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La pandemia cambia tutto sul clima? Report Bnef

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L’effetto della pandemia sul clima eliminerà un totale di quasi tre anni di emissioni entro il 2050.

 

La pandemia potrebbe aiutare a diminuire le emissioni, a migliorare i problemi legati ai cambiamenti del clima, ad avere maggiore efficienza energetica e così via. Sono affermazioni ripetute molte volte negli ultimi mesi in cui il pianeta è stato alle prese con Covid-19. Ma a quanto pare potrebbero non essere del tutto corrette. L’ultima analisi della società di ricerca BloombergNEF, intitolata “New Energy Outlook 2020”, prevede infatti che le emissioni globali di Co2 prodotte dall’energia, non torneranno mai del tutto indietro dai livelli pre-pandemici.

COSA DICE BNEF

Le emissioni si riprenderanno in qualche modo dal calo dell’8% dovuto alla pandemia, ma poi ricominceranno a diminuire intorno al 2027, tra crescita delle energie rinnovabili, veicoli elettrici e maggiore efficienza. Ma questo non impedirà al pianeta di riscaldarsi. Nel loro nuovo scenario di base, l’effetto della pandemia sulla domanda di energia eliminerà un totale di quasi tre anni di emissioni entro il 2050. Si tratta di un ottimo traguardo – anche se in conseguenza di una tragedia – ma insufficiente a contenere il riscaldamento globale: secondo Bnef, anche così, le emissioni sarebbero ancora sufficienti a portare a oltre 3,3 gradi il riscaldamento al di sopra dei livelli preindustriali entro la fine del secolo. Ben oltre, insomma, l’obiettivo dell’accordo di Parigi di limitare il riscaldamento a 2 gradi e, idealmente, a 1,5 gradi.

“Per rimanere ben al di sotto dei 2 gradi di aumento della temperatura globale, dovremmo ridurre le emissioni del 6% ogni anno a partire da adesso, e per limitare il riscaldamento a 1,5 gradi C, le emissioni dovrebbero diminuire del 10% all’anno”, ha detto l’analista della Bnef Matthias Kimmel in una dichiarazione contenuta nel rapporto.

Insomma, le emissioni di energia aumenteranno di nuovo con la ripresa economica, ma non raggiungeranno mai più i livelli del 2019. Dal 2027 in poi, cadranno a un tasso di appena lo 0,7% all’anno fino al 2050. Questa prospettiva, tra l’altro, si basa su un enorme sviluppo di energia eolica e solare super competitiva, sull’adozione di veicoli elettrici e su una migliore efficienza energetica in tutti i settori. In questo scenario, l’eolico e il solare insieme, rappresenteranno il 56% della generazione globale di elettricità entro la metà del secolo e, insieme alle batterie, assorbiranno l’80% dei 15,1 trilioni di dollari investiti in nuova capacità energetica nei prossimi 30 anni. Ulteriori 14 trilioni di dollari dovrebbero, poi, essere investiti nella rete fino al 2050.

COSA SERVE PER UNA CORRETTA TRAIETTORIA EMISSIVA

Per rientrare nei 2 gradi centigradi di riscaldamento, occorrerebbe invece una futura economia energetica a basse emissioni di carbonio in grado di fornire 100.000 TWh di elettricità pulita entro il 2050. Si tratta di cinque volte tutta l’elettricità prodotta nel mondo oggi e richiederebbe un sistema di alimentazione che è 6-8 volte più grande in termini di capacità totale. Due terzi di questa energia andrebbero alla fornitura diretta di elettricità nei trasporti, negli edifici e nell’industria, il terzo rimanente alla produzione di idrogeno.

Affinché l’idrogeno verde fornisca poco meno di un quarto dell’energia finale, avremmo bisogno però di 801 MMT di carburante e di ulteriori 36.000 TWh di elettricità, ovvero il 38% in più di energia rispetto a quella prodotta oggi nel mondo. Farlo con il vento e il fotovoltaico potrebbe essere più economico, ma richiederebbe 14 TW di capacità che coprono 3,5 milioni di chilometri quadrati, un’area più o meno delle dimensioni dell’India.

Quante saranno le risposte economiche dei paesi alla pandemia che alla fine indirizzeranno le risorse verso progetti a basse emissioni di carbonio non è dato saperlo. Un consorzio di ricerca chiamato Energy Policy Tracker sta tenendo un conto aggiornato

COSA POTREBBE SUCCEDERE NEGLI USA

Questo quadro potrebbe avere però, un effetto a catena. “Non credo sia un’esagerazione dire che la pandemia potrebbe avere un’influenza eccessiva sulla politica climatica degli Stati Uniti. In assenza della crisi e dei suoi effetti economici, il presidente Trump, che ottiene scarsi voti dagli elettori su COVID-19, avrebbe probabilmente maggiori possibilità di essere rieletto – si legge su Axios -. Se Joe Biden vincerà farà una giravolta a 180 gradi sull’approccio americano al riscaldamento globale. Mentre Trump sta invertendo le politiche dell’era Obama, la piattaforma di Biden andrebbe ben oltre qualsiasi misura contemplata negli anni di Obama”.

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