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Perché non convince troppo la ritrattazione di Parmitano sul Coronavirus da novembre

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“Caso Parmitano: oltre alla logica, a far dubitare della sua auto-smentita sono alcune informazioni che la Verità ha potuto ottenere da fonte riservata e qualificatissima”. L’approfondimento di Capezzone per il quotidiano La Verità

 

(estratto di un articolo di Daniele Capezzone pubblicato sul quotidiano La Verità fondato e diretto da Maurizio Belpietro)

 

Sono da un lato la logica e dall’altro alcune informazioni ottenute dalla Verità da fonte riservata e qualificatissima a tingere di giallo l’ammissione televisiva (“a bordo … già da novembre avevamo iniziato a seguire i primi contagi”) dell’astronauta Luca Parmitano, e a non consentire di archiviare con troppa facilità la sua ritrattazione di ventiquattr’ore fa.

L’ultima tappa della vicenda è infatti un lungo post su Facebook in cui l’astronauta si scusa e fa diversi passi indietro: “È stato portato alla mia attenzione un errore da me commesso durante un’intervista rilasciata a una trasmissione televisiva. Nell’episodio in questione, parlando delle precauzioni prese durante il rientro dalla Stazione Spaziale Internazionale, ho erroneamente affermato che, come equipaggio, fossimo al corrente dell’inizio del contagio pandemico già a novembre”.

Presentate le scuse (“Mi scuso, con umiltà, per l’errore e per le conseguenze del tutto inaspettate: me ne assumo ogni responsabilità”), Parmitano elenca i fattori che lo avrebbero indotto in errore.

Primo: il fatto che a bordo di solito non si usi il calendario tradizionale, ma una scansione temporale che “inizia con il giorno 1 e finisce con il giorno 365”, il che rende “possibile confondere un mese con un altro”.

Secondo: il fatto che, durante la parte finale della missione, Parmitano e i suoi colleghi abbiano parlato di diverse situazioni critiche sulla Terra, e che dunque possa essersi ingenerata una confusione.

Terzo: le regole di trasparenza e l’obbligo di registrazione delle conversazioni a bordo consentono di verificare tutto, dice l’astronauta.

L’autorevolezza di Parmitano impone di riferire con rispetto la sua auto-smentita.

Eppure, c’è un elemento logico, come si diceva all’inizio, che non convince affatto.

L’astronauta ha fatto le sue affermazioni più forti (quelle su informazioni in qualche modo disponibili già a novembre) non una sola volta e casualmente, ma due volte, in due distinte trasmissioni televisive andate in onda a ben due settimane di distanza l’una dall’altra: la prima (Petrolio) trasmessa il 25 aprile, la seconda (Tg2 Storie) del 9 maggio. Possibile che dopo la prima trasmissione, e per quattordici lunghissimi giorni, l’astronauta non si sia reso conto di aver commesso un errore, e su un punto così significativo?

O forse non era un errore, e qualcun altro – nella filiera gerarchica – ha semplicemente sperato che il caso non esplodesse, che la faccenda venisse dimenticata e scivolasse via, salvo poi insistere con Parmitano per una smentita solo dopo che (è la storia degli ultimi giorni) la vicenda è arrivata in prima pagina?

Sono diversi gli elementi che destano perplessità e inevitabilmente giungeranno sul tavolo del Copasir, a cominciare da un’altra evidenza.

Sui media Usa, ci sono numerose fonti che affermano (senza smentita) che già tra novembre e dicembre 2019 i servizi Usa lanciarono un allarme ai servizi alleati, a partire da Israele.

In Italia qualcuno ha avuto informazioni al riguardo? Come si spiega l’incredibile stringatezza (poche righe e una sola citazione del Coronavirus) nella Relazione annuale 2019 della nostra intelligence (resa nota il 2 marzo 2020) presentata da Giuseppe Conte e dai vertici dei nostri servizi?

In più di cento pagine, il Covid compare essenzialmente come problema e insidia per la leadership di Xi Jinping. Nessuna informazione sull’origine del virus, sulla tempistica, nessuna ipotesi o ricostruzione sul perché l’Italia sia stata colpita così duramente.

Ma torniamo al caso Parmitano. Oltre alla logica, a far dubitare della sua auto-smentita sono alcune informazioni che la Verità ha potuto ottenere da fonte riservata e qualificatissima.

Come avviene l’approvvigionamento di informazioni (e in particolare di informazioni sensibili) da parte degli astronauti Iss coinvolti in una missione come quella? Le fonti sono tre: l’Esa francotedesca (con base a Colonia, dove c’è il centro di addestramento astronauti dell’Esa), Houston e Mosca.

Quindi, informazioni possono essere giunte da canale tedesco (o francotedesco), americano o russo. Tutti elementi che – realisticamente – non fanno credere né a una svista né a un lapsus.

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