C’è un motivo tra gli altri per cui, con la visita nei giorni scorsi di Xi Jinping a Pyongyang, la Cina ha voluto rinsaldare in maniera solenne il proprio legame con la Corea del Nord: contenere la crescente influenza di Mosca, che si muove su un doppio binario, militare ed economico. Il rafforzamento delle infrastrutture transfrontaliere tra i due paesi è il mezzo individuato da Vladimir Putin per consolidare e intensificare i rapporti, e il fulcro di questa strategia si sta concretizzando proprio lungo la frontiera comune.
LAVORI A TEMPO DI RECORD
La costruzione del primo ponte stradale tra la Corea del Nord e la Russia sul fiume Tumen è andata avanti con una rapidità che ha superato le previsioni iniziali, segnando un’evoluzione visibile nei rapporti tra i due paesi. Le più recenti immagini satellitari, analizzate dal Center for Strategic and International Studies di Washington (Csis), descrivono un’opera quasi completa, costruita accanto al ponte ferroviario esistente tra Khasan e Tumangang, con un completamento stimato all’80-90%.
L’infrastruttura, lunga circa un chilometro e larga sette metri, collegherà la regione russa di Khasan al distretto nordcoreano di Tumangang, creando un corridoio diretto che sarà affiancato da magazzini, aree di sosta e officine.
Le fonti più recenti indicano che il tracciato del nuovo ponte, lungo almeno 1,3 chilometri con rampe di accesso incluse, è dunque ormai quasi interamente realizzato su entrambi i lati del confine. Sul versante nordcoreano risultano completati più pilastri a terra e in acqua, mentre sul lato russo i lavori avanzano con pilastri e fondazioni già visibili, oltre alla strada di accesso da Khasan. A ottobre scorso lo stesso Csis valutava possibile l’apertura nel primo trimestre 2026, ma gli aggiornamenti successivi hanno spostato la finestra all’estate, con Pyongyang e Mosca che a fine aprile hanno celebrato una cerimonia di collegamento dell’impalcato. L’apertura al traffico è stata quindi indicata per questa estate, con l’ipotesi più recente di un avvio già il 19 giugno, nove mesi prima del termine previsto, a conferma di una mobilitazione straordinaria di risorse da entrambe le parti.
Secondo il ministero russo dei Trasporti, il ponte potrà gestire fino a 300 veicoli e 2.850 persone al giorno. L’opera si inserisce nel quadro del partenariato strategico firmato a Pyongyang nel giugno 2024 da Putin e Kim, che ha inaugurato una fase di stretta cooperazione economica e militare tra Mosca e Pyongyang, la più intensa dalla fine della Guerra Fredda. Il ponte stradale rappresenta così un tassello concreto dell’intesa, affiancando al traffico ferroviario esistente un nuovo asse di scambio, più flessibile e difficilmente monitorabile.
IL BOOM DEGLI SCAMBI E LA CARTA DELLA MANODOPERA
Per la Corea del Nord, la costruzione del collegamento costituisce anche un segno tangibile del superamento dell’isolamento diplomatico. I lavori si estendono per circa 150 metri nel letto del fiume dal lato nordcoreano e per oltre 110 metri da quello russo. Finora il solo collegamento tra i due paesi era il ponte ferroviario dell’Amicizia, situato pochi chilometri più a nord. Il nuovo tratto stradale, che comprende una rete di accessi lunga complessivamente 4,7 chilometri, sarà destinato anche allo scambio di autotrasportatori: nessun conducente potrà circolare oltre le zone doganali appositamente predisposte.
Il valore economico stimato dell’opera si aggira intorno ai 100 milioni di dollari, finanziati con risorse condivise tra i due governi. Dall’inizio del 2025, il volume degli scambi bilaterali ha mostrato una crescita significativa, raggiungendo i 52,9 milioni di dollari nella sola prima metà dell’anno, contro i 34,4 milioni registrati nell’intero 2023. Le analisi dell’Università Hankuk di Seul indicano che gli scambi potrebbero tornare ai livelli del 2017, quando la Russia esportava merci verso la Corea del Nord per oltre 70 milioni di dollari. A questo flusso si aggiungono oggi le forniture energetiche russe e gli invii di materiali industriali, che la Corea del Nord compensa con manodopera, servizi logistici e, secondo diverse fonti occidentali, materiale militare.
UN GIOCO DI EQUILIBRIO TRA MOSCA E PECHINO
Il nuovo collegamento sul Tumen permetterà anche di spostare parte del commercio dal mare alla terra, riducendo il rischio di sanzioni legate alle rotte navali. Il trasporto su strada, osserva il Csis, rende infatti più complesso il monitoraggio dei flussi commerciali, perché i mezzi terrestri sono meno tracciabili delle navi. In prospettiva, il ponte fungerà da infrastruttura multifunzionale destinata a sostenere il traffico di beni e risorse energetiche, contribuendo ad ampliare l’interconnessione economica tra i due paesi.
La nuova infrastruttura si somma così alla recente visita del presidente cinese nel sottolineare la ritrovata apertura diplomatica della Corea del Nord. Dopo anni di isolamento, Kim Jong-un aveva già ricevuto a Pyongyang nei mesi di settembre e ottobre 2025 rappresentanti di primo piano di Russia, Cina e Vietnam. L’intensificarsi delle relazioni con Pechino, Mosca e con gli altri paesi asiatici circostanti offre al paese nuovi strumenti di cooperazione e mostra un Kim inedito, abile nel giocare con equilibrio su più versanti.





