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Perché in Germania per Cdu-Csu si complica il dopo Merkel

Restrizioni Germania

L’esito del voto in Renania-Palatinato, dove gli elettori hanno confermato una maggioranza “semaforo” (dai colori di Spd, verdi e liberali) dimostra che un’alternativa senza Cdu-Csu è possibile. Lo è teoricamente anche in Baden-Württemberg. L’approfondimento di Mennitti da Berlino

 

Le prime elezioni in Germania al tempo della pandemia, nei due Länder occidentali del Baden-Württemberg e della Renania-Palatinato, hanno premiato i presidenti regionali uscenti e segnato una dura sconfitta per la Cdu di Armin Laschet. I Verdi hanno vinto a Stoccarda, dove Winfried Kretschmann si conferma presidente con il 32%. L’Spd la spunta a Mainz, con Malu Dreyer che raggiunge il 35,7, percentuali che i socialdemocratici possono solo sognare a livello nazionale.

In entrambi i Länder, la nuova Cdu di Armin Laschet sbatte contro i peggiori risultati della sua storia: 23,5% in Baden-Württemberg, per decenni roccaforte inattaccabile del partito, 26,6% in Renania-Palatinato, regione natale di Helmut Kohl. Il calo rispetto alle elezioni precedenti è stato rispettivamente del 3 e del 5%. Se da un lato i dirigenti locali cristiano-democratici lamentano che la campagna elettorale intorpidita dalla pandemia abbia favorito la notorietà dei presidenti in carica, dall’altro va evidenziato come il massiccio voto per posta (proprio per timore dei contagi in cabina elettorale) abbia minimizzato l’impatto negativo degli scandali di parlamentari della Cdu, scoppiati solo nell’ultima settimana. È stato un vero e proprio “home voting”, con il 50% degli elettori in Baden-Württemberg e il 65% in Renania-Palatinato che hanno espresso il loro voto per posta, dunque ben prima che scoppiassero gli scandali delle provvigioni per le mascherine. Insomma, poteva andare peggio. L’esperto di flussi elettorali della tv pubblica Ard stima intorno a un ulteriore 2% il calo del partito nei sondaggi a ridosso del voto.

Ma al di là delle specificità regionali e della popolarità dei presidenti uscenti, il risultato è destinato ad avere forti ripercussioni a Berlino, dove i conservatori sono alle prese con il nodo del candidato alla cancelleria. Armin Laschet ha preso in mano la Cdu solo da gennaio, ma era inevitabile che questo primo appuntamento elettorale avrebbe influito sul duello con Markus Söder, il leader del partito gemello bavarese Csu.

Nessuna luna di miele fra gli elettori e la nuova leadership Cdu, e in più al partito sta venendo meno il consenso per la gestione della pandemia dopo gli errori nella seconda ondata e la falsa partenza della campagna di vaccinazione. Un cambio d’umore che colpisce in primo luogo la cancelliera e il ministro della Sanità Jeans Spahn, lodati solo pochi mesi prima, e che si abbatte di riflesso sull’intero partito: i sondaggi nazionali sono passati dal 40% dello scorso maggio al 31% di questi giorni. Sgonfiatasi la bolla della pandemia, il partito è tornato alle difficoltà di un anno fa, con una cancelliera (peraltro ora in difficoltà) con le valige in mano e una dirigenza che fatica a trovare autorevolezza e credibilità.

Così il doppio smacco di Stoccarda e Mainz appesantisce le ali di Laschet e alimenta le ambizioni di Söder, cui i tedeschi nei sondaggi attribuiscono maggiori capacità di leadership, anche grazie alla sensazione che stia affrontando con maggiore energia la crisi del Covid (il secondo è presidente della Baviera, il primo del Nord Reno-Vestfalia). Laschet è ammaccato ma non ancora fuori gioco: ma ha bisogno di un colpo di reni se vuole ancora mantenere la priorità che la maggiore rilevanza della Cdu sulla Csu gli riserva. Il duello per la candidatura è stato finora sotterraneo, nei prossimi giorni emergerà in superficie: ormai mancano solo sei mesi al voto federale (26 settembre) e il candidato dei socialdemocratici è già in campo da tempo.

Il secondo riflesso nazionale riguarda le future alleanze di governo. Gli scenari che potranno delinearsi dipenderanno molto dalla capacità di reazione di Cdu e Csu. Molti i fronti aperti: oltre alla scelta del candidato cancelliere, la reazione agli scandali dei parlamentari, la definizione di un profilo forte per il dopo Merkel, la presentazione di un programma elettorale chiaro e innovativo e naturalmente una più efficiente gestione della pandemia da parte del governo in carica, a cominciare dalla campagna di vaccinazione, a rilento per la scarsità delle dosi ma anche per i ritardi burocratici di prenotazioni e somministrazioni. Tanto più che c’è l’ormai inevitabile terza ondata di contagi da affrontare.

Con sei mesi di pandemia ancora di fronte, anche l’inevitabilità di un governo nero-verde può vacillare. L’esito della Renania-Palatinato, dove gli elettori hanno confermato una maggioranza “semaforo” (dai colori di Spd, verdi e liberali) dimostra che un’alternativa senza Cdu-Csu è possibile. Lo è teoricamente anche in Baden-Württemberg, dove le due opzioni di governo (l’uscente verde-nera e quella “semaforo”) poggerebbero quasi sullo stesso numero di seggi. Secondo i sondaggi, al momento questa possibilità è numericamente esclusa a livello federale, ma se i conservatori non riusciranno a invertire la rotta, potrebbero ritrovarsi a settembre senza il pallino del gioco in mano. Fantapolitica, ma viviamo tempi straordinari. Allora sarebbero i verdi l’ago della bilancia e sarebbero loro a stabilire con chi governare. E se arrivassero secondi alle spalle della Cdu, potrebbero essere allettati dall’idea di formare un governo con gli altri partiti designando il primo cancelliere ecologista della Bundesrepublik.

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