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Noterelle malmostose sul Conte bis. Il Bloc Notes di Magno

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Il Bloc Notes di Michele Magno sul Conte bis 

Lo confesso: sono tra coloro (pochi, a sinistra) che preferivano le elezioni, preparate e gestite da un governo istituzionale di breve durata, alla nascita della strana alleanza con cui si è chiusa la crisi agostana.

Lo so: noi “votosubitisti” (copyright di Giuliano Ferrara) rischiamo di diventare la parodia dell’ultimo dei giapponesi. Non abbiamo capito che la guerra è finita, e che questa volta le truppe romane di Giuseppe Conte hanno dato una sonora lezione alle tribù germaniche guidate da Matteo Salvini. La sconfitta inflitta a Publio Quintilio Varo da Arminio nella foresta di Teutoburgo (9 d.C.) è stata così finalmente vendicata.

È vero: noi “votosubitisti” siamo anime belle, non abbiamo capito che la realpolitik è arte del compromesso che si può scomporre nella volubilità e nella furberia, e perfino corrompere nell’assenza di princìpi, nella slealtà verso la parola data, nel voltar gabbana, nel tradimento. Costi che si possono pagare pur di salvare l’Italia dall’aumento dell’Iva (qui viene da ridere) e, anzitutto, dalle grinfie rapaci di una Lega truce e parafascista.

Per evitare la catastrofe della democrazia parlamentare, il Pd ha stretto allora un accordo con un non partito a base proprietaria e quindi geneticamente estraneo ad ogni logica costituzionale. Ecco perché un votosubitista come chi scrive ha la sgradevole impressione che il “caminetto” di Largo del Nazareno, che ruota da un segretario all’altro sempre attorno alle stesse personalità, in realtà ambisca solo al presidio della postazione di governo, poco importa se conquistata con un forte consenso elettorale o dopo una disfatta alle urne.

In ogni caso, primum vivere, deinde philosophari. Oggi un nuovo esecutivo c’è, e siamo tutti felici. A Roma sono già scomparse le buche. “Giuseppi” è il nuovo Aldo Moro, il tasso di odio diffuso sui social e nelle piazze dall’ex ministro dell’Interno è già in picchiata. L’Europa adesso ci vuole bene, e chiuderà un occhio di fronte ai programmi di spesa annunciati. Il Paese sarà più verde e la sua economia più circolare. Gli evasori non avranno più scampo, gli imputati potranno esserlo a vita (abolizione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio), le carceri si riempiranno di corrotti e concussori.

Ci saranno meno poltrone per i parlamentari, meno tasse per i lavoratori e più lavoro per i giovani. Il  ministro degli Esteri imparerà l’inglese e la geografia, il senatore Elio Lannutti apprenderà che “I Protocolli dei Savi di Sion” sono un falso storico. Nel frattempo, nella coalizione arancione (mescolati, il giallo e il rosso danno questo colore) continueranno a fioccare le idee più geniali, dalle merendine al contante, e -chissà- forse domani anche su come dobbiamo mangiare e vestirci.

Sia chiaro, non sono ingenuo fino al punto di ignorare che politica e menzogna si piacciono. Ci si può però chiedere, e io mi chiedo, se nel tempo presente la dimensione della solitudine non sia l’unica risposta possibile a chi biasimi l’iniquità della menzogna. Per questo ho deciso di iscrivermi alla Congregazione degli Apòti, cioè di coloro che la non bevono, di prezzoliniana memoria. E mi si lasci dire, come diceva l’illuminista tedesco Christian Woolf: “Sia lodato il cielo per la solitudine. Lasciatemi solo. Sia lodato il cielo per la solitudine che ha rimosso la pressione dell’occhio, la sollecitazione del corpo, e ogni bisogno di menzogne e di frasi”.

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