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Fiducia cieca nel progresso

La lettera dell’avv. Antonio de Grazia.

Gentile direttore,

bisogna diffidare di chi vuole cambiare il mondo e migliorarlo? La risposta del vecchio professore sessantottino è: “Ma è il progresso… non si può andare contro il progresso”.

Come se la linea del progresso fosse simmetrica e non una spirale, con alti e bassi. La compianta – non solo da vecchi comunisti – Unione Sovietica intendeva applicare il socialismo scientifico alla società, con disastri tuttora visibili.

Questa fiducia alle sorti progressive dell’essere umano è la chiave per imporre dall’alto cambiamenti estremi.

Viene alla mente l’impeccabile Ennio Flaiano: “Oggi il cretino è specializzato”.

Ma se un tempo il così detto esperto “infinitesimale” recitava la parte di Bouvard e Pécuchet, ora è annidato nelle istituzioni: e, soprattutto, nell’Unione europea. Ed infatti l’Unione europea intende distruggere l’automotive (benzina e diesel) e migliorare le nostre case. Il tutto per diminuire la produzione di CO2, un veleno atipico che permette alle piante di lussureggiare.

È la concezione illiberale di un progresso imposto, di un progresso per il bene di tutti e di nessuno, un progresso che non ama la tradizione e il passato, che intende sterilizzare l’uomo, programmandolo fin dalla nascita.

Non è Orwell, non è 1984, ma l’algido mondo parallelo Brave New World di Aldous Leonard Huxley (1932).

Del resto, il mito dell’uguaglianza significa mettere tutti sullo stesso piano: il passato non deve più esistere, l’uomo diviene una monade standard e fluid, l’individualismo è un peccato mortale, una forma di inquinamento morale che deve essere sradicata al più presto.

Così è, se vi pare.

Un caro saluto.

Antonio de Grazia

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