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La Russia torna in Africa attraverso Port Sudan

Usa

Le conseguenze dell’accordo bilaterale di natura militare tra la Russia e il Sudan per la realizzazione di una infrastruttura militare presso Port Sudan. L’articolo di Giuseppe Gagliano

 

Martedì 8 dicembre sul sito governativo russo è stato reso noto l’accordo bilaterale di natura militare tra la Russia con il Sudan per la realizzazione di una infrastruttura militare presso Port Sudan, firmato il 16 novembre.

Quali sono gli obiettivi geopolitici della Russia?

In primo luogo quello di porre in essere uno snodo strategico che le servirà per attuare in maggiore controllo sulle rotte del Mar Rosso e del Golfo di Aden, che le consentirà una accesso all’Oceano Indiano.
Anche se Port Sudan è una infrastruttura più piccola di quella della base russa a Tartus, questa tuttavia consentirà alla Russia un punto d’appoggio strategico lungo il Mar Rosso, che collega le acque europee e asiatiche. Tutto ciò costituisce una sorta di ritorno della Russia in Africa: non dimentichiamoci infatti che durante la guerra fredda l’Urss aveva diverse infrastrutture militari nello Yemen meridionale, in Somalia e in Etiopia.

Questo accordo bilaterale quindi consente di ritornare sulle orme della proiezione di potenza marittima russa iniziata con Pietro il Grande.

Il Gruppo Wagner, appaltatori privati per la sicurezza militare che il Dipartimento di Stato americano ha definito un “surrogato” del Ministero della Difesa russo, ha già una presenza consolidata in Sudan. Due società minerarie della rete Wagner, che si ritiene siano sostenute dall’alleato di Putin Yevgeny Prigozhin, sono state sanzionate dal Tesoro degli Stati Uniti a luglio per aver formulato piani per sopprimere le manifestazioni pro-democrazia che hanno rovesciato Bashir, inclusa “la messa in scena di esecuzioni pubbliche” per distrarre i manifestanti.

In secondo luogo una infrastruttura marittima di tale natura consentirà alla Russia di consolidare la sua presenza in Sudan per lo sfruttamento delle risorse minerarie e petrolifere presenti nel Sud Sudan. A tale proposito proprio il Gruppo Wagner, è già presente in Sudan con due società minerarie della rete Wagner, presenza fortemente osteggiata dagli Usa.

In terzo luogo il consolidamento della presenza russa mira anche a limitare quella cinese. Non dimentichiamoci l’infrastruttura militare cinese a Gibuti. 

Infine questo accordo bilaterale rientra in una più ampia architettura di proiezione di potenza in Africa per realizzare la quale la Russia ha infatti firmato ben 21 accordi con 21 Stati africani e, fra questo, Egitto, Repubblica centrafricana, l’Eritrea, Madagascar e il Mozambico.

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