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Perché lo scandalo mascherine in Germania imbarazza Cdu e Csu

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Germania Covid

Lo scandalo delle mascherine che coinvolge due deputati di Cdu e Csu, gli effetti catastrofici sui sondaggi federali ma soprattutto su quelli per le due importanti elezioni regionali di domenica prossima. La vicenda rischia di essere devastante per l’Unione (Cdu+Csu) e, di conseguenza, per la stabilità del governo. L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

 

Il “Masken-Affäre”, lo scandalo delle tangenti per le maschere anti-Covid che ha coinvolto due deputati, sta scuotendo l’Unione, il raggruppamento che riunisce la Cdu e la sua consorella bavarese Csu, gli ultimi partiti di massa della Repubblica Federale Tedesca. Una storia di corruzione i cui contorni potrebbero essere più vasti rispetto a quanto emerso in questi primi giorni, ma che al momento ha portato a dimissioni differenziate i deputati coinvolti.

La vicenda capita nel momento peggiore per l’Unione, a sei mesi dal voto federale del 26 settembre, che deciderà il futuro del paese dopo 16 anni di cancellierato Merkel, e a sei giorni da due importanti appuntamenti regionali, le elezioni in Baden-Württemberg e Renania-Palatinato, due Länder dell’Ovest ricchi e potenti. Sono il primo banco di prova per la nuova Cdu di Armin Laschet e per le sue personali ambizioni di candidato alla cancelleria, ma ora si prospettano come un disastro annunciato. I sondaggi sono catastrofici, misurano già gli effetti dello scandalo e si saldano al calo di consenso già registrato nelle ultime settimane per i giudizi negativi sulla gestione della seconda crisi pandemica e sul flop della campagna di vaccinazione.

Nel vocabolario tedesco manca il termine “tangente” associato alla corruzione. Esiste quello più neutro di provvigione, che di per sé non sarebbe un crimine. Ma se l’accordo per cui si ottiene questa provvigione è un patto illegale, ecco che il significato è quello. Nella rete sono finiti Georg Nußlein, 51 anni, vice capogruppo dell’Unione e deputato della Csu, e Nikolas Löbel, 34enne parlamentare della Cdu di belle speranze.
Nußlein, per il quale è in corso un’indagine della procura di Monaco per corruzione, avrebbe ottenuto una provvigione di 660.000 euro per aver favorito un contratto per l’acquisto di maschere. E anche Löbel avrebbe utilizzato l’intermediazione dell’azienda di cui è titolare per incassare 250.000 euro per l’intermediazione di contratti di acquisto di maschere tra un fornitore del Baden-Württemberg e due società private di Heidelberg e Mannheim (città di nascita di Löbel). Questo secondo caso, seppure di proporzione minore, è però politicamente più delicato, giacché il Baden-Württemberg è proprio uno dei due Länder in cui domenica si vota e lo scandalo ha avuto per questo una risonanza moltiplicata.

Le dimissioni dei due coinvolti sono state un processo complesso, che ha ulteriormente imbarazzato i vertici dei due partiti. E al momento in cui scriviamo, non sono neppure complete. Nußlein, infatti, ha lasciato la vice presidenza del gruppo parlamentare e la Csu, ma ha semplicemente fatto annunciare dal suo avvocato la decisione di non ricandidarsi alle prossime elezioni. Quindi, almeno per ora, nessuna dimissione dal parlamento, anche se le pressioni del suo leader di partito Markus Söder sono diventate asfissianti. E anche Löbel ci ha messo più di qualche giorno prima di cedere agli ultimatum del vertice della Cdu e abbandonare tutto, commissione Esteri (da cui si era dimesso subito, sperando di salvare il resto), seggio parlamentare e partito. Secondo indiscrezioni di stampa, Löbel avrebbe (inutilmente) chiesto ai suoi di poter mantenere il posto di deputato perché lo stipendio gli serviva per pagare un immobile acquistato qualche settimana fa (l’interessato non ha confermato né smentito l’indiscrezione).

Con la linea dura nei confronti dei due deputati, i vertici di Cdu e Csu cercano di ridurre i danni elettorali, tanto più che uno scandalo su questioni di salute e in particolare sulla vicenda molto sensibile della pandemia è il peggio che potesse capitare. Il capogruppo dell’Unione Ralph Brinkhaus (Cdu) ha provato in tv a mostrare comprensione per la rabbia dei cittadini e a promettere un’indagine a tutto campo. Il che però lascia temere che i casi dei due parlamentari possano non essere gli unici: “Useremo i prossimi giorni per chiarire di conseguenza tutti i casi dubbi”, ha detto al tg della Zdf, “metteremo tutto alla prova e lo faremo insieme ad esperti”.

Dalla capacità dei controllori interni di andare a fondo a tutti i casi dubbi e risolverli in maniera trasparente dipende la possibilità dell’Unione di recuperare almeno parte della credibilità perduta ed evitare danni seri alle elezioni federali di settembre. Ma per il voto di domenica prossima nei due Länder occidentali potrebbe essere comunque già troppo tardi. I sondaggi segnalano ora per ora lo smottamento del consenso per Cdu e Csu, sia a livello nazionale che nei due Länder in cui si vota (dove naturalmente si presenta solo la Cdu). A livello federale (sondaggio Bild am Sonntag), l’Unione è tornata per la prima volta sotto la già deludente percentuale delle ultime elezioni, divorandosi tutto il capitale conquistato nella gestione della prima ondata della pandemia, quando era risalita fino al 40%: oggi è crollata al 32 (nel 2017 aveva preso il 32,9%). Ma ancora peggio sembrano andare i consensi nei due Länder in cui si vota domenica prossima. In Baden-Württemberg, dove la Cdu governa come partner minore dei Verdi, il distacco tra i due primi partiti sembra ormai incolmabile: secondo un sondaggio Zdf, 11 punti dividono i Verdi dalla Cdu (35 a 24), laddove due mesi fa le due forze viaggiavano alla pari (30 a 30). In Renania-Palatinato, dove la corsa è fra Spd e Cdu, il partito della cancelliera (e di Laschet) ha 4 punti di svantaggio sui socialdemocratici: risultato ribaltato rispetto a gennaio, quando i sondaggi davano la Cdu avanti di 4 punti. Da tutti i rilevamenti emerge lo sgretolamento dell’Unione senza tuttavia che altri partiti riescano ad avvantaggiarsene, a parte un po’ i liberali per pochi punti percentuali.

Lo scandalo delle maschere accentua la crisi in cui la Cdu è stata trascinata dall’insufficiente gestione della pandemia a partire da ottobre, cui si aggiunge l’incerto avvio delle operazioni di vaccinazione e altre inefficienze, come la campagna di test tanto annunciata e mai davvero partita. La vicenda di corruzione, se non verrà rapidamente circoscritta e risolta, ha un potenziale devastante per il partito della cancelliera e per le ambizioni di Laschet (ma anche del suo concorrente Söder, dato il coinvolgimento di un esponente della Csu). E indirettamente anche per l’equilibrio politico tedesco, giacché l’Unione resta l’ultimo grande pilastro attorno al quale costruire maggioranze politiche più stabili. Un suo ridimensionamento renderebbe il Bundestag ancor più polverizzato rispetto a quanto non sia già oggi, consegnando davvero ai libri di storia il mito della stabilità politica dei tempi della Repubblica di Bonn.

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