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Perché Lvmh obbedisce al governo francese e molla Tiffany, tutti i dettagli sulla battaglia legale

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Tiffany

Tiffany fa causa a Lvmh, colosso parigino di Bernard Arnault: la casa francese si è ritirata dall’affare da 16 miliardi di dollari. La minaccia di dazi statunitensi ha fatto saltare l’accordo. E non solo. Tutti i dettagli con la guerra legale che si profila

Il matrimonio tra Lvmh e Tiffany non s’ha da fare. Causa di forze maggiori (le tensioni commerciali transatlantiche).

Mercoledì il colosso del lusso parigino ha annunciato che, allo stato attuale, non è nelle condizioni di procedere con l’acquisto di Tiffany. Lo si legge in una nota del gruppo francese che ha deciso di attenersi al merger agreement iniziale firmato lo scorso novembre che prevedeva come ultima scadenza per la chiusura dell’accordo la data del 24 novembre 2020.

In ballo c’è un’operazione del valore di 16 miliardi di dollari, almeno prima del calo delle quotazioni e del valore del marchio di gioielli statunitense legato al Covid.

La decisione segue il diktat di Parigi. Il governo francese ha ordinato infatti al più grande gruppo di lusso del mondo di ritardare la chiusura oltre una scadenza chiave a causa delle tensioni commerciali transatlantiche.

Immediata la risposta del gioielliere statunitense. Tiffany ha intentato una causa contro Lvmh, sostenendo di aver deliberatamente ritardato l’accordo.

Il gruppo francese si dice “sorpreso” dall’azione legale avviata nei suoi confronti da Tiffany e assicura che si “difenderà” con forza dalla “disonestà” del colosso delle gioiellerie americano e dalle sua accuse senza merito.

Le azioni Tiffany sono scese del 7,7% a 114,11 dollari a fine giornata ieri a New York. A differenza di quelle Lvmh rimaste pressoché invariate a Parigi.

COSA HA RIFERITO IL COLOSSO DEL LUSSO FRANCESE

Il colosso del lusso con sede a Parigi controllato dal miliardario francese Bernard Arnault fa sapere di aver ricevuto una lettera dal ministro francese per l’Europa e gli Affari Esteri con la richiesta di posticipare l’operazione di acquisizione oltre il 6 gennaio 2021. A fronte delle minacce da parte degli Stati Uniti di tassare i beni francesi.

Il gruppo segnala poi di ave ricevuto da Tiffany un’ulteriore richiesta di posticipare il deal dal 24 novembre al 31 dicembre 2020.

“Alla luce di questi elementi, e dopo aver preso conoscenza delle prime analisi legali condotte dai consigli di amministrazione e dai team di Lvmh, il board ha deciso di attenersi ai termini dell’accordo e del progetto di fusione concluso nel novembre 2019, che prevede un termine per la chiusura dell’operazione non oltre il 24 novembre 2020”.

LA GUERRA COMMERCIALE IN CORSO

Come sottolinea il Financial Times, la lettera fa riferimento a una mossa del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per imporre i dazi doganali entro quella data su alcune industrie francesi, compresi i beni di lusso, in reazione all’adozione da parte della Francia di una tassa sui servizi digitali. (Qui l’approfondimento di Start sulla diatriba tra Usa e Ue sulla web tax).

SFUMA L’ACQUISIZIONE

Pertanto, il colosso parigino di Bernard Arnault ha concluso che “allo stato attuale, il Gruppo Lvmh non sarebbe quindi in grado di completare l’acquisizione di Tiffany & Co.”.

LA CONTROMOSSA DI TIFFANY

La risposta di Tiffany non si è fatta attendere. Il gioielliere statunitense ha avviato un’iniziativa legale presso la Corte di Chancery nello Stato del Delaware per far rispettare gli obblighi contrattuali al gruppo francese e far concludere l’operazione entro il 24 novembre.

LE MOTIVAZIONI DEL GIOIELLIERE STATUNITENSE

Secondo il produttore di gioielli la richiesta di un rinvio della chiusura del deal arrivata dal governo di Parigi come risposta ai dazi Usa non trova base nel diritto francese.

Inoltre, lamenta l’azienda americana, solo martedì Lvmh ha segnalato a Tiffany di aver ricevuto la lettera datata 31 agosto con la richiesta del Ministro dell’Europa e degli Affari Esteri.

LA REPLICA DI LVMH

Oggi Lvmh si è detta “sorpresa” dall’azione legale avviata nei suoi confronti da Tiffany. Il colosso del lusso francese ha aggiunto che si “difenderà” con forza dalla “disonestà” del colosso delle gioiellerie americano e dalle sua accuse senza merito.

Confermando che non ci sono le condizioni per completare l’acquisizione di Tiffany, Lvmh ha annunciato pertanto che farà valere le sue ragioni in tribunale con un’azione legale in Delaware contro Tiffany.

IL COMMENTO DEL FINANCIAL TIMES

“La controversia è ben lontana dallo scorso anno, quando Arnault ha lodato il gioielliere statunitense fondato da Charles Lewis Tiffany nel 1837 come una “icona americana” che si adatterebbe perfettamente al portafoglio di marchi di Lvmh.

Tuttavia, ciò era prima che l’emergenza coronavirus decimasse la domanda globale di beni di lusso: gli analisti prevedono un calo delle vendite dal 20% al 35% quest’anno e una lenta ripresa che potrebbe richiedere tre anni.

L’offerta di Lvmh di 135 dollari per azione alla fine dello scorso anno ha rappresentato un premio del 37% rispetto al prezzo indisturbato delle azioni Tiffany quotato a New York all’epoca, che ora sembra costoso date le prospettive più incerte del mercato del lusso”.

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