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Remigrazione o sottomissione?

Il tema remigrazione è semplice sul piano teorico quanto complicatissimo su quello pratico. Il corsivo di Battista Falconi.

Bisogna sempre tornare a “Sottomissione”, allo splendido romanzo di Michel Houllebecq, riflettendo che è uscito ormai più di 10 anni fa e su come gli intellettuali francesi riescano a produrre un grado di indipendenza straordinario, incredibile se confrontato all’avvilente e pericolosissimo conformismo di quelli italiani e statunitensi. Bisogna pensare a queste cose, prima di leggere e giudicare l’articolo odierno di Mario Giordano, le interviste di Silvia Sardone e Stefano Candiani della Lega e il Remigration Summit organizzato per domani in piazza del Duomo dal gruppo dei Patrioti europei, a cui aderisce anche il Carroccio.

Prevedibili il caos e la polarizzazione che manifestazione e commenti continueranno a suscitare e da entrambi i quali sarà bene tenersi a distanza. Il tema remigrazione, infatti, è semplice sul piano teorico quanto complicatissimo su quello pratico. Gli esseri umani si distribuiscono sul territorio in base alle possibilità di reddito, di benessere, di sviluppo e di ricchezza. E tendono quindi a concentrarsi dove sembrano essercene di maggiori, formando aggregati molto popolosi nei quali si formano disparità ampie e fasce fortemente disagiate. Accade da sempre, ovunque, e in particolare succede da qualche decennio con massicci processi migratori dall’ex terzo mondo verso l’Occidente, da Africa, Asia, Sudamerica ed Est europeo verso Italia, Spagna, Francia, Germania, Gran Bretagna, etc.

La risposta delle nazioni destinatarie è molto varia e non dipende dalla loro democraticità, regole più severe di controllo e contenimento sono applicate per esempio in Australia e Scandinavia, che non sono per questo soggette a critiche degli antifa. Anche l’Unione europea tende da qualche tempo in questa direzione di restringimento e, in tale processo, si accredita o addebita un ruolo di traino all’Italia. In questo caso assistiamo a una forte ideologizzazione delle posizioni favorevoli e contrarie: Vannacci e Salvini da una parte, Fratoianni e Bonelli dall’altra, per capirci.

Se i movimenti migratori fossero stati gestiti per tempo in modo razionale, compendiando spirito di accoglienza umanitaria e beneficio atteso delle nazioni ospitanti, questa contrapposizione non avrebbe avuto senso, ma ormai è tardi. Su Start abbiamo appena sostenuto che in politica, nella cronaca e nella storia non ha senso parlare di clima, aria, vento, come se le cose procedessero meteorologicamente: non ci rimangiamo la parola ma evidenziamo che le possibilità di assorbimento degli stranieri in Italia ed Europa si sono fortemente ridotte, si tratta di una svolta epocale. La crisi economica occidentale, le mutate posizioni politiche e i casi di cronaca nera che vedono stranieri protagonisti sono un epifenomeno, il cambiamento è però più profondo e ricorda quello parallelamente in corso sulle politiche green, nel senso del loro drastico ridimensionamento.

Illuderci che riflettano su tale profondità le sinistre, che oggi e domani si stracceranno le vesti con vuote invocazioni di buoni sentimenti, è ovviamente inutile. Eppure, farebbero bene a farlo, a interrogarsi sulla loro crisi identitaria, che li ha portati a sostituire l’egalitarismo e il progressismo post-marxiano con un ecologismo e un migrazionismo d’accatto che hanno prodotto danni gravissimi. In primis alle fasce socio-economiche meno abbienti delle quali avrebbero dovuto essere paladine.

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