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Come la guerra in Ucraina sta modificando gli equilibri mondiali

Guerra Ucraina

La guerra in Ucraina non ha diviso il mondo in due blocchi. L’intervento di Daniela Coli

 

La guerra iniziata con l’invasione russa dell’Ucraina è stata sostenuta da Stati Uniti e Regno Unito con l’invio di armi e una continua presenza americana e britannica a Kiev al fianco di Zelensky. L’UE ha rinunciato al gas e petrolio russo, oltre al Nord Stream 2, ha sanzionato la Russia e inviato armi a Kiev.

La guerra in Ucraina ha mostrato una separazione tra anglosfera ed Europa nell’approccio alla Russia e alla Cina, secondo alcuni analisti. Inoltre, non solo gran parte dei paesi africani e asiatici (l’India) non hanno condannato la Russia e non l’hanno sanzionata continuando a comprare gas e petrolio, ma anche la Turchia, membro della Nato, non ha condannato né sanzionato Mosca e si è posta come paese mediatore.

La Turchia ha anche ripreso i rapporti con Israele e con i paesi arabi. Secondo il Financial Times del 23 novembre l’Arabia Saudita sta discutendo un accordo per iniettare 5 miliardi di dollari nella banca centrale turca in una mossa che punta a sostenere le riserve di valuta estera di Ankara e segna un ulteriore segnale di riavvicinamento tra i due rivali regionali. Mentre si sta svolgendo la World Cup in Qatar, che ha visto la vittoria dell’Arabia saudita sull’Argentina, è evidente il grande ricompattamento del mondo arabo grazie a all’intensa attività diplomatica degli ultimi mesi.

Recentemente gli Emirati hanno sostenuto la Siria e reinserirla nella Lega araba, ma anche avere buoni rapporti con l’Iran, che attraverso Baghdad ha iniziato colloqui con i sauditi. Gli Emirati sono un paese amico di Israele, hanno aderito agli Abraham Accords. Israele non ha sanzionato la Russia e si è mantenuto defilato sulla guerra in Ucraina. Questi paesi hanno buoni rapporti con Putin, che è pragmatico e probabilmente tende a trovare punti di accordo, invece che di conflitto.

Il più grande cambiamento geoeconomico e geopolitico è stata decisione dell’OPEC+ (Stati del Golfo, principalmente Arabia Saudita, e Russia) di non aumentare la produzione del petrolio, richiesta in vario modo da Biden per frenare l’inflazione negli USA. Come non bastasse, l’Arabia Saudita ha deciso di vendere il petrolio anche in yuan, ha stretto rapporti con la Cina e si attende una visita di Xi a Ryad. Mentre MbS e MbZ, sovrano degli Emirati, non nascondono l’amicizia con Putin e neppure la nasconde Netanyahu. Come sostiene Bertand Badie su Le Grand Continent, è finita la leadership americana perché gli stati si alleano secondo gli interessi, non secondo l’ideologia della democrazia e degli human rights.

Pochi hanno notato che quando l’OPEC+ ha annunciato di non aumentare la produzione di petrolio, come desiderato dagli US, la Russia ha iniziato a bombardare l’Ucraina. Le guerre contemporanee si vincono dal cielo e dal mare: bombardamenti aerei e missili. I russi usano missili e droni. L’obiettivo è quello di sempre: distruggere le infrastrutture, togliere elettricità, gas, acqua, internet, rendere invivibile la vita quotidiana.

La guerra in Ucraina è stata spesso collegata alle tensioni USA con la Cina. L’incontro Biden-Xi al G20 ha attenuato il conflitto: Biden ha riconosciuto la politica One China, ha detto di non volere la guerra fredda ma la competizione tra potenze che si rispettano. In questi mesi il Giappone, il maggior alleato USA in Asia, ha dichiarato di non volere né decoupling né guerra fredda, di non credere i cinesi invaderanno Taiwan e di voler continuare a comprare petrolio dalla Russia.

Gli USA hanno invitato gli alleati a non vendere macchine per semiconduttori alla Cina, ma, come ha sottolineato Guido Alberto Casanova, esperto Ispi del Giappone, il Giappone rifiuta di cessare di vendere semiconduttori alla Cina, così come Sud Corea e Taiwan. Anche l’ASML, una multinazionale olandese specializzata nella produzione di macchine per fotolitografia per chip, rifiuta di attenersi al divieto US di non vendere macchine alla Cina e il premier Rutte si sta mettendo in contatto con i governi asiatici che hanno problemi simili. Per Münchau la questione dei chip creerà grossi problemi tra USA e UE, perché l’UE vuole sviluppare l’industria dei chip.

La guerra in Ucraina non ha, dunque, diviso il mondo in due blocchi, come vorrebbero gli USA. Alla riunione dell’APEC Macron ha chiarito di non volere il mondo diviso in due blocchi, ma un mondo solo. In realtà, gli USA hanno mostrato, con la vicenda del missile caduto in Polonia, di non volere una guerra con la Russia. D’altronde, una guerra con la Russia spaccherebbe la Nato. Il presidente della Polonia Duda si è mostrato molto prudente durante la vicenda del missile che ha ucciso due polacchi. La Polonia ha subito molti danni dalla guerra in Ucraina, soprattutto all’economia, come ha osservato Adam Tooze.

La Polonia ha anche un rapporto strategico con la Cina. Nel 2015 ha firmato un MoU per la BRI, nel 2016 ha firmato un partenariato strategico con la Cina. È il primo partner economico della Cina in Europa centrale e orientale e il settimo tra i partner UE. È hub fondamentale per la BRI e per l’iniziativa 17+1. I porti di Danzica e Gdynia fungono da gateway per i prodotti cinesi nei paesi scandinavi. Dopo il missile ucraino che ha ucciso due polacchi, la Germania difenderà con i propri Eurofighter e Patriot lo spazio aereo polacco al confine ucraino.
L’idea circolata nei media di un Commonwealth europeo di Johnson con la Polonia e altri stati dell’Europa orientale sembra improbabile. La Polonia ha il PiS, euroscettico e atlantista, ma è integrata in UE e, come abbiamo visto, ha un buon rapporto con la Germania, che ha stanziato 100 miliardi di euro per il proprio esercito. Così come Macron vuole potenziare l’esercito francese perché la guerra in Ucraina ha cambiato gli equilibri geopolitici del mondo.

In generale, la guerra in Ucraina non ha fatto implodere l’UE, che ha tenuto, spesso tenendo il piede in due scarpe, ma opponendosi all’escalation con la Russia e tentando di portare al tavolo dei negoziati Russia e Ucraina.

Diverso l’interesse del Regno Unito, per il quale la fine della Nato produrrebbe un ridimensionamento considerevole. Macron ha annunciato una conferenza a Parigi per il 13 dicembre con Zelensky e il suo ministro degli Esteri. Ha annunciato che parlerà anche con Putin e se anche Putin fosse presente potrebbe essere l’occasione per iniziare seriamente a parlare di negoziati.

Se si pensa alla coalizione di arabi ed europei che seguì gli USA nella prima guerra del Golfo (1990-91) per liberare il Kuwait dall’invasione irachena, le cose sono cambiate. Le guerre in Medio Oriente guidate da USA e UK dal 2001 sono state un disastro e hanno finito per ricompattare il mondo arabo. Gli stessi USA in Ucraina si sono limitati a inviare armi, miliardi e consulenti.

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