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L’Odissea socialista vista da Cicchitto

Chi c'era e che cosa si è detto alla presentazione di "L'Odissea socialista. Nenni, Lombardi, Craxi", il nuovo libro di Fabrizio Cicchitto. La nota di Sacchi.

L’Odissea socialista. Nenni, Lombardi, Craxi (Rubettino editore), il nuovo libro di Fabrizio Cicchitto, presentato ieri nella Sala della Regina alla Camera, dalla Fondazione Rel (Riformismo &Libertà dello stesso Cicchitto) e dalla Fondazione Craxi, diretta da Nicola Carnovale, è una storia personale e politica che parla del passato per lanciare un potente e anche drammatico messaggio alla politica di oggi.

Lo lancia Cicchitto: “L’eliminazione per via giudiziaria del Psi e Bettino Craxi con il golpe di ‘Tangentopoli’ ha lasciato un grande vuoto di riformismo a sinistra ma anche a destra. Ed ora la sinistra erede del vecchio Pci, che scelse la via giudiziaria, senza il riformismo socialista si ritrova a rincorrere i Cinque Stelle e Giuseppe Conte con il loro giustizialismo e la politica estera spostata verso la Cina”.

Ma l’attualità trova una radice profonda, purtroppo, che parte da molto lontano, da prima ancora di “Mani pulite” e trae origine in quello scontro tra massimslismo comunista e socialismo riformista che “contribuì all’avvento del fascismo”. “L’Odissea” narrata da Cicchitto, come dice Aldo Cazzullo, introducendo il dibattito, coordinato da Annalisa Bruchi, con l’autore del libro, Pier Ferdinando Casini, Stefania Craxi, Sergio Pizzolante, Claudio Signorile, Luciano Violante, è “un romanzo, anzi una tragedia”. Conclusasi con la morte in esilio a Hammamet di Craxi. Una tragedia in cui i riformisti socialisti vengono bollati dai comunisti “come semifascisti, da FilippoTurati allo stesso Giacomo Matteotti”, viene ricordato nella Sala della Regina.

Per avvicinarci di più ai nostri giorni, Violante, che viene dal Pci, riconosce che la sinistra post-comunista per poter andare al governo con le elezioni ha avuto bisogno di un Romano Prodi. Ma non basta, gli ricorda Stefania Craxi, per poter andare avanti “bisogna fare i conti” con la liquidazione del Psi e del suo leader per via giudiziaria, perché “non fu una parentesi”. “Sono cose scritte, note, lo stesso Gerardo Chiaromonte (della minoranza migliorista del Pci, ndr) a Craxi disse che l’unità socialista non era possibile perché i suoi compagni avevano scelto di andare al potere con la via giudiziaria”, ricorda la Craxi.

Il risultato oggi è, ammonisce Cicchitto, “che il Pd si ritrova a rincorrere i Cinque Stelle”. I nuovi massimalisti.

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