“Siamo qui per vincere. Stiamo governando bene: la mia intenzione è portare la Lega al governo con il centrodestra anche nella prossima legislatura”. È l’unica scarna nota ufficiale del discorso di Matteo Salvini ai parlamentari della Lega riuniti ieri sera a Montecitorio. Potrebbe sembrare una frase di rito volta a ridare la carica ai suoi dopo la sconfitta referendaria sulla riforma della giustizia. E, invece, no: tornare a vincere e al governo “con il centrodestra” è una sottolineatura in cui sta la chiave della riunione volta a ridare la carica, come la stessa manifestazione del 18 aprile a Milano, non solo alla Lega ma a tutto il centrodestra, blindandone la formula attuale, mettendola al riparo dal tanto vagheggiato a sinistra “pareggio”. Peraltro attribuito da troppi retroscena anche agli obiettivi di ambienti di Forza Italia vicini a Marina e Pier Silvio Berlusconi, e naturalmente accarezzato da una sinistra che stavolta non ha gridato al conflitto di interesse neppure quando Antonio Tajani, segretario di FI, vicepremier e ministro degli Esteri, è stato addirittura convocato a Cologno Monzese dai figli del Cavaliere direttamente in azienda, al Biscione per discutere i cambiamenti di un partito chiave del centrodestra.
Ma Salvini, contrariamente alla vulgata secondo cui la Lega sarebbe ostile alla riforma elettorale, dà la sveglia ai suoi e di fatto avverte FI, pur non nominandola. Non lo riportano le note ufficiali leghiste, ma tutte le agenzie (per prima l’AdnKronos) battono che Salvini avrebbe avvertito: con questa legge elettorale non vince nessuno. Quindi, allarme pareggio, stop a ipotesi di governissimi e sì a una riforma della legge elettorale con premio di maggioranza, come FdI ha per prima proposto.
Salvini motiva i leghisti, in un contesto internazionale difficile, con una crisi sistemica alle porte, e con un anno da qui alle elezioni che si preannuncia sempre più complicato. Eppure, è la convinzione che il segretario leghista prova a trasmettere ai suoi, “possiamo vincere” perché “stiamo governando bene”. Per riuscirci però, come riporta l’agenzia di stampa Askanews, il leader leghista concorda sulla necessità di modificare la legge elettorale: “Con la legge attuale il risultato più probabile è un pareggio”. Dunque, “serve una legge con un premio di maggioranza”, avrebbe detto Salvini secondo quanto riferito da alcuni dei presenti.
Un ragionamento che tra le righe si legge anche nella nota diffusa dalla Lega: “Siamo qui per vincere. La mia intenzione è portare la Lega al governo con il centrodestra anche nella prossima legislatura”. “Con il centrodestra”, è la sottolineatura. Tradotto, una legge con il premio serve anche a “blindare” le coalizioni, ad evitare che la situazione di pareggio si traduca in un rompete le righe delle tradizionali alleanze con la Lega che a quel punto rischierebbe di essere tagliata fuori. Insomma, “l’accordo in maggioranza c’è, e noi ci atteniamo a quello”.
Ma oltre alla legge elettorale, bisogna costruire le condizioni per sperare in un bis. E la questione principale per il vice premier è “dare risposte alle imprese e alle famiglie in crisi”. Un tema su cui ha dato man forte anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che ha ribadito che l’Europa dovrà utilizzare una deroga al patto. Riferisce un parlamentare: “Il Mes non è gestibile in quei termini servono gli stessi strumenti utilizzati per la spesa militare. O si autorizza uno scostamento o sarà una tragedia, ma purtroppo c’è ancora una sottovalutazione della crisi da parte dei Paesi Ue. Ad esempio si rischia una carestia in Africa, con quel che ne consegue in termini umanitari e migratori”. Quanto a Forza Italia che sul tema è più cauta, dalla Lega non hanno dubbi: “Se le cose continueranno così, lo chiederanno anche loro…”.
Ma al di là della cruciale questione economica, il punto politico sollevato da Salvini è la scossa a un centrodestra che rischia di subire da spettatore un dibattito su un cosiddetto pareggio che appartiene più ai desideri della sinistra per tornare al governo che alla realtà. A patto però che si modifichi la legge elettorale, una riforma che non a caso la sinistra non vuole e probabilmente neppure il Pd di Schlein nonostante la vulgata sulla determinazione della segreteria dem di proporsi come la leader del campo largo in un sistema polarizzato. Perché, come la storia dimostra, quando si tratta di tornare al governo, se non c’è altra strada, la sinistra sui governissimi si compatta sempre. E oggi, intanto, Salvini sarà accanto alla premier Giorgia Meloni per la conferenza stampa a Palazzo Chigi sul piano casa.




