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Perché l’Asia si aspetta una soft Brexit. L’analisi della prof. Coli

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La vittoria di Johnson. Il dibattito sulla Brexit. Le divisioni tra Usa e Cina. Un tweet di Bremmer. E un articolo della rivista nipponica Asian Nikkei. L’approfondimento della professoressa Daniela Coli

Quanto si sa davvero di Brexit? Brexit means Brexit, diceva misteriosa Theresa May. Con le elezioni del 12 dicembre e la vittoria di Boris Johnson ha vinto la Brexit e c’è chi pensa che l’UK lascerà l’Europa a fine mese e magari si alleerà con Trump e Putin contro l’Europa, come teorizzano alcuni geni geopolitici. 

Davvero l’UK andrà via dall’Europa il 30 dicembre? No, perché il governo Johnson dovrà negoziare con l’Ue un trattato di libero scambio: Johnson prevede la conclusione entro il 2020, ma difficilmente sarà concluso entro il 2020.

Merkel e Macron tifavano per Johnson perché avevano già fatto il deal su Brexit con lui e non avevano certo voglia di ricominciare nuovi negoziati con Corbyn. 

Brexit è contro l’Europa? L’UK si alleerà contro l’Europa con gli Usa e la Russia per distruggere la Germania partner principale della Cina? Qui molti esperti geopolitici e giornalisti sbagliano di grosso, perché UK come Germania, Francia, Spagna, Russia, Australia e Canada considerano la Cina la maggiore potenza economica mondiale (vedere tweet di Ian Bremmer del 13 dicembre 2019).

 

Siamo nel 2019 e il mondo è cambiato, ci dice il tweet di Ian Bremmer, citando i risultati dell’autorevole think tank statunitense Pew Research Center: alleati degli Usa come UK, Australia, Canada, Germania, Francia, credono come la Russia che la Cina sia la prima potenza economica mondiale. Mentre l’Italia insieme alla Nigeria, il Messico, il Brasile, la Sud Corea, gli Usa e il Giappone credono che gli Stati Uniti siano ancora la prima potenza economica mondiale.

Ci sono dubbi che i giapponesi considerino ancora gli Stati Uniti la prima potenza economica del mondo, ma i giapponesi sono molto cortesi, com’è noto, e, inoltre sono in una situazione delicata.

Possiamo capire più di Brexit da un lungo e dettagliato articolo della prestigiosa rivista nipponica Asian Nikkei Review per il quale le compagnie asiatiche si aspettano una soft Brexit. In caso di hard Brexit i giapponesi trasferirebbero le loro mille compagnie in UK e relativi stabilimenti fuori dal Regno Unito.

Il Giappone ha in UK stabilimenti Nissan, Honda, Panasonic, tanto per citare alcuni brand ben noti. Nomura, importante azienda finanziaria nipponica ha già deciso di trasferirsi a Francoforte.

Ma per Nikkei Review  è prevedibile una soft Brexit, perché l’UK da trenta anni ha rapporti importanti con la Cina: ha aiutato la China General Nuclear Power Group, la maggiore società cinese per lo sviluppo nucleare e dell’energia nucleare in Cina, a costruire la prima centrale nucleare cinese e Londra è diventata la più grande hub commerciale in yuan del mondo. Difficile l’UK voglia perdere tutto questo.

Per la rete 5G e Huawei, Nikkei Review informa che il governo inglese ha rimandato la risposta ufficiale per non dispiacere gli Usa, ma di fatto ha approvato Huawei e la rete 5G. 

L’Italia è tra i paesi (come l’Argentina, il Brasile, il Messico e la Nigeria) che considerano gli Usa la prima potenza economica del mondo e forse per questo non riesce a inquadrare Brexit se non come rottura con la Germania ed Europa. Alcuni partiti italiani esultano, altri se ne rammaricano.

Gli inglesi sono straordinari a fare teatro e con Brexit hanno messo su davvero una gran bella soap. Il fatto che Australia e Canada – come l’UK  membri dei Five Eyes, intelligence alleata degli Usa – siano d’accordo con l’UK sulla Cina la dice lunga su un UK in fuga dall’Europa per allearsi con i Five Eyes con gli Usa contro l’Europa.

L’UK non ha mai aderito all’euro. Non si sono mai capite bene le ragioni che hanno spinto Cameron al referendum da cui è uscita Brexit perché  l’UK è sempre stata trattata con i guanti dall’Ue. 

Quindi, retorica e propaganda della Brexit a parte, l’UK come Germania, Francia, Spagna, Canada e Australia considerano la Cina, il maggior rivale degli Usa, la prima potenza economia mondiale. E hanno rapporti importanti con la Cina.

La Global Britain e la Global Europe guardano all’Asia e al Medio Oriente. Germania, Francia, UK, Svezia, Finlandia, Belgio, Danimarca, Olanda, Norvegia, oltre la Russia e la Cina  intendono commerciare con l’Iran attraverso Instex aiutati dalla Cina, che ha piattaforme digitali di pagamento online più veloci di quelle americane.

E’ ovvio che non è possibile paragonare Boris Johnson a Salvini e Meloni, non solo perché ha un governo multietnico – si pensi soltanto all’anglopakistano musulmano Sajid Javid, Cancelliere dello Scacchiere del governo di Boris Johnson, ex direttore di Deutsche Bank a Singapore e amatissimo dalla City) –  ma perché, se Johnson chiude all’immigrazione da paesi come l’Italia, apre all’immigrazione di ingegneri e scienziati dall’Asia e dal Medio Oriente.

L’UK collabora già con la Francia nel Sahel insieme alla Germania e, come affermano i giornali britannici, fa parte dell’E3, la difesa europea con Francia e Germania. L’UK fuori dall’Ue e dall’euro sarà sempre alleata di Francia e Germania, come chiariva Sir Dearlove: infatti fa parte dell’E3.

Cos’è allora Brexit? Bisogna tornare alla lettera di Sir Dearlove a Macron del giugno 2018: l’UK vuole un’Europa diretta da alcuni grandi e forti Stati nazionali: Francia, Germania, ma anche Spagna e Austria, quest’ultime strategiche per i rapporti col Sud America e i Balcani.

L’UK prevede che gli altri paesi europei ruotino intono a questo nocciolo duro Ue, non è necessario aderiscano a tutti i trattati, e l’Italia potrebbe anche rimanere in Ue e  uscire dall’euro o adottare una moneta parallela perché ha un debito tale da essere un pericolo per l’eurozona, come già sostenuto sul FT da Münchau. L’Eurobond dovrebbe essere l’unico asset sovrano dell’Ue. Brexit è stata un grande stimolo per l’Europa per lanciare la difesa europea, di cui Francia e Germania saranno l’asse principale.

L’Europa potrebbe diventare una grande potenza mondiale, come prevede Gideon Rachman sul FT e  con l’euro potrebbe sfidare il dollaro. Importante quindi rapporto con la Russia con Rosneft che ha già adottato l’euro. La Russia è stata per secoli una difesa naturale dell’Europa, Pietro il Grande parlava francese e Caterina la Grande era tedesca. Per questo Macron considera importante l’alleanza militare con la Russia, che porta il gas a Berlino.

La Brexit fa parte di un periodo di grandi cambiamenti, è un mondo nuovo. Boris Johnson, nipote di un ministro ottomano e con legami familiari con tedeschi, francesi e russi, non è Trump, ci avverte Niall Ferguson. Ha un governo multietnico e non è contro l’immigrazione. Non è neppure la Thatcher, perché è un conservatore riformatore, simile a Disraeli. Infatti, a differenza di Trump, taglierà le tasse ai poveri e non ai ricchi.

Quindi Brexit non è contro l’Europa, nonostante la retorica di Brexit. E sarebbe bene anche in l’Italia incominciare ad accorgersene e avere una politica estera più adatta a questo secolo. 

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