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Mattarella, Trump e il forcing Usa sulla difesa europea aperta per i colossi americani

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Durante la visita di Sergio Mattarella a Washington, è tornata alla ribalta secondo La Stampa la questione della difesa europea, vista con perplessità dall’amministrazione Trump per le potenziali chiusure alle aziende degli Stati Uniti

Non si è parlato soltanto di F-35. L’Italia “è un alleato Nato chiave” e un “partner prezioso nel programma F-35”, ha fatto sapere la Casa Bianca sulla visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella da Donald Trump. Ma all’ordine del giorno dell’incontro non c’era soltanto l’alleanza strategica tra i due paesi e la conferma degli impegni nel programma JSF, il caccia bombardiere di quinta generazione prodotto dall’americana Lockheed Martin.

TENERE LA DIFESA UE APERTA A WASHINGTON

Come ha riportato La Stampa, alla Casa Bianca il capo dello Stato “ha elencato invece come temi il 5G ai cinesi, gli F-35, gli investimenti Nato e la difesa europea da tenere aperta agli Usa, l’equità degli scambi bilaterali, la tassa digitale”. Se da una parte il presidente della Repubblica torna a sollecitare l’esecutivo italiano alla continuità negli impegni presi sui caccia F-35, dall’altra c’è una chiara volontà di rassicurare il partner transatlantico su una questione altrettanto cruciale: la difesa europea declinata nella Pesco (Permanent structured cooperation) e nell’Edf (Fondo europeo per la difesa).

PROCEDE PESCO

La Pesco è stata lanciata ufficialmente a dicembre 2017 dagli Stati membri dell’Ue e definisce un quadro normativo vincolante per i 25 Stati che hanno accettato di procedere verso una più decisa integrazione in materia di difesa. A novembre, l’Unione europea ha raddoppiato il numero di progetti comuni di difesa e sicurezza dell’UE a 34, con i nuovi progetti relativi alla soppressione di veicoli aerei senza equipaggio, sistemi di missili tattici, sistemi di guerra elettronica e sistemi di rilevamento di minacce chimiche.

Negli ultimi tempi i piani di Bruxelles per istituire un’Unione europea della difesa hanno guadagnando slancio. Nelle linee guida della nuova “Politica di sicurezza e di difesa comune (Psdc)”, la Commissione europea ha proposto per il periodo 2021-2027  forti incrementi di pesa per l’Edf: solo per progetti di ricerca e sviluppo in materia di difesa, si passerà da 590 milioni a 13 miliardi di euro, un aumento di 22 volte rispetto all’attuale ciclo settennale.

I GIÀ MANIFESTATI DUBBI A STELLE E STRISCE

Questa iniezione di investimenti nel fondo europeo della difesa ha messo in allarme l’alleato oltre oceano. A maggio infatti due sottosegretari del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, Ellen Lord e Andrea Thompson, hanno inviato una missiva all’Alto Rappresentante Ue Federica Mogherigini riportando la preoccupazione di Washington sull’approvazione delle norme dell’Edf e della Pesco. Secondo i vertici statunitensi, lo sviluppo di armi in Europa potrebbe portare alla creazione di sistemi militari non intercambiabili, sprecando le risorse e provocando una rivalità tra la Nato e l’Unione europea.

Washington ha avvertito i suoi alleati europei che un nuovo patto militare europeo rischia di escludere le compagnie americane dai contratti di difesa e di indebolire la Nato.

LA REPLICA DI LADY PESC

Le preoccupazioni di Washington di essere tagliata fuori dalle commesse in ambito Pesco e Edf risultano esagerate aveva dichiarato il capo della politica estera dell’Ue precisando che Bruxelles rimane aperta alla cooperazione con Washington nel settore della difesa, in quanto i progetti nell’ambito della Pesco servono solo come “un ulteriore elemento”. “Al momento l’Ue è molto più aperta di quanto lo sia il mercato degli appalti statunitensi per le aziende e le attrezzature europee: nell’Ue non esiste una legge” europea “e oggi circa l’81% dei contratti internazionali va alle ditte statunitensi in Europa” aveva sottolineato Mogherini.

COME FUNZIONA IL FONDO EUROPEO DELLA DIFESA

Secondo le regole dell’Edf, le società di difesa di proprietà di investitori stranieri ma con sede europea possono partecipare al fondo, a condizione che non siano di proprietà di un’entità “che rappresenta una minaccia per la sicurezza dell’Ue”. È inoltre possibile che le società di paesi terzi, ad esempio dagli Stati Uniti, beneficino del fondo, a condizione che partecipino a un consorzio e che i fondi vadano a favore dei loro partner Ue affiliati.

L’ULTIMA FRECCIATINA DEL DIRETTORE DEL NATIONAL SPACE COUNCIL

Ma le rassicurazioni di Lady Pesc non sembrano essere stati sufficienti. Tanto che a inizio ottobre Scott Pace, direttore esecutivo del National Space Council statunitense, è tornato sull’argomento della difesa europea. Sottolineando la necessità di una cooperazione transatlantica sullo spazio di fronte alle crescenti minacce, Pace ha esortato l’Ue a non creare progetti di sviluppo dello spazio e di approvvigionamento che impedirebbero agli alleati Nato non appartenenti all’Ue e agli Stati Uniti di partecipare. In quei giorni infatti la Commissione europea era alle prese con la conferma (poi sfumata) di Sylvia Goulard a commissario europeo nominata dalla Francia per supervisionare un nuovo ambizioso piano per espandere il sostegno economico e politico per pompare l’industria europea della difesa e dello spazio. Il piano, che prevede la creazione di una nuova direzione per lo spazio e la difesa, oltre a un afflusso di investimenti nell’Ue, sta attirando sempre più la preoccupazione dell’amministrazione Trump che ci vede soltanto restrizioni al futuro accesso al mercato per le società americane.

I TIMORI INFONDATI DEGLI USA

Ma i timori degli Stati Uniti che l’Edf e Pesco potrebbero discriminare le società statunitensi del settore che operano nell’Ue sono esagerati. È la tesi sostenuta dall’European Union Institute for Security Studies (Euiss) di Parigi che elaborato i dati esistenti sul commercio transatlantico di armi, componenti e servizi. Come aveva già rimarcato Mogherini, gli Stati Uniti esportano più sul mercato dell’Ue di quanto l’Unione europea esporti negli Stati Uniti. Come indicato nell’immagine, il Dipartimento di Stato stima che dal 2014 al 2016 il valore dell’export made in Usa nell’Unione europea si aggiri sui 62,9 miliardi di dollari rispetto a 7,6 miliardi di dollari dall’Ue negli Stati Uniti. Questo non è stato un evento eccezionale: gli Stati Uniti hanno costantemente esportato più nell’Ue che viceversa. Le cifre mostrano chiaramente che gli appaltatori della difesa statunitensi sono estremamente competitivi nel mercato europeo e che le imprese europee non sono così competitive negli Stati Uniti.

MERCATO UE DELLA DIFESA APERTO

Non solo, dai numeri emerge anche che il mercato della difesa dell’Ue è notevolmente più aperto rispetto agli Stati Uniti. E non è detto che con la spinta della Pesco e dell’Edf questa situazione cambi visto che non alterano la natura della normativa dell’Ue in materia di appalti nel settore della difesa. Nel 2009 Bruxelles ha adottato infatti due direttive sui trasferimenti di difesa (2009/43/ CE) e sugli appalti (2009/81 /CE) al fine di ridurre i costi delle vendite transfrontaliere e garantire la non discriminazione in caso di aggiudicazione di contratti di difesa nell’Ue. Anche con queste leggi, tuttavia, gli Stati Uniti godono di un accesso senza pari al mercato europeo della difesa perché le direttive non si applicano ai programmi congiunti o alle vendite governo-governo e consentono agli “Stati membri di perseguire e sviluppare ulteriormente la cooperazione intergovernativa”.

I dati raccolti dal Federal Procurement Data System statunitense analizzati dall’istituto parigino dicono anche altro riguardo la difesa statunitense. È vero, gli Stati Uniti possono dire che nel corso degli anni hanno assegnato miliardi di dollari alle aziende europee. Lo ha fatto a giugno 2018 quando il programma americano da 1 miliardo di dollari per il sistema di difesa aerea a corto raggio (IM-SHORAD) è stato parzialmente assegnato a Leonardo DRS, con sede negli Stati Uniti. Nel settembre 2018, Leonardo ha nuovamente avuto successo con un’offerta per il contratto da $ 2,38 miliardi in sostituzione dell’elicottero UH-1N “Huey” dell’UH Air Force. Anche la società belga CMI Defense è stata inclusa in un programma da 650 milioni di dollari (2018-2022) per sostituire il Bradley Fighting Vehicle. Ancora una volta, tuttavia, ciascuno di questi programmi coinvolge partner statunitensi come Boeing, General Dynamics e SAIC e le imprese europee ricevono di solito una quota minore e solo una parte del contratto complessivo – inoltre, quando ottengono una fetta di contratto, tuttavia produrre le merci sul suolo americano e anche qui rimane la tecnologia. La realtà è che i grandi appaltatori statunitensi stanno selezionando i partner europei da un piccolo pool di società già basate negli Stati Uniti.

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