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Coronavirus, Trump, l’Intelligence e l’Italia. Fatti, ricostruzioni e rumors

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L’analisi di Francis Walsingham sulla scia dell’articolo del Washington Post e delle indiscrezioni della Fox tra Intelligence, Trump, Italia e Coronavirus

Secondo il Washington Post di proprietà di Jeff Bezos, uno dei più tosti nemici di Trump e attualmente in causa con il Pentagono per il contratto JEDI, le agenzie di intelligence statunitensi avrebbero allertato il presidente Trump nel gennaio e febbraio scorso sul pericolo globale rappresentato dal coronavirus. A fronte di ciò, Trump e il Congresso avrebbero minimizzato la minaccia senza assumere adeguati provvedimenti che avrebbero potuto rallentare la diffusione dell’agente patogeno.

I rapporti dell’intelligence (ovviamente) non prevedevano quando il virus sarebbe stato in grado di arrivare negli Stati Uniti, né hanno raccomandato particolari misure che i funzionari della sanità pubblica americana avrebbero dovuto prendere. Nell’articolo del WaPo si afferma che queste sono questioni che esulano dalla sfera di competenza delle agenzie di intelligence. In realtà, nessuno a gennaio avrebbe potuto prevedere la portata del fenomeno che stiamo osservando in questi giorni.

L’articolo omette anche di affermare che ogni anno nel “threat assessment” che il DNI (Director of National Intelligence) presenta al Congresso un warning su aspetti legati ad eventuali pandemie.

Così è stato nel gennaio 2019 (“We assess that the United States and the world will remain vulnerable to the next flu pandemic or largescale outbreak of a contagious disease that could lead to massive rates of death and disability, severely affect the world economy, strain international resources, and increase calls on the United States for support. Although the international community has made tenuous improvements to global health security, these gains may be inadequate to address the challenge of what we anticipate will be more frequent outbreaks of infectious diseases because of rapid unplanned urbanization, prolonged humanitarian crises, human incursion into previously unsettled land, expansion of international travel and trade, and regional climate change.” WORLDWIDE THREAT ASSESSMENT of the US INTELLIGENCE COMMUNITY, January 29, 2019), cosi’ nel febbraio 2018 (“The increase in frequency and diversity of reported disease outbreaks—such as dengue and Zika—probably will continue through 2018, including the potential for a severe global health emergency that could lead to major economic and societal disruptions, strain governmental and international resources, and increase calls on the United States for support. A novel strain of a virulent microbe that is easily transmissible between humans continues to be a major threat, with pathogens such as H5N1 and H7N9 influenza and Middle East Respiratory Syndrome Coronavirus having pandemic potential if they were to acquire efficient human-to-human transmissibility. … The World Bank has estimated that a severe global influenza pandemic could cost the equivalent of 4.8 percent of global GDP—more than $3 trillion—and cause more than 100 million deaths.” WORLDWIDE THREAT ASSESSMENT of the US INTELLIGENCE COMMUNITY, February 13, 2018), e così proseguendo.

Come mai tutti questi warning non ascoltati? E’ tipico dei cosiddetti Strategic Warnings, ossia dei documenti a lungo raggio che fondamentalmente non legge nessuno, in quanto politici e addetti ai lavori sono presi da emergenze di breve periodo. Questi potrebbero servire a fare prevenzione ma in un mondo diverso in cui ritmi di vita fossero più lenti. Il loro ruolo primario è, dunque, consentire all’intelligence di poter affermare “te l’avevo detto e tu non hai fatto niente”.

Questa continua messa in mora è uno dei motivi del pessimo rapporto tra intelligence e politica.

Torniamo al Coronavirus odierno. Presi nel loro insieme, i rapporti intelligence sottoposti a Trump hanno presentato un quadro iniziale di un virus che mostrava le caratteristiche di una pandemia globale e che avrebbe potuto richiedere ai governi di intraprendere azioni rapide per contenerlo.

Nonostante quel flusso costante di segnalazioni, secondo WaPo, Trump ha continuato pubblicamente e privatamente a minimizzare la minaccia che il virus rappresentava per gli americani. Lo stesso Congresso non si è occupato seriamente del virus fino a questo mese, tranne qualcuno che, come segnalato puntualmente dal quotidiano di proprietà di Bezos, avrebbe anche utilizzato informazioni insider per tutelare i propri investimenti.

Lascio a chiunque fosse interessato la lettura dell’articolo e soprattutto la descrizione cronologica dei tentativi da parte dei collaboratori di Trump nel fargli cambiare idea. Una descrizione che (per chi conosce Trump) se fosse stata vera avrebbe determinato licenziamenti in massa un’ora dopo dalla Casa Bianca.

Veniamo invece ad un altro aspetto importante: la propaganda.

In questo contesto così tribolato a Washington D.C., è ovvio che la frustrazione di molti inascoltati nell’Intelligence abbia scaturito forme diverse di azione, ricorrendo in primis al leakage (ossia alla diffusione non autorizzata di informazioni all’esterno).

Spesso queste informazioni sono false, distorte o manipolate ma comunque orientate al raggiungimento dell’obiettivo. Come descrive Roger George (“Intelligence in the National Security Enterprise”), “Unfair criticism generates illegal leaks of intelligence reports when Intelligence clashes with politics sending, in this way, a signal to the political power. Leaks can also belong to insiders when disgruntled government employees with a top security clearance (like Edward Snowden, for example) want to reveal secrets to force a public discussion”.

Il riferimento serve per ricordare come praticoni dell’intelligence, evidentemente poco aggiornati sui rapporti tra Trump e Fox News, hanno evidenziato la notizia proveniente dal broadcasting di New York secondo cui il tipico “esperto di sicurezza”, con base a Roma (così da mettere in difficoltà l’ambasciata diretta dall’ambasciatore Eisenberg, persona vicina a Trump), anonima (perché non autorizzata a parlare), avrebbe affermato che l’intelligence statunitense allertò il governo della potenziale pandemia (“just days after its infiltrated China late year”). I servizi italiani hanno smentito, ma agli occhi dei conoscitori della materia non era neanche necessario.

Sarebbe interessante a questo punto sapere (con certezza, però) se anche le altre intelligence europee sono state allertate, o se sarebbe stato un avvertimento solo per l’Italia.

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