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Tutti i perché della guerra fra Stati Uniti e Cina. L’analisi della prof. Coli

di

hong kong

La globalizzazione è entrata in crisi negli Usa non solo perché ha provocato la crisi del lavoro, ma soprattutto perché la Cina è diventata per gli Stati Uniti un rivale che potrebbe annullare la potenza americana. L’analisi di Daniela Coli che parte da Hong Kong…

La Cina è al centro dell’attenzione per le proteste di Hong Kong e per gli Xinjiang Papers (400 pagine di documenti segreti cinesi pubblicati dal New York Times sulla repressione degli uiguri). Perché tanta attenzione? Di recente Mike Pompeo ad Atene e Berlino ha dichiarato che l’Europa è stata risucchiata da una pericolosa rete cinese che già traversa l’Asia, l’Africa e il Sud America. La Cina è già il primo partner commerciale dell’Europa, che ha fatto l’accordo anche col Giappone e sta lavorando per farne uno anche con l’India.

Pochi sanno cosa significhi E17+1: è la BRI, partita nel 2012. Di essa fanno parte stati europei di cui 11 paesi EU, 5 membri dell’eurozona e altri dell’Europa orientale candidati a diventare membri Ue. La Cina si è impegnata a rispettare le norme Ue e ha approvato la dichiarazione  17+1 che fa riferimento ai tre pilastri dell’Onu: pace, sicurezza, diritti umani e sviluppo. Le mega compagnie cinesi come Huawei sono in marcia in Europa, sfidando l’America. Uno storico alleato Usa come l’UK ha venduto British Steel al gruppo cinese di Jingye, l’Italia è allarmata perché la multinazionale indiana ArcelorMittal vuole lasciare l’Ilva di Taranto. L’Europa è sempre più vicina alla Cina, che guida la globalizzazione abbandonata dagli Stati Uniti con America first. La Germania è il primo partner commerciale della Cina, seguita dalla Francia, Merkel va ogni anno in Cina, abbiamo visto di recente Macron brindare con Xi a Shangai, dove c’era anche il ministro Di Maio. Sappiamo che dell’E3, la difesa europea, farà parte anche l’UK post-Brexit. La Cina è il nemico numero degli Stati Uniti che temono di essere superati dall’Impero Celeste, che detiene,  insieme al Giappone, gran parte del debito americano aumentato con Trump.

L’America si sta allontanando dall’Europa, come dall’Asia. Obama aveva pensato col TTP di mantenere la cooperazione commerciale con i paesi alleati degli Usa in Asia, ma Trump lo ha eliminato. Una cooperazione simile era prevista anche con l’Europa, ma anch’essa è stata cancellata, anzi l’Europa, come il Giappone e la Cina, deve pagare dazi e molti prodotti europei e asiatici sono colpiti: da qui la necessità di accordi commerciali con paesi come la Cina, Giappone e l’India. L’America vorrebbe rapporti bilaterali con i singoli stati, ma non sarebbe vantaggioso per i singoli stati che sarebbero schiacciati dagli Usa. Per questo anche l’Europa, come la Cina, per l’America è diventata un competitore. Chiusa nel protezionismo, abbandonate le alleanze, l’America, che ha lasciato pure il Medio Oriente, combatte a colpi di dazi e sanzioni, forte della supremazia del dollaro.

Qualche mese fa, Macron disse che l’occidente come lo avevano conosciuto è morto. In effetti, l’occidente americano non esiste più. Non è chiaro quale sia la strategia dell’America, ma se puntava alla disgregazione dell’Europa con i nazionalismi, questa non c’è stata. In questa situazione compaiono le proteste di Hong Kong e gli Xinjiang Papers. Ma siamo nell’epoca del realismo politico: dai tempi di Snowden, ex consulente NSA, sappiamo dei programmi di sorveglianza di massa del governo statunitense. Sappiamo di Echelon, sappiamo di essere tutti spiati dagli Usa. Perfino il telefonino di Angela Merkel era spiato. E sappiamo che tutti gli Stati spiano i dispositivi elettronici dei propri cittadini per neutralizzare eventuali minacce terroristiche e criminali, quindi non pare particolarmente eccezionale lo facciano anche i cinesi.

In occidente si dimentica che l’Asia ha subito il colonialismo europeo ed americano ed è vista con amicizia dal mondo arabo e africano. Noi ci sentiamo invasi dall’Asia, ma dimentichiamo quando Cina e Giappone furono costretti ad aprire i porti, sotto la minaccia militare americana e britannica. Non è un caso se a mediare con l’Iran di Zarif abbiamo visto Abe e se Zarif è stato accolto con grande cordialità a Pechino. L’Asia non vuole una destabilizzazione dell’Iran, da cui desidera continuare a comprare petrolio, così come dall’Arabia saudita e vuole buoni rapporti col mondo arabo. Noi dimentichiamo spesso che la seconda guerra mondiale in Europa è una guerra tra imperi per l’egemonia dell’Asia, dell’Africa e del Medio Oriente.

In Asia, invece, c’è stata una guerra di liberazione dal colonialismo occidentale, durate la quale la Cina combatté una guerra civile e anche una guerra contro il Giappone. Ma l’obiettivo che accomuna Chiang Kai-Shek, il Giappone di Tojo e Mao, pur essendo nemici assoluti, è la liberazione dell’Asia dal colonialismo occidentale. Il Giappone combatté con un’ideologia panasiatica. Dopo Pearl Harbor il Giappone attuò una fulminea espansione nel Pacifico alla ricerca di risorse petrolifere e nelle isole del Sud-Est asiatico, col sostegno della Tailandia e di vari movimenti panasiatici, creò una sfera della Grande Asia Orientale. La logica del Giappone di Tojo era di fare la guerra alle nazioni occidentali presenti in Asia e si alleò con la Germania solo perché combatteva Regno Unito, Stati Uniti, Russia e Francia, le più forti potenze coloniali in Asia.

Mentre il Giappone sconfitto, veniva occupato, in Cina Mao vinse Chaing Kai Shek, che si ritirò a Taiwan, e gli americani si trovarono la Cina alleata con la Russia sovietica. I conflitti in Asia non finirono perché iniziò la guerra di Corea che finì con la divisione delle due Coree, che oggi vorrebbero riunificarsi. Mentre gli Stati Uniti combattevano in Vietnam, il Giappone si impose come grande potenza economica negli anni ’60, secondo solo agli Usa. Dopo la guerra in Vietnam e la fine di Bretton Woods, iniziò anche la svolta americana con la Cina con enormi investimenti e trasferimenti di tecnologia. Nella svolta con la Cina contò la volontà americana di freddare i rapporti sino-russi, ma anche di frenare l’avanzata del Giappone.

La globalizzazione è entrata in crisi negli Usa non solo perché ha provocato la crisi del lavoro, ma soprattutto perché la Cina è diventata per gli Stati Uniti un rivale che potrebbe annullare la potenza americana. Da qui America first di Trump, il protezionismo, la guerra dei dazi alla Cina, ma anche l’abbandono degli alleati in Europa e in Asia. Siamo di fronte a un cambiamento enorme, alla fine dell’occidente americano, alla Russia diventata junior partner della Cina, e sarà importante per noi tenere presente il punto di vista dell’Asia, perché il nostro secolo potrebbe essere, come si dice, il secolo dell’Asia.

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