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Vi racconto tensioni e polemiche in Germania sui vaccini

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Germania vaccini Covid

Che cosa succede in Germania sul piano vaccini. L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

La Bild ormai la chiama “la débacle dei vaccini”. Il quotidiano popolare è in modalità attacco e, sulla scia dell’inchiesta dello Spiegel, che ormai tre settimane fa anticipò i ritardi cui sarebbe andata incontro la campagna di vaccinazione in Europa, ricostruisce i movimenti che trasferirono la cabina di regia di tale campagna dalle capitali nazionali a Bruxelles. Nel mirino della Bild è entrata Angela Merkel, e chi conosce la tenacia e la veemenza delle campagne giornalistiche del tabloid berlinese, sa che non mollerà facilmente la presa.

Nel frattempo la polemica si trasferisce dalle pagine dei giornali al confronto fra i partiti della stessa maggioranza. È iniziato un anno elettorale fondamentale, con cinque elezioni regionali, il congresso virtuale della Cdu fra dieci giorni e il voto federale di settembre che deciderà i destini della Germania dopo-Merkel: carburante a sufficienza per alimentare la polemica politica. Andiamo per gradi.

GESTIONE VACCINI A BRUXELLES, UNA SCELTA DI MERKEL

Secondo la Bild, l’armonia dimostrata fin qui dal ministro della Sanità Jens Spahn e dalla cancelliera è stata di pura facciata. In tarda primavera, mentre l’Europa stava faticosamente uscendo dalla prima ondata di covid-19, Spahn aveva assunto in prima persona la responsabilità dell’approvvigionamento dei vaccini. E insieme ai ministri della Sanità di Italia, Francia e Olanda aveva messo in piedi una mini alleanza per avere maggior forza contrattuale su un mercato che si annunciava competitivo e rovente. Tanto che a giugno, secondo informazioni raccolte dalla Bild, i quattro ministri (Spahn, Speranza, Veran e De Jonge) avevano concluso un accordo con AstraZeneca per 400 milioni di dosi del vaccino del consorzio britannico-svedese. Ma già in quel momento, alla cancelleria si definivano i piani per il passaggio della cabina di regia sui vaccini dai ministeri nazionali alla Commissione europea. Il tabloid tedesco sottolinea che questo passaggio era stato individuato come un segnale forte per la presidenza del semestre europeo, assunta dalla germania di Angela Merkel dal 1° luglio.

TUTTO IL POTERE A URSULA

Tutto il potere a Ursula von der Leyen e alla sua commissaria alla Salute Stella Kyriakides. Secondo la Bild, il trasferimento del mandato a Bruxelles avrebbe dovuto favorire diversi obiettivi di Merkel: rafforzare ulteriormente la coesione europea, affiancando la gestione degli acquisti dei vaccini al varo del Recovery Fund, dare prestigio al semestre tedesco motore di entrambe le iniziative e allontanare possibili critiche alla Germania di muoversi in maniera solitaria, come era accaduto ad esempio quando il paese bloccò per alcuni giorni la distribuzione negli altri paesi Ue delle mascherine, durante la prima ondata. Timori, questi ultimi, non infondati, se si pensa alla reazione italiana alla notizia del successivo acquisto aggiuntivo di dosi da parte di Berlino, anche se al di fuori e a esaurimento del contingente europeo.

LA LETTERA SOTTOMESSA DEI QUATTRO MINISTRI

Il tabloid ha pubblicato anche la lettera con cui i quattro ministri della Salute si spogliarono delle competenze sui vaccini, delegando tutto a Bruxelles. Una lettera dai toni “umilianti”, scrive la Bild, voluta espressamente da Merkel e von der Leyen, nella quale si nega anche il fatto che fosse stato già stipulato un accordo con AstraZeneca. In quella lettera i ministri scrivono che “l’approccio parallelo dell’Alleanza ha causato preoccupazioni” e convengono che “sia della massima importanza avere un approccio comune, unico e congiunto nei confronti delle varie società farmaceutiche”. Unico impeto di orgoglio, a futura memoria: “Siamo anche d’accordo nel ritenere che la velocità sia essenziale in questo caso”. Una velocità che alla Commissione è del tutto mancata.

VACCINI, I RITARDI DELLA COMMISSIONE

Già in quel momento, prosegue il quotidiano popolare citando discussioni di Spahn con il suo entourage, i ministri dubitavano dell’efficienza e della rapidità degli organi della Commissione. E da quel momento inizia il disastro: mentre Stati Uniti e Gran Bretagna nei mesi di luglio e agosto chiudevano pre-contratti con 6 ditte produttrici per 840 milioni e 340 milioni di dosi, la Commissione arrancava. E solo a fine agosto, il 27, la commissaria Kyriakides annunciava il contratto con AstraZeneca per 300 milioni di dosi più 100 milioni successive: né più né meno di quello che i quattro ministri da soli avevano già definito più di due mesi prima.

Bild conferma “la pressione di Parigi” sulla Commissione per il vaccino di Sanofi (contratto stipulato a settembre per 300 milioni di dosi che però saranno disponibili solo a fine 2021) e rimprovera il ministro Spahn di non aver ancora più esplicitamente esternato i dubbi relativi alla capacità della commissaria Kyriakides di contenere le sollecitazioni di Macron. Solo a ottobre è arrivato l’accordo con l’americana Johnson & Johnson. A completare la débacle, la trattativa tardiva e al ribasso per i vaccini che già in autunno erano considerati i più promettenti, quelli Biontech/Pfizer e Moderna. La Commissione ha prima provato a trattare sul prezzo, infine ha ordinato un numero minore di vaccini rispetto alle offerte dei produttori. Una decisione che il ceo di Biontech Ugur Sahin ha definito “sorprendente” in una recente intervista allo Spiegel. Il contratto con Biontech/Pfizer è dell’11 novembre.

BILD CHIAMA IN CAUSA MERKEL E VON DER LEYEN

Data a Spahn la responsabilità di non essersi imposto manifestando con chiarezza i dubbi sulle capacità di Bruxelles, la Bild chiama in causa i due leader più potenti d’Europa: “La cancelliera Merkel ha voluto per forza consegnare il mandato di agire nelle mani dell’Ue, come grande gesto europeista, una decisione fatale, la presidente von der Leyen è politicamente responsabile per la burocrazia, il trastullamento e l’incompetenza nell’Ue e quindi per il fatto che 450 milioni di europei hanno a disposizione molti meno vaccini di quanto avrebbero potuto avere”.

LE CONSEGUENZE SU GOVERNO E CONGRESSO CDU

Le conseguenze del caos vaccini non si limitano però alla sola campagna di stampa della Bild, ma tracimano nel confronto politico. Da un lato la cancelliera si difende attraverso il suo portavoce Steffen seibert, ribadendo la bontà della via europea: “La Germania è un paese economicamente e geograficamente dipendente dai suoi partner europei”, ha detto Seibert, “e uscirà dalla pandemia solo assieme agli altri paesi Ue, la scelta di affidare la gestione dei vaccini a Bruxelles è nell’interesse tedesco”. Dall’altro Spahn contrattacca, assicura che il ritardo attuale verrà recuperato e che entro sei mesi tutti i tedeschi che vorranno saranno vaccinati.

Ma il ministro finisce nel mirino dei socialdemocratici. Il vice cancelliere Scholz, già candidato per l’Spd alle prossime elezioni, ha rotto la solidarietà di coalizione e ha presentato al ministro un dettagliato questionario di quattro pagine che sembrano l’atto di accusa di una commissione d’inchiesta: 24 domande e 48 questioni secondarie che vanno dal perché l’Ue ha declinato le maggiori offerte di Biontech/Pfizer e Moderna al perché la Germania non ha riservato per sé le quote di vaccino Pfizer che l’europa ha rifiutato. La responsabilità della débacle, per l’Spd, è della cancelliera e dei ministri Cdu. Inizia così la campagna elettorale sul terreno più delicato possibile e la gestione della pandemia finirà con il determinare anche il voto di settembre. Finora la Cdu si è avvantaggiata della buona gestione Merkel-Spahn nella prima ondata, ma il consenso è merce fluida di questi tempi: la seconda ondata ha messo in luce tutte le debolezze del sistema tedesco, lockdown tardivi o inefficaci (oggi il governo prolungherà almeno fino al 31 gennaio quello in vigore) che peseranno anche sulla robusta economia tedesca, 16.823 morti nel solo mese di dicembre contro i 16.248 in tutti i mesi precedenti (da marzo a novembre). Ora la falsa partenza sui vaccini. E con Merkel e Spahn sulla difensiva, anche il congresso virtuale della Cdu il prossimo 16 gennaio diventa più incerto che mai, con il candidato della continuità Armin Laschet in sorprendente affanno nei confronti dei suoi due contendenti outsider, Friedrich Merz e Norbert Röttgen.

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