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Guerra, che cosa prevede la dottrina militare russa

Mobilitazione

Tutti i dettagli sulla dottrina militare russa. L’approfondimento di Francesco D’Arrigo, direttore dell’Istituto Italiano Studi Strategici “Niccolò Machiavelli”.

 

Il 25 marzo lo stato maggiore russo ha pubblicato un rapporto sul primo mese dell’”Operazione militare Speciale” in Ucraina e, nel briefing riservato alla stampa, il primo Vice Capo di Stato Maggiore delle Forze armate Sergei Rudskoi, ne ha illustrato i contenuti.

Il generale Rudskoi, un personaggio molto importante nella gerarchia del potere militare russo, ha affermato che “le capacità di combattimento delle Forze armate ucraine sono state pesantemente degradate dall’esercito russo” e che “è stato portato a termine il compito operativo della prima fase dell’”Operazione Militare Speciale” di mettere in sicurezza gli oblast di Donetsk e Luhansk”. “Questi risultati – ha aggiunto – ci permetteranno di concentrarci sul nostro obiettivo principale: la liberazione del Donbas”.

Nel frattempo, il presidente Biden è giunto in Europa, dove ha partecipato ai vertici Nato e Ue; sono continuati i bombardamenti russi e i tentativi di assassinare il presidente Zelensky da parte del famigerato gruppo mercenario Wagner. Ciononostante, la ricerca di una fine della guerra attraverso i negoziati prosegue senza sosta, ma un accordo di pace sembra ancora lontano e a ogni piccolo passo avanti si confermano i dubbi che il processo di negoziazione, data la propensione di Putin a mentire sulle reali intenzioni della Russia in Ucraina, rappresenti semplicemente l’ennesima operazione di maskirovka (inganno militare) per coprire il vero obiettivo di Putin di ottenere un successo militare, completare la distruzione delle città e mettere l’Europa sotto pressione economica e sociale per i prossimi decenni, attraverso l’arma della catastrofe umanitaria di milioni di sfollati costretti ad abbandonare il territorio ucraino.

Anche l’ipotesi fatta trapelare da fonti russe su una fine prossima della guerra entro la data del 77esimo anniversario della “Giornata della Vittoria”, che diversi analisti ritengono plausibile, probabilmente fa anch’essa parte dell’operazione di deception russa.

Di fronte a tali scenari l’opinione pubblica europea è tutt’ora angosciata e disorientata dalle minacce e dalla disinformazione di Mosca, e Paesi come Germania e Italia, inquieti per le questioni relative all’approvvigionamento energetico e le ripercussioni delle sanzioni economiche, ma anche altri tra cui Francia, Belgio, Olanda, Finlandia hanno un approccio più soft nei confronti di Mosca, nonostante la loro grave sottovalutazione delle vere intenzioni di Putin.

Ad allertare la Ue sui veri obiettivi di Mosca non è stata sufficiente nemmeno l’iniziativa della Casa Bianca, che a novembre ha istituito un processo di cooperazione avanzata tra le agenzie di intelligence di Usa, Regno Unito, Francia, Germania e Italia. Attraverso una condivisione di informazioni senza precedenti, la direttrice della National Intelligence, Avril Haines, a dicembre avvertì in modo netto i suoi omologhi di questo “Gruppo d’Intelligence dei Cinque”: “le dichiarazioni concilianti del Capo del Cremlino sono una tattica diversiva. L’obiettivo di Putin è invadere l’Ucraina”.

Le agenzie di intelligence americane avevano previsto l’invasione russa dell’Ucraina e avvisato nuovamente (pur rimanendo inascoltati) gli alleati il 13 gennaio condividendo un rapporto di analisi strategica.

Il rapporto elaborato da Philip G. Wasielewski (per trent’anni ufficiale delle operazioni paramilitari della Cia) e Seth Jones (direttore dell’International Security Program del Center for Strategic and International Studies), era il risultato dell’analisi di documenti top secret dell’Intelligence Usa, che prendendo in considerazione una serie di scenari riteneva inevitabile e imminente l’invasione russa dell’Ucraina.

Diversi governi e media occidentali (francesi, tedeschi e italiani in primis), abbagliati dalla propaganda e dalla disinformazione russa, avevano liquidato le informazioni contenute in quel rapporto come “fantaguerra”, convinti che il Cremlino stesse soltanto mostrando i muscoli per forzare la secessione delle regioni separatiste di Donetsk e Luhansk.

Ma per non continuare a essere ingannati dalla maskirovka del Cremlino e interpretare al meglio il processo decisionale di Mosca in vista degli auspicabili negoziati, è utile comprendere quale ruolo ricopre la guerra nella dottrina di politica internazionale russa.

La guerra nel cuore dell’Europa ci ha sorpresi e risulta incomprensibile per l’opinione pubblica europea perché portata avanti dalla Russia, che molti ritenevano una potenza di sicurezza e di pace amica e partner commerciale, ma soprattutto perché nella coscienza giuridica di quasi tutte le democrazie occidentali non è più ammessa la lotta armata fra Stati per la risoluzione di controversie internazionali. Concetto che gli italiani hanno scolpito nell’Art. 11 della Costituzione, ripudiando la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

Per Mosca, invece, la guerra è lo scontro tra visioni politiche e la transizione all’uso della forza per risolvere tali controversie politiche.

E l’uso della forza militare è disciplinato dalla dottrina militare della Federazione Russa, che costituisce l’insieme delle norme ufficiali (precetti) che determinano le basi militari-politiche, militari-strategiche e militari-economiche per la salvaguardia della sicurezza militare della Federazione Russa.

Per la dottrina militare russa, la guerra è una attività strategica governata da obiettivi politici, che include attività diplomatiche, economiche e militari, come mezzo di risoluzione permanente delle controversie politiche.

La responsabilità dello sviluppo organizzativo, della preparazione e dell’utilizzo dell’organizzazione militare dello Stato e della salvaguardia della sicurezza militare della Federazione Russa è esercitata dal presidente della Federazione Russa, che è il comandante supremo in capo delle forze armate.

La leadership dell’organizzazione militare della Federazione Russa è nelle esclusive prerogative del presidente Vladimir Vladimirovič Putin, ecco perché ha senso il “regime change” pubblicamente auspicato dal presidente Biden nel suo contestato ma assolutamente condivisibile discorso a Varsavia.

L’attuazione della dottrina militare russa viene garantita attraverso la centralizzazione del comando e del controllo statale e militare e l’implementazione di una serie di misure politiche, diplomatiche, economiche, sociali, informative, legali, militari e di “altro tipo” volte a salvaguardare la sicurezza militare della Federazione Russa e dei suoi alleati.

Sempre secondo la propria dottrina militare, la Federazione Russa si riserva il diritto di usare armi nucleari in risposta all’uso di armi nucleari e di altri tipi di armi di distruzione di massa contro di essa e (o) i suoi alleati, così come in risposta ad aggressioni su larga scala utilizzando armi convenzionali in situazioni critiche per la sicurezza nazionale della Federazione Russa.

Anche le azioni armate sono classificate e da attuare secondo 5 step prestabiliti, tutti eseguiti con estrema precisione anche in questa guerra contro l’Ucraina, e cioè:

  1. Generazione della guerra – è stata originata dell’odio, dal rancore e dalla inimicizia che Putin prova nei confronti delle istituzioni ucraine, degli Usa, della Nato e delle democrazie occidentali, soprattutto quelle a lui più prossime e che facevano parte dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Nella generazione di questa guerra contro l’Ucraina hanno svolto un ruolo primario anche il presunto valore del suo esercito e il potere dei generali; il feroce scontro tra alcuni membri del governo russo per l’influenza su Putin, nel contesto delle prospettive di transizione del potere a Mosca; le strategie e il calcolo delle probabilità di successo in considerazione di informazioni di intelligence sbagliate, della debolezza, percepita dagli Usa, delle divisioni europee; nonché la pura e semplice motivazione politica, che è l’unico elemento razionale. Queste convinzioni hanno probabilmente formato il contesto necessario entro cui comprendere altre considerazioni più “tattiche”, secondo le quali Putin prevedeva inizialmente un impiego illimitato ma rapidissimo della forza militare e della violenza per disarmare l’avversario costringendolo a desistere ed eseguire la sua volontà, come accadde nel 2014 con la Crimea. Opzione di impiego illimitato della forza non ancora del tutto abbandonata, e nemmeno da escludere vista la minaccia nucleare utilizzata come deterrenza contro la Nato.
  2. Preparazione della guerra – una fase che per questa invasione contro l’Ucraina è stata lunghissima e sottovalutata dall’Occidente, che è iniziata subito dopo l’annessione della Crimea e che si è conclusa dopo 8 anni con l’ostentato posizionamento delle truppe nelle settimane precedenti l’attacco del 24 febbraio, che ha sacrificato l’effetto sorpresa a vantaggio della pressione psicologica nei confronti del governo di Zelensky e dell’Europa.
  3. Inizio della guerra – il 24 febbraio
  4. Fasi di sviluppo della guerra – fase attuale
  5. Conclusione della guerra

Sempre secondo la dottrina militare russa il conflitto armato è suddiviso in livelli (escalation) e si può generare sotto forma di un incidente armato, un’azione armata e altri scontri armati su scala limitata ed essere la conseguenza di un tentativo di risolvere differenze nazionali, etniche, religiose o di altro tipo con l’aiuto dei mezzi del conflitto militare. Il conflitto armato è caratterizzato da un alto grado di coinvolgimento e vulnerabilità della popolazione locale e anch’esso è classificato in 5 tipologie:

  1. Il conflitto di confine – una “forma speciale di conflitto armato”, ovvero il livello più basso di guerra. Da questa classificazione deriva la definizione di “Operazione Militare Speciale” adottata dal presidente Putin e rappresenta l’intervento armato per risolvere su scala limitata lo scontro condotto all’interno del territorio di un singolo Stato confinante (Ucraina).
  2. La guerra locale – una guerra locale in cui le parti belligeranti opereranno all’interno dei confini degli Stati in guerra e perseguiranno obiettivi politico-militari limitati.
  3. La guerra regionale – combattuta fra più Stati di una specifica regione con importanti obiettivi politici. Una guerra regionale può risultare dall’escalation di una guerra locale o di un conflitto armato ed essere condotta con il coinvolgimento di due o più Stati (gruppi o coalizioni di Stati) in una singola regione, da forze armate nazionali o di coalizione che utilizzano sia armi convenzionali che nucleari.
  4. La guerra di larga scala – combattuta tra diversi Stati o coalizioni di Stati in numerose regioni del mondo per perseguire obiettivi politico-militari radicali. Questa guerra può essere il risultato della escalation di una delle sopra elencate guerre (conflitto armato, guerra locale, regionale, ecc.) ed è una guerra che prevede l’uso di armi strategiche (anche nucleari). Una guerra su larga scala richiede la mobilitazione totale di tutte le risorse materiali e spirituali degli Stati coinvolti e può essere preceduta da un periodo di minaccia. Nel caso di una guerra prolungata su larga scala (o regionale) i suoi obiettivi politici saranno raggiunti nei periodi successivi e finali.
  5. La guerra nucleare (il livello più alto di conflitto armato) – è una guerra su larga scala che anche se utilizza solo armi convenzionali sarà caratterizzata da un’alta probabilità di degenerare in una guerra nucleare con conseguenze catastrofiche per la civiltà e le basi della vita e dell’esistenza umana.

La dottrina militare russa comprende anche una classificazione di vittoria e sconfitta, che bisognerà tenere bene in mente quando ci si confronterà con Putin e la sua delegazione al tavolo dei futuri negoziati:

  1. Vittoria politica – obiettivi politici ottenuti
  2. Vittoria militare – obiettivi politici ottenuti, parzialmente ottenuti o non ottenuti
  3. Sconfitta militare – obiettivi politici ottenuti, parzialmente ottenuti o non ottenuti
  4. Sconfitta politica – obiettivi politici non ottenuti

La Russia definisce vittoria la conclusione delle ostilità con il raggiungimento di tutti gli obiettivi militari e politici, riconosciuta da un documento firmato tra le Parti.

Gli obiettivi politici rappresentano l’interesse predominante del conflitto e della vittoria, che possono anche non coincidere con la vittoria militare ma che si raggiunge con essa. L’importanza del raggiungimento degli scopi politici ha la prevalenza su quelli militari, perfino in caso di una sconfitta militare sul campo si possono ottenere tutti gli obiettivi politici e quindi una vittoria.

Di contro, le forze armate possono anche ottenere una vittoria militare che però non risolva il contendere politico e in questo caso la dottrina russa prevede un futuro ritorno all’uso della forza militare. Esattamente quello che ha fatto il 24 febbraio di quest’anno, dopo la conquista della Crimea nel 2014, quando gli obiettivi politici non erano stati del tutto raggiunti.

La vittoria politica rappresenta il massimo obiettivo e può addirittura mitigare le conseguenze di una sconfitta militare.

Il presidente Biden ha appena lasciato l’Europa ed è tornato a casa tra le polemiche per alcune sue affermazioni, ma queste polemiche non cambieranno gli eventi di questo mese, che si riverbereranno per il resto del secolo e nella storia. Verranno scritte intere biblioteche e fondati nuovi dipartimenti universitari per studiare lo stravolgimento della geopolitica, della geoeconomia e delle relazioni internazionali che Putin ha causato.

Dal momento in cui il capo della Casa Bianca ha messo piede in Europa i vertici Ue, Nato e G7 hanno riconosciuto e accettato la sua leadership. Dopo il disastroso ritiro dall’Afghanistan il presidente Biden ha cambiato strategia, aprendo alla collaborazione e allo scambio di informazioni d’intelligence, che è quello che serve in momenti come questo, perché come Eisenhower nel 1944-45, si trova di fronte alla sfida di forgiare una difesa comune tra nazioni partner con interessi ed obiettivi spesso divergenti.

La Nato, l’Europa e l’Italia in stretto coordinamento, alle prese con il mutato scenario strategico globale, di fronte a uno spettro sempre più ampio di minacce e sfide devono assolutamente dotarsi di tutti gli strumenti necessari ad affrontare sia la rinnovata sfida rappresentata dalla Russia di Vladimir Putin sia l’ascesa economica e militare della Cina. Russia e Cina alleati ed  “amici senza limiti per un nuovo Ordine mondiale”.

Per le democrazie occidentali la difesa dello status quo non è più sufficiente.

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