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Tutti gli scazzi su auto elettriche e petrolio fra Stati Uniti, Canada e Messico

Il vertice dei Three Amigos organizzato da Biden mirava a rinsaldare l’alleanza tra Stati Uniti, Canada e Messico. Le tensioni, però, non sono state risolte. Tutti i dettagli

 

Ieri il presidente americano Joe Biden si è riunito a Washington con i leader politici dei due paesi confinanti con gli Stati Uniti: il primo ministro canadese Justin Trudeau e il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador (AMLO).

La tradizione dei Three Amigos – è il soprannome informale dato al vertice – è nata nel 2005 nel ranch di Waco, in Texas, di George W. Bush. E si era interrotta nel 2016: nel 2017 ebbe infatti inizio il mandato di Donald Trump, che adottò un approccio retorico e commerciale molto aggressivo verso gli alleati nordamericani.

IL NORDAMERICA CONTRO LA CINA

Con il summit di ieri, Biden puntava a ricucire gli strappi aperti dal suo predecessore. Canada e Messico non sono solo i due vicini geografici degli Stati Uniti, ma due dei suoi più importanti alleati politici oltre che i suoi maggiori partner economici: l’interscambio trilaterale di beni e servizi, favorito dal trattato di libero commercio USMCA, vale circa mille miliardi e mezzo di dollari all’anno.

In questa fase di transizione energetico-industriale e di riassetto delle filiere critiche, poi, l’integrazione del Nordamerica è utile ai piani dell’amministrazione Biden per vincere la corsa con la Cina sulla manifattura della “sostenibilità”: veicoli elettrici, batterie, semiconduttori, dispositivi per le fonti rinnovabili.

LE TENSIONI

Scopo ultimo di Biden, dunque, era appianare i contrasti con Messico e Canada per compattare il Nordamerica in funzione della sfida con Pechino. L’obiettivo non è stato pienamente raggiunto, però. La retorica è certamente cambiata molto rispetto agli anni di Trump, si è fatta più amichevole, ma le differenze di visione e le tensioni e rimangono.

Sull’immigrazione – tema spinoso, visto l’aumento dei flussi di migranti alla frontiera del Messico, provenienti principalmente dall’America centrale – non è emerso nulla di concreto dalle discussioni. Non sono stati raggiunti grossi accordi nemmeno sulle questioni commerciali che dividono i “tre amici”.

IL PROBLEMA DELLE AUTO ELETTRICHE

Il Canada, in particolare, è molto preoccupato per la politica Buy American di Biden, che punta a incentivare gli acquisti di prodotti realizzati negli Stati Uniti ma che viene percepita da Ottawa come protezionistica e dannosa per i suoi interessi, visti i profondi legami economico-commerciali con Washington.

Più nello specifico, l’amministrazione Trudeau si oppone a un provvedimento del piano di spesa di Biden che consiste nell’offerta di un credito d’imposta di 7500 dollari per l’acquisto di veicoli elettrici assemblati negli Stati Uniti. Il credito può aumentare fino a 12.500 dollari se l’automobile è stata realizzata in uno stabilimento statunitense dove è in vigore il contratto collettivo del lavoro negoziato dai sindacati.

La vice-prima ministra del Canada, Chrystia Freeland, ha detto che l’incentivo rappresenta una violazione dei termini dell’USMCA e che potrebbe diventare la “questione dominante” nei rapporti tra Ottawa e Washington.

Per capire le proteste canadesi bisogna considerare che l’industria automobilistica è un po’ il simbolo dell’integrazione commerciale nordamericana: non soltanto macchine e camion sono i prodotti più scambiati tra la regione; ma alcune delle parti che compongono i veicoli passano da una parte all’altra delle frontiere statunitense, messicana e canadese fino a otto volte prima di venire assemblate nella loro forma finale. Il governo Trudeau teme che il credito d’imposta di Biden, favorendo i veicoli made in USA di fronte ai consumatori domestici, possa danneggiare i produttori automobilistici canadesi.

Justin Trudeau ha affrontato il tema con Biden durante un incontro bilaterale alla Casa Bianca, prima del summit a tre. Ma il presidente americano, in sostanza, ha rimandato le decisioni sull’inserimento di eventuali clausole pro-Canada a quando il provvedimento verrà approvato dal Congresso.

Anche il Messico, altro partner cruciale dell’industria automobilistica statunitense, ha delle riserve sulla politica Buy American di Biden. La ministra dell’Economia Tatiana Clouthier ha detto che l’amministrazione Biden dovrebbe piuttosto concentrarsi sul Buy North American: “se non ci consideriamo una regione, non saremo in grado di affrontare le sfide nel mondo”.

L’OLEODOTTO LINE 5

Il Canada si oppone anche alla volontà delle autorità del Michigan di chiudere l’oleodotto Line 5 per questioni di rischio ambientale. La condotta trasporta fino a 540mila barili al giorno di greggio e condensati di gas naturale dallo stato americano del Wisconsin alla provincia canadese dell’Ontario, passando appunto per il Michigan.

A differenza del Keystone XL, cancellato da Biden, il Line 5 è davvero fondamentale per il Canada: l’oleodotto soddisfa circa il 45 per cento della domanda di petrolio dell’Ontario e fornisce il 40-50 per cento del greggio utilizzato nelle raffinerie del Québec. Dal Line 5 proviene inoltre tutto il carburante per aerei utilizzato nell’aeroporto internazionale di Toronto-Pearson.

Il Line 5, in realtà, è utile anche agli Stati Uniti: vi passa il 55 per cento del fabbisogno di propano del Michigan e più della metà del jet fuel dell’aeroporto di Detroit.

L’amministrazione Biden non ha ancora preso una decisione sul Line 5, ma presto dovrà farlo. E non sarà una decisione semplice: se appoggerà il Michigan per la chiusura, rischia davvero di compromettere i rapporti con il Canada; se difenderà gli interesse di Ottawa e lo manterrà attivo, però, il presidente rischia di alienarsi la governatrice Gretchen Whitmer, democratica e alleata, oltre a scontentare i gruppi ambientalisti.

COSA È STATO RAGGIUNTO

Il vertice dei Three Amigos, comunque, ha prodotto dei risultati concreti (al di là di quelli, meno tangibili, legati a un eventuale maggiore affiatamento tra Biden, Trudeau e AMLO). È stato raggiunto un accordo per la donazione di vaccini contro il coronavirus all’America latina e ai Caraibi; stretto un patto per ridurre le emissioni di metano, un potente gas serra; previsti investimenti per mitigare l’emigrazione in America centrale e nel Messico del sud; istituito un gruppo di coordinamento sulle filiere e l’approvvigionamento di materiali critici.

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