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Occidente, Europa, Usa, Nato. Tre libri per una crisi sistemica

"Titanic Europa" di Meotti, "Occidente contro Occidente" di Bassani e "Nato. L'Alleanza Atlantica alla resa dei conti" di Dagdelen letti da Battista Falconi.

Quanto il tema sia longevo lo attesta la ripetizione tra il titolo di un libro di recente uscita e uno uscito per Lindau nel lontano 2004. “Occidente contro Occidente”, infatti, era il testo in cui André Glucksmann analizzava la guerra in Iraq come atto di libertà e di responsabilità delle democrazie verso la dittatura e la minaccia terroristica che, secondo il filosofo francese, rappresenta un attacco frontale alle radici della civiltà e richiede una risposta adeguata.

Lo stesso titolo è ripreso ora da Luigi Marco Bassani in “Occidente contro Occidente. Elegia prima del suo trionfo” nel contesto di un’altra guerra, quella Iran-Usa, e di uno scenario internazionale molto diverso. Sempre valido però, a quanto pare, il fondamentale paradosso tra universalizzazione delle proprie idee e dissolvenza geopolitica. Secondo il saggio, l’Europa è affaticata da “troppa storia” e dal socialismo, incapace di credere nella libertà e nei valori di cui è latrice, non trova altra via che avvinghiarsi agli USA i quali, pur tra incertezze e criticità, mantengono energia e volontà di dominio planetario in scia con i passati imperi a trazione occidentale. Bassani, da “conservatore e forse moderatamente reazionario”, invita a riscoprire la libertà come destino e non come nostalgia, magari allarmata come usano le sinistre. L’Occidente può riconnettersi con le sue radici ma solo, altro paradosso, affrontando la sua lotta intestina, rinnovandosi e mettendosi costantemente in discussione.

Il saggio è edito dal maceratese Liberilibri, assieme a un volume convergente: “Titanic Europa. La fine misteriosa dell’Unione europea”. Giulio Meotti, firma del Foglio, si interroga su una comunità geopolitica che invecchia anagraficamente, culturalmente e dal punto di vista socioeconomico. L’autore concorda sulla perdita delle nostre radici spirituali e valoriali, suggerisce adattamento alla realtà e adozione di contromisure, per esempio verso l’immigrazione di massa di matrice islamica, avvertendo il rischio di una mutazione definitiva e irreversibile del nostro continente. L’Europa smarrisce la sua identità e l’Unione è fragile, va alla deriva tra “le chiacchiere politiche, la retorica stantia, la spavalderia insipida e universalmente ambiziosa, sfornate da strateghi da poltrona”. Occorre cambiare rotta, prima del naufragio.

Pregnanza e urgenza del tema rendono convergenti anche riflessioni che partono da posizioni molto distanti. Quali quelle di Sevim Dağdelen, autrice tedesca del partito di sinistra dissidente BSW, raccolte in “NATO. L’Alleanza Atlantica alla resa dei conti” (Meltemi). Una riflessione decisamente critica verso il riarmo e l’“espansione”, che la NATO sosterrebbe come retorica e come azione politico-militare, operando fuori dal diritto internazionale e promuovendo guerre di aggressione, per interessi e intenti egemonici. La tesi è ovviamente opinabile ma i fatti addotti a prova sono oggettivi: l’Alleanza sembra aver contribuito più alla destabilizzazione globale che alla difesa collettiva, se si inanellano ritirata dall’Afghanistan, guerra in Ucraina, logoramento dei rapporti con la Russia.

A ottant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, è senz’altro tempo di superare l’orizzonte atlantico e di esplorare una nuova chiave per sicurezza, pace e crisi sistemiche. Senza utopie e tenendo conto dell’attuale quadro caotico, occorre senz’altro ripensare l’Occidente atlantista, l’asse Europa-USA, la NATO in difesa dei valori occidentali che appaiono già in parte compromessi.

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