La comunicazione dell’arresto dei due cittadini italiani per “gravi indizi di attività di spionaggio a favore di un diplomatico russo” e le indagini su militari in servizio hanno suscitato la reazione immediata della disinformazione di Mosca.
RT ha pubblicato un articolo intitolato Italy’s spy hysteria continues, presentando l’arresto come un episodio di isteria collettiva nei Paesi Nato. Sputnik ha rilanciato la narrativa con Another fabricated spy scandal in NATO countries sostenendo che la Russia “non ha alcun interesse strategico a spiare l’Italia”. Entrambi gli articoli sono stati rilanciati su Telegram dai canali ufficiali di RT e rilanciata sui canali e social di Rybar, Readovka, WarGonzo, Kotsnews, Slavyangrad. Rybar ha pubblicato un post alle 11:42: “L’Italia è in isteria: vede spie ovunque”. Readovka ha pubblicato un meme alle 13:05: “In Italia basta parlare con un russo per essere una spia”. WarGonzo ha definito l’arresto “una sceneggiata per compiacere Washington”. Kotsnews e Slavyangrad hanno parlato di “magistratura politicizzata” e “Italia vassallo USA”.
La pubblicazione tradotta dei contenuti dei media di Mosca su social media italiani è stata altrettanto veloce. Il processo è stato rapidissimo:
- RT → 10 minuti → screenshot su Telegram italiano
- Rybar → 20 minuti → traduzione italiana
- Readovka → 30 minuti → meme su Facebook
- WarGonzo → 40 minuti → video sottotitolato su Visione TV
Questa macchina informativa, ben oliata da anni, ha permesso alla narrativa russa di entrare nel discorso pubblico italiano quasi in tempo reale.
Dopo una manciata di secondi l’AntiDiplomatico ha pubblicato Isteria anti‑russa in Italia: la costruzione del nemico continua; Visione TV ha rilanciato un video con estratti di WarGonzo. ByoBlu ha parlato di “criminalizzazione del dissenso”. Le rispettive pagine social su Telegram, Twitter, Facebook, Instagram, TikTok hanno ciascuna una media di circa 400.000 utenti potenziali. Nel giro di 24 ore i lettori potenziali stimati potrebbero raggiungere i due milioni.
I media filorussi italiani hanno seguito lo schema classico:
- ridicolizzazione dell’avversario
- vittimizzazione della Russia
- inversione dell’accusa
- semplificazione estrema
- saturazione informativa piu veloce possibile
- localizzazione della narrativa per relazioni con enti territoriali
- cooptazione di voci favorevoli
- integrazione cross‑platform
L’insieme di reazioni coordinate e quasi simultanee di ieri costituisce la “punta dell’iceberg” di una macchina di influenza e di misure attive che soprattutto dagli anni 2021-22 utilizzano i seguenti elementi di comunicazione:
- diplomazia parallela a livello locale
- prezzi dell’energia come comunicazione strategica per il largo pubblico
- relazioni storiche economiche e aziendali
- propaganda digitale
- componenti e personalità politiche compatibili e talora “coltivate” nel quadro del pattern europeo di operazioni ibride più volte segnalato.
L’ impressione è che dopo. le prime 24 ore dai fatti si confermerà una verità scomoda che alcuni esponenti della Lega e del Movimento 5 Stelle cercano di negare: l’Italia è da tempo oggetto di una guerra ibrida, come ha dichiarato il ministro Guido Crosetto, sollevando a mio avviso correttamente il tema degli anticorpi.
La libertà di informazione è sacra anche per i media italiani filorussi, ci mancherebbe altro. Tuttavia, di fronte alla propaganda russa osservo un eccesso di prudenza nei media mainstream nonché impressionanti vuoti da parte del giornalismo di inchiesta. Fare inchieste sulla realtà della Federazione Russa è molto difficile e anche pericoloso. Ma perché non indagare nei luoghi di origine il reclutamento dei combattenti sul fronte ucraino di alcuni paesi africani e, sempre in Africa, il ruolo della Russia con i suoi Africa Corps?
L’impressione è, inoltre, che numerosi editorialisti dei media mainstream, pur non essendo apertamente filorussi, restino in una sorte di limbo. È davvero triste pensare he Il nome di Alexei Navalny sia caduto nel dimenticatoio: un silenzio assordante. La Russia non è più quella di prima. Quanti sanno che nel 2013 Navalny arrivò secondo con il 27% per l’elezione del sindaco di Mosca? Non fu cosi per Andrej Sakarov, su cui si accesero i riflettori di tutto il mondo.
Gli arresti di ieri non sono solo un caso giudiziario e di cronaca nera. Siamo di fronte ad una rilevante operazioni dei Ros di cui vedremo gli esiti partendo come sempre da una presunzione di innocenza.
Ma c’è di più sotto la punta dell’iceberg. Guido Crosetto ha parlato di assenza di anticorpi. È un tema su cui tutta la politica dovrebbe riflettere. E anche il mondo giornalistico. La sfida è combattere la disinformazione in modo proattivo, promuovendo inchieste giornalistiche capaci di incrinare i muri della censura e della repressione russa contro i giornalisti e i dissidenti. Me lo auguro, ma non mi sento di escludere che almeno nelle prossime 24-48 ore, la Russia possa vincere la competizione narrativa.
PS: Le citazioni e le traduzioni da fonti russe sono il risultato di ricerche compiute incrociando info dalle piattaforme AI Copilot/ Microsoft e Gemini/Google.






