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Non solo cobalto, ecco perché la Cina amoreggia con il Congo

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Congo

Mosse e mire (economiche e non solo) della Cina nella Repubblica del Congo. L’approfondimento di Giuseppe Gagliano

 

Dal 4 al 9 gennaio, il consigliere di Stato cinese e il ministro degli Esteri Wang Yi hanno svolto visite ufficiali in Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Tanzania, Botswana e Seychelles.

Lo scopo di queste visite nasce da diverse motivazioni tutte pienamente coerenti con la proiezione di potenza cinese in Africa.

In primo luogo, sorgono dalla necessità di concretizzare il Piano d’Azione di Pechino del Forum sulla Cooperazione Cina-Africa (FOCAC) (2019-21); in secondo luogo l’obiettivo è quello di consolidare la cooperazione sino-africana nella lotta alla pandemia.

A tale proposito il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha promesso che Pechino estenderà 11 miliardi di dollari (9 miliardi di euro) in prestiti per vaccini ai paesi dell’America Latina e dei Caraibi.

In terzo luogo dalla necessità di consolidare la Belt and Road.

Non si deve infatti dimenticare che l’Africa per la Cina costituisce un mercato immenso sia sotto il profilo demografico sia sotto il profilo delle risorse naturali.

Tuttavia la vera novità di queste visite è rappresentata dalla cooperazione che la Cina e l’Unione europea — attraverso l’Oms —intendono porre in essere per accelerare lo sviluppo e la produzione di vaccini Covid -19 garantendo in questo modo un accesso equo per ogni paese con lo scopo di rendere il vaccino un bene pubblico a livello globale.

D’altra parte, proprio a giugno 2020 il presidente cinese Xi Jinping aveva dichiarato a una riunione dei leader africani che “i paesi africani saranno tra i primi a beneficiare” di un vaccino contro il coronavirus, una volta completato il suo sviluppo e la sua diffusione in Cina. Superfluo sottolineare che l’invio del vaccino non costituisce una scelta dettata da motivazioni di natura altruistica ma da scelte strategiche assai precise volte a trasformare l’Africa in una zona di influenza cinese per contrastare la presenza sia americana sia francese.

Ma sussiste un altro aspetto che deve essere portato in luce: poc’anzi avevamo fatto cenno all’importanza delle risorse naturali presenti in Africa. A tale proposito di particolare interesse è il rapporto che nel corso del tempo la Cina ha realizzato con la Repubblica democratica del Congo. Sfruttata dal sovrano belga Leopoldo II per le riserve di caucciù, allo stato attuale la presenza del cobalto costituisce una risorsa preziosissima.

Infatti il cobalto svolge un ruolo importante nelle batterie agli ioni di litio, conducendo il calore per impedire che prendano fuoco gli smartphone e i veicoli elettrici. L’importanza delle numerose applicazioni commerciali, industriali e militari del cobalto hanno spinto il governo degli Stati Uniti nel 2018 a considerarlo una merce di importanza “strategica e critica” per la sicurezza degli Stati Uniti.

Non a caso la Cina si era mossa con lungimiranza e lucidità molto prima degli Stati Uniti come dimostra il fatto che le odierne catene di fornitura globali di cobalto sono dominate dalla Cina. Se consideriamo che la maggior parte del cobalto mondiale è attualmente prodotto nella Repubblica Democratica del Congo, il 40 e il 50 per cento della produzione di cobalto della Repubblica Democratica del Congo è di proprietà di società cinesi.

Negli ultimi due decenni, la Cina ha investito moltissimo nelle operazioni di estrazione del cobalto in Africa. Come parte di un accordo da 6 miliardi di dollari nel 2007 denominato “minerali per le infrastrutture”,  la Cina si è assicurata i diritti minerari in una grande miniera di cobalto nella RDC in cambio di progetti di costruzione come strade, autostrade e ospedali.

Un’ultima considerazione infine: la maggior parte delle iniziative poste in essere dalla Cina nel campo della politica estera nascono da una pianificazione a lungo termine e non da ragioni occasionali (pensiamo alle problematiche più volte affrontate di Hong Kong, Taiwan e del Mar Cinese meridionale).

Se da un lato questo modus operandi presenta certamente delle incognite — determinate anche dalla stabilità della politica interna cinese — dall’altro lato tuttavia questo approccio consente alla Cina di portare in essere progetti di ampio respiro pienamente coerenti con le aspirazioni di una potenza che ha ambizioni di egemonia globale

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