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Matteo Renzi e il Palazzo di Pasolini

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Renzi

Il Bloc Notes di Michele Magno su Matteo Renzi

Un giorno di quarantaquattro anni fa Pasolini scoprì il Palazzo. Si scrive con la maiuscola come il Castello (“Das Schloss“) di Kafka ma non gli assomiglia, perché è troppo cupo per il nostro festevole carattere nazionale. Il Palazzo, da noi, è sempre stato una corte, qualche volta dei miracoli, spesso di manovre più o meno oscure. Del resto, lo ha ammesso con encomiabile franchezza lo stesso Renzi: non solo il governo giallorosso, ma anche la sua nuova creatura nasce, almeno in parte, da una manovra di palazzo (in compenso, però, sarà “una cosa cosa allegra e divertente”).

Paese di servaggio antico e di secolare furbizia, l’Italia celebra così l’ennesimo trionfo dell’invenzione pasoliniana, oggi metafora di discutibili alleanze politiche e di malcelate rivincite personali. È vero, il senatore di Rignano ha saputo giocare d’anticipo. Appena ha intuito che il Pd si sarebbe potuto accordare con i pentastellati, con la classica mossa del cavallo ha rovesciato il tavolo. Il “senza di me” si è convertito come un fulmine in un “grazie a me”. E, dinanzi a un Pd intenzionato a “unire due case” e “mescolare due popoli” (copyright, rispettivamente, di Enrico Franceschini e di Goffredo Bettini), ora scommette, se non sulla sua estinzione, su un suo drastico ridimensionamento.

Nel contempo, a un partito che corre il rischio di essere contaminato dal populismo grillino, l’ex rottamatore contrappone una scattante formazione di centro fornita di leadership carismatica, in grado di rastrellare consensi sia a destra, tra i liberali orfani di Berlusconi, sia a sinistra, tra i riformisti disorientati dai cedimenti alle seduzioni alcinesche di un ambientalismo pitocco (no a trivelle e termovalorizzatori), dell’antipolitica (taglio dei parlamentari come riforma epocale) e del giustizialismo (anche se nel voto segreto che ha negato l’autorizzazione agli arresti del deputato forzista Sozzani qualche mal di pancia si è fatto sentire).

Forse Renzi immagina che il connubio tra Zingaretti e Di Maio si rivelerà, alla fine, una trappola per il segretario del Pd. E forse pensa che, a quel punto, gli spaesati elettori dem si rivolgeranno a lui per rifugiarsi in una dimora più accogliente. Vedremo. In ogni caso, chiunque progetti di conquistare il palazzo del potere è bene che se lo ricordi: per la sua ubicazione sui colli di Roma, notoriamente dal clima temperato, non sarà mai un Palazzo d’Inverno.

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