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Perché gli Stati Uniti in Libia lasciano campo libero a Turchia e Russia?

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eni in libia

Tutte le ultime novità in Libia con Turchia e Russia che si spartiscono progressivamente l’influenza con il tacito assenso di fatto degli Stati Uniti. L’analisi di Giuseppe Gagliano

 

Che la Libia diventi oggetto di una spartizione in zone di influenza tra la Turchia — in Tripolitania — e Mosca in Cirenaica costituisce allo stato attuale un dato oramai acquisito come avevamo già indicato negli articoli precedenti.

Altrettanto evidente risulta il fatto che questa frammentazione del territorio libico sia stata resa possibile anche dall’uso di una Guerra sporca — ammesso che esista una Guerra pulita — caratterizzata dall’uso spregiudicato dei mercenari siriani da parte della Turchia e della Compagnia Wagner da parte della Russia.

Quanto alla presenza militare italiana questa è irrilevante: è infatti volta – almeno ufficialmente – a scopi di natura sanitaria e di assistenza alla Guardia costiera. L’assenza del nostro paese sul teatro libico costituisce un errore politico-strategico che avrà implicazioni a medio termine molto rilevanti sia sul fronte della immigrazione che sul fronte energetico (nonostante l’autorevolezza dell’Eni).

Il totale disimpegno, sotto il profilo militare, del nostro paese sullo scacchiere libico ha costituito un errore fatale determinato anche da scelte ideologiche prive di un approccio realistico. Quanto al nostro intervento nel 2011 nel contesto Nato questo ha danneggiato il nostro interesse nazionale. Il nostro paese insomma sarebbe dovuto intervenire adesso per salvaguardare i propri interessi.

D’altronde il margine di manovra dello strumento militare italiano — rispetto a quello francese — al di fuori del contesto atlantico è inesistente. E qualora sia presente è irrilevante.

Ritornando alla questione libica, il rinvio al 19 giugno della visita prevista in Turchia del ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio con l’omologo Mevlut Cavusoglu è l’emblema della irrilevanza e del dilettantismo italiano.

Infatti Mevlut Cavusoglu incontrerà al Sarraj insieme ai ministri del Tesoro e delle Finanze, Berat al Bairak, della Difesa Hulusi Akar, dell’Economia Nihat Zeybekci e ai vertici dell’intelligence per porre in essere le due infrastrutture militari turche a Misurata e al Watiya di cui abbiamo discusso precedentemente.

Incontro questo che costituisce una ovvia implicazione politica di quello del 17 giugno con il premier Fayez al Sarraj, il ministro degli Esteri, Mohammed Siyala, il ministro dell’Interno, Fathi Bashagha e il presidente della compagnia petrolifera National Oil Corporation (Noc), Mustafa Sanallah. Ma questa è d’altronde la tragica conseguenza del fatto che il nostro paese ha rinunciato di sostenere militarmente al Sarraj.

Ma anche gli stessi Stati Uniti rinunciando ad intervenire direttamente nel teatro libico hanno delegato al proprio nemico storico – la Russia – la spartizione libica. Propio per questo — in stretta sinergia con la Nato e la Turchia — gli Usa stanno affannosamente cercando di recuperare terreno.

La centralità delle infrastrutture militari americane poste in Sicilia potrebbero avere avuto un ruolo tutt’altro che marginale nella decisione americana di riprendere – seppure indirettamente almeno allo stato attuale – influenza in Libia.

Ma pur ammettendo che il cambiamento di postura americana non sia dettato da questa ragione, gli Usa non potranno ignorare la possibilità che la Russia trasformi la Cirenaica in un sua zona di influenza.

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