Caro direttore,
come stai? Tornato abbronzato dallo sciopero?
Della vostra categoria apprezzo che nemmeno li sapete fare, gli scioperi. Altrove sono più furbi e li organizzano strategicamente di venerdì o di lunedì, così da organizzarsi un week-end lungo. Ma chi sciopera mai di giovedì?
E noi cittadini, guarda caso, ogni volta sopravviviamo lo stesso. Sarete anche un baluardo della democrazia ma a noi girano di più quando scioperano i bus e si resta sotto l’acqua alla pensilina, o il traffico va subito in tilt. O quando scioperano i professori, che ne hanno tutti i diritti visto che rischiano la vita, e ci tocca capire dove tenere figli e nipoti.
“L’informazione italiana si ferma di nuovo, per la terza volta nel giro di pochi mesi, il 16 aprile 2026. La mobilitazione per il rinnovo del contratto di lavoro Fnsi-Fieg, per l’equo compenso per i colleghi lavoratori autonomi, per la dignità del giornalismo e il futuro dell’informazione, dunque, prosegue”, leggo dal sito della Federazione Nazionale Stampa Italiana.
Che bello, una informazione così poco informata!
Ma avete visto gli ultimi dati relativi alla diffusione dei periodici? No, vero? Lo sapevo, ecco perché ve li agevolo io qui.
Avete mai sentito parlare di cosilli come ChatGpt o Claude? Seriamente, quanto pensate che impiegheranno prima di rubarvi il lavoro?
Rispondo io con le parole dell’amministratore delegato di Condé Nast, dato che gli americani sono sempre avanti in ogni ambito (e noi, si sa, siamo sempre ansiosi di inseguirli): “Stiamo apportando modifiche all’interno della nostra organizzazione tecnologica, in risposta al rapido progresso dell’intelligenza artificiale e al suo impatto sulla nostra capacità di innovare e sviluppare prodotti più velocemente. I team saranno ristrutturati per essere più agili e per collaborare più strettamente con i nostri marchi e clienti, riducendo gli ostacoli all’esecuzione”.
Mi pare abbastanza evidente la correlazione tra l’avanzata delle AI e quei “team più agili” di cui scrive. Si diventa agili quando si è snelli e si diventa snelli quando si fa dieta… Non sono catastrofista: in quello stesso comunicato il Ceo Roger Lynch annunciava la chiusura di Wired Italia.
Sì, proprio quel Wired. Chiude. Ciao, addio, sayonara, bye-bye.
E quando ve lo hanno comunicato? Nel giorno del vostro scioperino da operetta. Pensate quanto rispetto, quanto siete importanti, quanto venite letti o ascoltati.
Tra l’altro da quanto ne so avevano pure appena cambiato redazione, in quel di Milano. Il direttore, Luca Zorloni, era lì da 13 mesi, il caporedattore economico, Tommaso Perrone, sì e no da 7 (e aveva lasciato la direzione di LifeGate). Nulla che potesse lasciar presagire una morte imminente della testata. Invece dagli Usa hanno staccato i fili. Le parche del Terzo millennio…
Ma non vedete quanto i vostri editori vi prendono per il deretano?
Non vedete che, mentre chiedete due lire in più, il mondo brucia?
Non vedete che la gente non vi compra nemmeno per incartare il pesce, ormai?
Avete voluto fare un giornalismo senza arte né parte, senza riflessioni, senza spunti creativi? Vi siete venduti al mercato che chiedeva di inseguire la notizia anziché analizzarla, sviscerarla, approfondirla? Adesso un algoritmo stupido come una lavatrice può fare il vostro lavoro.
Perché, diciamocelo, chiunque usi le AI sa quanto sono ottuse: fanno ricerchine, arrivano con impegno a fare collage di lavori altrui… un’agenzia, insomma, te la sanno scrivere. Un editoriale no.
Direttore, la notizietta o la ripresa del comunicato stampa le Intelligenze artificiali te li fanno eccome. E te li fanno in cinque secondi. Perché un editore dovrebbe continuare a stipendiarvi, se nell’esatto lasso di tempo che voi impiegate a trovare Word tra le icone del vostro caotico desktop un’Ai sforna l’ennesimo comunicato stampa che i siti internet si rimpallano a mo’ di catene di Sant’Antonio? Direttore, spero che almeno Startmag non si accodi a questo andazzo magari per le pressioni delle aziende che investono in pubblicità.
Massima stima, comunque, per quei giapponesi sperduti sulle isole del Pacifico che ancora portano avanti le rivendicazioni degli aumenti sindacali ignorando il fatto che il mondo sia cambiato da tempo. Fingendo di non sapere che loro hanno il deretano al caldo, mentre i giornali sono sorretti da uno stuolo di giovani precari, tutti false partite Iva, che s’arrabattano correndo di qua e di là per confezionare pezzi che saranno pagati in alcuni casi finanche 5 euro lordi, ovviamente a 90 giorni dalla fattura.
Tutto questo però mentre le spese correnti (affitto, utenze, cibarie…) vanno pagate sull’unghia. Ah, ovviamente alla voce “spese” metto pure l’abbonamento dei mezzi, perché le redazioni che ti pagano una miseria mica ti rimborsano i viaggi, e le sottoscrizioni alle testate internazionali e ai vari programmi di montaggio audio e video per fare degnamente il proprio lavoro.
Si è sempre detto che puoi fare il giornalista e sfondare solo se il tuo babbo era giornalista: ora aggiungerei che puoi farlo solo se il tuo babbo non s’è ancora sputtanato la pensione ed è in grado di mantenerti.
Ma, direttore, non vengo qui a sparare sulla Croce Rossa (o, visto il periodo, sui Caschi Blu). Io sto criticando la tua categoria (e finanche voi direttori, perdonami e parliamoci chiaro) perché credo che l’attuale situazione l’abbiate creata voi erodendo la vostra autorevolezza. Non siete più percepiti come terzi e imparziali e in questo i 5 Stelle che vi davano ogni due per tre dei giornalai (altra categoria in crisi, ed è tutta colpa vostra) e dei pennivendoli, non c’entrano un tubo. Quando sono arrivate loro vi stavate già dimenando tra gli spasmi da tempo.
Vogliamo parlare dei silenzi di Repubblica su Elkann denunciati più volte da Calenda? Vogliamo parlare della Gazzetta dello Sport che non perde occasione per incensare il Toro e il suo patron, Cairo, che è pure – guarda i casi della vita – l’editore del giornale sportivo? Vogliamo parlare di come Cairo ha trasformato le pagine sulla tecnologia del Corriere della Sera simili al volantone delle offerte di un qualsiasi grande magazzino? Allego una fotina che include, tra gli altri pezzi imperdibili, il reportage sul cardigan.
A proposito di Cairo, ti riporto qua perché ieri hanno scioperato i suoi giornalisti: “I giornalisti de La7 protestano inoltre perché l’editore applica ai neoassunti dei forfait irrisori, eludendo di fatto la contrattazione collettiva e aziendale, e non retribuisce correttamente il lavoro domenicale, nonostante le pronunce in tal senso della Corte di Cassazione”.
Che genio, quell’uomo. Riempie i suoi giornali di pubblicità e articoli che sono altre pubblicità, le sue emittenti di talk-show a costo zero e poi non ha nemmeno dipendenti contenti sul fronte salariale. Che genio.
Ma te lo voglio dire con parole non mie, recuperando un tweet di Paolo Ziliani che di certo conoscerai che mi ero salvato anni fa trovandolo illuminante:
“C’è addirittura chi dice che il suo cognome sia in realtà un acronimo:
CAIRO
Come
Arricchirsi
Infinitamente
Rovinando
Ogni cosa”
Miracolo a Torino: dopo 20 anni di sevizie perpetrate da Cairo ai danni del club granata "La Stampa" si accorge dello sdegno di un intero popolo e chiede al tiranno milanese di andarsene
Come il cieco di Gerico, il giornale torinese riacquista la vista e dopo due decenni di… pic.twitter.com/YgLzHga8nu— Paolo Ziliani (@ZZiliani) December 3, 2025
Ovviamente non ho esaurito qui i motivi per cui avete perso autorevolezza di anno in anno: potrei proseguire citando i giornali degli Angelucci che ovviamente devono lisciare il pelo al governo, ai partiti della maggioranza e in particolare al ministero della Salute (visto che gli Angelucci fanno soldi a palate con le cliniche private convenzionate) o delle bacheche straripanti di comunicati stampa che sono ormai le testate online.
Non ho mai auscultato sbuffi, critiche e rilievi per come le grandi aziende sono massaggiate dal quotidiano confindustriale o per gli elogi sperticati ai banchieri vergati su giornali che hanno le azioni in pegno alle banche dei medesimi banchieri.
Direttore, guardiamoci negli occhi: avete avuto in questi anni decine e decine di motivi per incazzarvi e fermare le rotative.
Avete preferito guardare altrove.
Avete svilito la professione a tal punto che il primo algoritmo semianalfabeta può competere con voi. E questo lo comprendo: se a un giovane dai 5 euro per un pezzo quello non ti farà mai la Divina Commedia ma te lo scriverà con la mano sinistra legata dietro alla schiena mentre tenta di farsi accettare altre 30 proposte da altrettante testate dando fondo alla rubrica e alla scorta di suppliche per portare a casa la giornata.
Il risultato è che nessuno legge più. Gli italiani si informano sui social. Sui social!
Come a dire che se voglio mangiare non vado al ristorante ma mi metto a leccare la carta unta di un cassonetto dei fast food.
Rendiamoci conto del livello raggiunto dalla disistima nei vostri riguardi: ci si informa nel luogo che permette a tutti di urlare le peggiori scempiaggini e di essere pure ascoltati. Nel luogo che vede la gente insultarsi in modo becero tra una mail e l’altra di lavoro. Quei social che prima coi vostri giornali avete contribuito a popolare e ora peraltro nemmeno vi condividono più gli articoli perché temono di perdere traffico.
Inoltre. chi non si informa sui social non si rivolge a voi, ma a Google, che come Meta e compagnia bella nemmeno condivide più gli articoli perché ha lo stesso timore e allora ecco che un’altra AI sfrutta parassitariamente il vostro lavoro. Allego un altro screen esplicativo.
Direttore, scusa se questa volta ho sbracato. Non ho la pretesa d’insegnare il lavoro a nessuno, sia chiaro.
Io ho fatto il mio per tutti gli anni di onorato servizio, ora mi godo la meritata pensione.
Ma da lettore penso di essere giustamente incazzato, tanto che, come già ti dicevo, i giornali nemmeno li compro più: li leggo al bar o mentre mi fanno i baffi.
Un buffetto particolare poi al sindacato Usigrai. Pure in Rai infatti hanno protestato: “La vertenza per il rinnovo del contratto delle giornaliste e dei giornalisti italiani continua. Scaduto da oltre 10 anni, il contratto di lavoro deve essere rinnovato per rispondere alle nuove modalità dell’informazione giornalistica e dare risposte sul fronte dei salari che scontano una perdita consistente del potere di acquisto falcidiato dall’inflazione. L’Usigrai aderisce a questa terza giornata di sciopero delle giornaliste e dei giornalisti italiani e sostiene l’azione della Fnsi per continuare con più forza la mobilitazione delle redazioni a garanzia del ruolo dell’informazione professionale nel nostro Paese, a difesa della dignità del nostro lavoro e contro il precariato”.
Facile scioperare, quando sei dipendente pubblico e resti on board qualunque cosa succeda, anche dopo gaffe in mondovisione (qualsiasi riferimento a fatti e persone…).
Ma un sussulto di dignità e d’amor proprio non lo avete?
Scioperate per difendere la vostra onorabilità, piuttosto, per dire che non siete né prezzolati né passacarte di uffici di pr e lobby.
Magari siete ancora in tempo per un’ultim’ora.
Uno sconsolato,
Francis Walsingham









