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L’Ue foraggia Marocco e Grecia per respingere i migranti

Grecia Migranti

Come si muovono Marocco e Grecia sui migranti con il beneplacito e le risorse dell’Unione europea. L’articolo di Giuseppe Gagliano

 

Mentre in Italia, e più nello specifico a Lampedusa, l’afflusso di immigrati prosegue senza sosta, il Marocco e la Grecia hanno al contrario scelto una posizione molto diversa da quella italiana.

Il Marocco infatti sta costruendo un’istallazione con lo scopo di dissuadere l’attraversamento di Ceuta attraverso il confine con Tarajal. Concretamente la gendarmeria reale marocchina sta infatti rafforzando il dispositivo di sicurezza nella zona costiera, una zona che si colloca tra la frontiera spagnola e quella marocchina adiacente alla spiaggia di Tarajal. Questo intervento a fine dissuasivi d’altronde è giustificato ed insieme legittimato dalle recenti dichiarazioni del commissario europeo per gli Affari interni Ylva Johansson che ha sottolineato come l’afflusso illegale di migliaia di persone attraverso il confine a Ceuta sia preoccupante, precisando inoltre che la linea di confine che separa la Spagna con il Marocco è anche la frontiera dell’Unione europea.

A tale proposito nel 2019 l’Unione europea aveva stanziato 32 milioni di euro di aiuti al Marocco ai quali vanno aggiungersi altri 30 milioni di euro dati lo scorso maggio. Parte di questi finanziamenti sono serviti a rimuovere il filo spinato lungo il confine spagnolo, rimozione questa alla quale è seguita la costruzione di un’analoga e più efficace barriera che è servita per proteggere una parte delle foreste dove i migranti rimangono in attesa per la possibilità poi di entrare in Spagna. La Spagna a sua volta attraverso la guardia civile usa telecamere termiche per monitorare qualsiasi tentativo di violare la zona di sicurezza da parte dei migranti.

Ma anche la Grecia ha usato una strategia simile per impedire l’ingresso di migranti che attraversano il fiume Evros, che divide Turchia e Grecia. Proprio in questa zona la Grecia ha posto in essere una recinzione metallica della lunghezza di circa 40 km e alta 5 m proprio per ostacolare gli attraversamenti illegali da parte dei profughi gran parte dei quali provengono dal Medio Oriente e dall’Afghanistan. Allo scopo di rafforzare la sorveglianza la Grecia sta utilizzando radar, telecamere e anche cannoni sonori.

Ora, al di là di qualche sottigliezza di carattere giuridico, l’Unione europea appoggia e sostiene le iniziative della Grecia. Ma anche altri paesi adottano una strategia di respingimento: infatti secondo i dati Eurostat l’Ungheria ne ha respinti 36.000 e la Polonia 28.000.

Anche la Turchia sta procedendo secondo una strategia simile a quella della Grecia e del Marocco poiché sta costruendo un muro di cemento lungo il confine con l’Iran, confine che è di circa 290 km, supportato da 110 km di trincee e da un centinaio di torri di sorveglianza in fibra ottica. Se la Turchia è arrivata a compiere una scelta così drastica ciò è dovuto anche al fatto che, per esempio nella provincia di Ivan, sono arrivati circa 500.000 migranti regolari nel 2021 ai quali vanno aggiunti 700 trafficanti che naturalmente lucrano sull’immigrazione clandestina. A scanso di equivoci ricordiamo che grazie ai finanziamenti dell’Unione europea la Turchia ospita circa 3,6 milioni di siriani a cui vanno aggiunti 320.000 profughi di diversa nazionalità.

Non è da meno la Lituania che proprio il mese scorso ha annunciato che costruirà un muro alla frontiera con la Bielorussia per arrestare il flusso di immigrati africani e mediorientali. Ciò è stato reso necessario poiché nel 2021 sono stati fermati oltre 1600 migranti arrivati proprio dalla Bielorussia. Il progetto finale sarà quello di costruire un muro di circa 500 km. Infatti il muro anti-migranti costituirà una barriera fisica efficace perché rappresenterà un deterrente per chi organizza flussi di immigrati illegali. Data la gravità della situazione la Finlandia ha inviato aiuti sia in Lettonia che in Lituania per contribuire a contenere e a frenare l’immigrazione illegale.

Inoltre da parte di Unione europea vi è un aperto sostegno alle scelte della Lituania. Sorge allora spontanea una domanda: come mai l’Unione europea non è sollecita anche nei confronti dell’Italia? Vuole forse trasformarla in un campo profughi a cielo aperto?

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