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Meno tre giorni alla Brexit, ma ci sarà davvero?

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Il punto di Daniele Meloni su Brexit

Una Theresa May sempre più vicina alla Downing Street Exit si recherà in giornata a Berlino e a Parigi per ottenere l’appoggio di Angela Merkel e di Emmanuel Macron a un nuovo delay della Brexit, questa volta fino al 30 giugno. Domani, invece, si recherà a Bruxelles, dove è convocato un summit di emergenza dei capi di Governo a tre giorni dall’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Nonostante questo suo grand tour europeo, è il fronte interno a preoccupare maggiormente il Primo Ministro, mai così vicino come in questi giorni a gettare la spugna e scatenare una nuova lotta fratricida all’interno dei Tories sulla sua successione. Tutti i quotidiani britannici chiedono si faccia da parte, e anche i brexiteers dello European Research Group, che avevano sostenuto il suo ultimo tentativo in Parlamento per far approvare il suo accordo con l’Ue, chiedono che se ne vada e venga sostituita da Boris Johnson.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso (già in cocci) del partito Conservatore è stata l’offerta di May al Leader dell’Opposizione Jeremy Corbyn di trovare un agreement per evitare la hard brexit con un’uscita disordinata dello Uk dall’Unione Europea, che, secondo molti, si tradurrebbe in un salto nel buio in grado di mettere in pericolo l’economia britannica e non solo. Per la destra del partito Tory così facendo May avrebbe legittimato un marxista anti-britannico come Corbyn avvicinandolo a Downing Street come non mai in passato. I sondaggi continuano a essere impietosi sulla leadership di Corbyn – che ha tra l’altro ricevuto una mozione di sfiducia dal Movimento Laburista Ebraico per i continui episodi di antisemitismo mal gestiti dal vertice del partito – ma cominciano a essere preoccupanti anche per i Tories: se Corbyn non viene considerato un papabile buon Primo Ministro, anche il gradimento della popolazione britannica nei confronti dei frontrunners nella corsa per sostituire May è molto basso.

Dilaniati dallo scontro tra europeisti ed anti-europeisti che ha mandato in soffitta il vecchio concetto di euroscetticismo, laburisti e conservatori faticano a trovare una linea comune data la presenza in entrambi gli schieramenti di constituencies pro-Remain e pro-Brexit, che andranno a incidere sulla selezione dei candidati alle prossime elezioni. La resa dei conti all’interno delle due forze che hanno governato ininterrottamente la Gran Bretagna dal secondo dopoguerra in poi sembra sempre più vicina.

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