, organizzato dai sostenitori del presidente uscente Trump per contestare il risultato delle elezioni, vinte da Joe Biden. La democrazia si fonda sul trasferimento pacifico del potere, un presupposto che in quell’occasione venne però messo in discussione. E non soltanto da un gruppo di estremisti ma – fatto ben più rilevante – addirittura dall’allora capo dello stato, che contribuì a diffondere l’idea che il voto fosse stato manipolato e che il vero vincitore fosse lui.

LE CAUSE DELLA RADICALIZZAZIONE

Secondo Homer-Dixon, ex consigliere di Al Gore, sono innanzitutto tre le cause sociali della crisi della democrazia statunitense. La prima è di tipo economico: la stagnazione dei redditi della classe media, la sensazione di insicurezza economica e la crescita della disuguaglianza (figlia, a sua volta, della perdita di importanza del settore manifatturiero e della crescente rilevanza di quello tecnologico). La seconda è di tipo demografico: l’immigrazione e i matrimoni misti (la diversità, in sostanza) hanno creato nei bianchi la sensazione che la loro etnia e la loro cultura stiano venendo cancellate e sostituite. La terza, infine, riguarda le élite, che Homer-Dixon accusa di non essere disposte a pagare le tasse, a investire nei servizi pubblici e a stimolare la mobilità verticale.

LE CONSEGUENZE

Il professore scrive che “i divari economici, etnici e sociali dell’America hanno contribuito alla polarizzazione ideologica tra destra e sinistra, e il peggioramento della polarizzazione ha paralizzato il governo mentre rendeva più gravi i divari. Destra e sinistra sono lontane l’una dall’altra e si disprezzano sempre di più. Entrambe credono che la posta in gioco sia esistenziale: che l’altro voglia distruggere il paese che amano. Il centro moderato sta rapidamente scomparendo”.

Secondo Homer-Dixon, la combinazione di “polarizzazione tossica” e facilità di accesso alle armi da fuoco potrebbe portare allo scoppio di una guerra civile. Il pericolo, scrive, è rappresentato dalle frange più estremiste del Partito repubblicano che si raccolgono attorno alla figura di Trump. Il professore pensa che i Repubblicani possano vincere le elezioni di metà mandato di quest’anno, ottenendo il controllo delle due camere del Congresso: in questo modo i democratici di Biden non riusciranno a far avanzare la loro agenda politica e Trump vedrà aumentare le sue possibilità di vittoria alle elezioni presidenziali del 2024. “E una volta in carica”, scrive Homer-Dixon, “avrà solo due obiettivi: apologia e vendetta”. Se dovesse avere dalla sua parte l’apparato militare (ma l’istituzione è molto legata alla difesa della Costituzione), o dovesse riuscire a riempirlo di suoi fedeli, potrebbe infine attuare una svolta autoritaria.

L’AMERICA COME WEIMAR?

Homer-Dixon sostiene che dopo le elezioni del 2024 gli Stati Uniti potrebbero anche finire con l’assomigliare alla Repubblica di Weimar, il nome generalmente utilizzato per indicare il sistema democratico in Germania che, per una serie di debolezze interne (tensioni, crisi economica, il trauma della sconfitta nella Prima guerra mondiale), finì col favorire l’ascesa al potere di Adolf Hitler e del Partito nazista.

Homer-Dixon scrive che l’America di oggi somiglia alla Germania di Weimar per la presenza di un leader capace di unire attorno a sé gli estremisti di destra (Trump); per la diffusione di ricostruzioni false circa l’esistenza di nemici interni traditori della patria (The Big Lie, l’idea che le elezioni del 2020 siano state truccate); per il fatto che i moderati di entrambi gli schieramenti politici non riconoscano il pericolo degli estremisti e non collaborino.

LE CONSEGUENZE PER IL CANADA

Se Trump dovesse vincere le elezioni del 2024 e instaurare un regime autoritario, il Canada correrebbe un rischio “esistenziale”, scrive Homer-Dixon. “Cosa succederebbe, per esempio, se rifugiati politici di alto profilo in fuga dalla persecuzione arrivassero nel nostro paese, e il regime statunitense li richiedesse indietro? Lo asseconderemmo?”.

GLI STATI UNITI SONO DAVVERO DESTINATI ALLA DITTATURA?

La ricostruzione di Thomas Homer-Dixon non è la sola di questo tipo, ma non è ovviamente condivisa da tutti. L’Economist per esempio – pur riconoscendo il rischio rappresentato da Trump, la polarizzazione dell’America e la presenza di milizie armate – scrive che gli Stati Uniti non sono diretti verso la guerra civile e che non si trovano in una fase pre-dittatura come altri paesi in passato. Le istituzioni americane vivono una fase di difficoltà, ma sono comunque funzionanti: “nessun paese sofisticato, moderno, liberale e democratico come l’America contemporanea è mai sprofondato nella guerra civile”.

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