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Tutto su Isis Khorasan, gli autori degli attentati a Kabul

Isis Khorasan

Da dove arriva l’Isis del Khorasan e perché rappresenta una minaccia per i talebani in Afghanistan. Che cosa si sa dell’organizzazione terroristica

 

Lo Stato islamico della provincia del Khorasan (ISIS-K), la branca dell’ISIS in Afghanistan, ha rivendicato l’attentato di giovedì pomeriggio a Kabul, che ha causato la morte di sessanta civili afghani e di una decina di soldati americani.

La rivendicazione è arrivata sul canale Telegram di Amaq, l’agenzia di stampa ufficiale dello Stato islamico, dove si legge che l’attentato suicida nei pressi dell’aeroporto è stato compiuto da un membro dell’organizzazione di nome Abdul Rahman al-Logari (un afghano, probabilmente).

LE ORIGINI DELL’ISIS KHORASAN

Lo Stato islamico del Khorasan deve il suo nome al Khorasan, una regione storica che comprende l’attuale nord dell’Afghanistan, il nordest dell’Iran, il Turkmenistan meridionale e altre parti dell’Asia centrale.

Il gruppo – formato da estremisti islamisti sunniti – è apparso sul finire del 2014 nell’Afghanistan orientale, facendosi notare per la sua brutalità. Pare sia stato fondato dalle frange più intransigenti dei talebani pachistani, fuggiti in Afghanistan per evitare la repressione delle forze di sicurezza del Pakistan.

L’ISIS-K ha subito iniziato a scontrarsi con i talebani afghani per il controllo di quelle aree della provincia di Nangarhar, al confine con il Pakistan, più strategiche per il contrabbando di droghe (l’Afghanistan è il maggiore produttore di oppio al mondo). Allo stesso tempo, ha condotto attentati a Kabul e in altre città afghane contro obiettivi militari e governativi, in mezzo a folle di persone: l’obiettivo era costruirsi una reputazione di movimento islamista più estremista e violento degli altri. Ha effettuato in particolare attacchi suicidi contro la minoranza sciita, ma anche esecuzioni di capi villaggio e di collaboratori della Croce Rossa.

L’ESPANSIONE

Inizialmente confinato in un numero ristretto di zone al confine con il Pakistan, spiega Reuters, l’ISIS-K ha poi istituito una seconda roccaforte nelle province settentrionali dell’Afghanistan come quelle di Jowzjan e di Faryab. Oltre ai pachistani precedente appartenenti ad altre organizzazioni, tra i membri del gruppo c’erano anche estremisti uzbeki e afghani (ad esempio i talebani disillusi, convinti che il gruppo non fosse abbastanza intransigente).

L’espansione dell’ISIS-K ha destato l’interesse e la preoccupazione degli Stati Uniti, che nell’aprile del 2017 hanno sganciato la bomba più grande del loro arsenale convenzionale – chiamata infatti Mother of All Bombs (MOAB), la “madre di tutte le bombe” – su una rete di grotte collegate al gruppo nel distretto di Achin, nell’Afghanistan orientale.

L’ISIS KHORASAN OGGI

In Afghanistan l’ISIS-K ha combattuto sia contro i talebani, sia contro le istituzioni statali appoggiate dall’Occidente. Non sono tuttavia ancora chiari i collegamenti operativi tra la branca del Khorasan e lo Stato islamico “principale”, quello attivo principalmente tra l’Iraq e la Siria. Lo Stato islamico è stato sconfitto nella sua dimensione statuale-territoriale, ma l’organizzazione ancora dispone di più di diecimila miliziani sparsi tra l’Iraq e la Siria, oltre agli affiliati nel Sahel e nella penisola del Sinai.

L’intelligence americana pensa che l’ISIS-K abbia sfruttato l’instabilità in Afghanistan e il collasso del governo di Ashraf Ghani per rafforzare la sua posizione e reclutare nuovi membri tra le varie frange dei talebani, che non sono un movimento compatto e omogeneo.

Tra gli attentati più recenti commessi dall’ISIS-K c’è quello, a Kabul, contro i passeggeri sciiti su un autobus. Gli Stati Uniti pensano che il gruppo sia responsabile anche dell’attacco a una scuola femminile frequentata principalmente dalla minoranza hazara, di confessione sciita. L’ISPI, citando i dati della missione delle Nazioni Unite in Afghanistan, parla di almeno 77 attacchi terroristici rivendicati dallo Stato islamico del Khorasan nei primi quattro mesi del 2021; nello stesso periodo del 2020 erano 21.

I NUMERI

BBC News scrive che, al suo apice, l’ISIS-K disponeva di circa tremila combattenti. Oggi però, viste le perdite subite negli scontri con le forze americane e afghane, sarebbero molti meno: il New York Times parla di 1500-2000 miliziani effettivi.

Un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato lo scorso giugno avvertiva tuttavia che nei mesi precedenti circa 8000-10mila combattenti provenienti dall’Asia centrale, dal Caucaso settentrionale, dal Pakistan e dallo Xinjiang (Cina occidentale) erano entrati in Afghanistan. Si trattava per la maggior parte di alleati dei talebani o di al-Qaeda, ma alcuni erano affiliati all’ISIS-K.

UN PROBLEMA PER I TALEBANI

L’ISIS-K rappresenta un problema di sicurezza tanto per i governi occidentali quanto per i talebani, che hanno assunto il comando dell’Afghanistan e devono garantirsi il monopolio dell’esercizio della violenza.

Lo Stato islamico del Khorasan presta molta attenzione a rimarcare le differenze con i talebani, che accusa di aver abbandonato la via del jihad e della battaglia per negoziare la pace con gli Stati Uniti.

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