Se vince, vinciamo tutti; se perde, perde solo lei. A voler essere forse troppo maliziosi, viene in mente la cinica frase di Gianni Agnelli sulla discesa in campo di Silvio Berlusconi, nel vedere le foto sorridenti un po’ da amarcord della vecchia “ditta” ex Pci-Pds-Ds e ora Pd, riunita dalla nuova “Rinascita”, la storica rivista comunista, versione online, fatta risorgere da Goffredo Bettini, con Elly Schlein.
Da Pierluigi Bersani a Massimo D’Alema riuniti da Bettini tutti a Roma sere fa per la ripartenza del campo largo. Giuseppe Conte se ne è tenuto a distanza, intervenendo solo in video-collegamento. Presenti gli altri alleati di Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Seppur non fosse questo il tema ufficiale della serata, è il No alla riforma Nordio che unifica in questo momento soprattutto l’opposizione di sinistra e pentastellata. Ma, a parte i No già pronunciati nelle interviste dai “padri nobili”, chi sta mettendo di più la faccia sulla campagna referendaria contro la riforma Nordio è la segretaria del Pd, impegnata in una gara di protagonismo con il presidente dei Cinque Stelle.
Mentre i cosiddetti “giornaloni” sono soprattutto impegnati a ipotizzare eventuali scenari di difficoltà per il governo di centrodestra nell’ultimo anno di legislatura in caso di vittoria del No, una protettiva cappa di silenzio mediatica sembra avvolgere le eventuali ripercussioni che invece ci sarebbero a sinistra in caso di vittoria del Sì. Certamente non ci sarebbe un immediato ricambio delle leadership, ma il duo trainante Schlein e Conte, peraltro già in gara tra loro, ne uscirebbe molto indebolito. E si riaprirebbero inevitabilmente i giochi delle correnti, di cui al Nazareno sono maestri, di logoramento nei confronti della leadership di Schlein che già ha a che fare con la spina nel fianco dei riformisti della Sinistra per il Sì, impegnati in una battaglia che sta rigorosamente al merito della consultazione.
Ma in ambienti di centrosinistra c’è anche chi non esclude che il voto nelle urne il 22 e 23 marzo possa andare oltre il merito dei quesiti referendari per acquisire un connotato politico di resa dei conti interna, dando voce al malcontento di quella parte dell’elettorato che non condivide la svolta estremista del Pd, le cui posizioni ormai appaiono sempre più indistinte dai Cinque Stelle e dalla sinistra radicale di Bonelli e Fratoianni. E pensa, parafrasando Nanni Moretti: “Con questi leader non vinceremo mai”.







