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Come si muoverà la Cina tra Iran, America ed Europa. Parla Sisci

Conversazione di Marco Mayer con il sinologo Francesco Sisci sulla guerra all'Iran e la posizione della Cina.

Mi sembra che sia Israele che gli Stati Uniti stiano azzerando progressivamente le capacità militari dell’Iran e di Hezbollah con il sostegno dei paesi del Golfo. Mi sembra che siano effettivamente piuttosto vicini alla vittoria. O no?

In teoria la vittoria potrebbe essere, secondo me, proclamata già oggi. Bisogna capire qual è l’obiettivo che ci si propone con questa guerra. Oggi l’obiettivo non è chiaro, ma questo potrebbe essere un vantaggio: americani e israeliani proclamano che l’obiettivo è raggiunto: degradare le forze militari iraniane e dare uno scossone a regime. Credo che bisognerebbe fermarsi qui, perché altri obiettivi possono essere più complicati; e dove i rischi aumentano esponenzialmente, i ritorni diminuiscono in misura parallela. Però non mi è chiaro che intenzioni ci siano. Il problema delle intenzioni è oggi il vero punto dirimente. Come si diceva da bambini, chi sa contenta gode.

Il nuovo numero della rivista Foreign Affairs titola in copertina: la nuova egemonia americana. Che ne pensi?

C’è stata una grande prova di forza in Venezuela e in Iran. Però, per tutte le prove di forza, un problema cruciale è evitare di cercare di stravincere. L’America ha dimostrato di avere capacità militari e intelligence senza pari e di potere raggiungere i propri obiettivi purché essi siano realistici.

In Venezuela ha cercato collaborazioni tra gli stessi collaboratori di Maduro, lo stesso sembra volere fare in Iran. È un approccio realistico, che però deve attendere i suoi tempi. Se l’America riesce a riconoscere i limiti dei suoi poteri, affermare una visione liberale e realista, non superficialmente utopistica, è a un cambio radicale del suo posizionamento nel mondo. I prossimi giorni in Iran potrebbero essere cruciali.

Il tentativo della Cina di trovare un accordo politico tra Arabia Saudita e Iran è fallito. Ora cosa ti aspetti dalla diplomazia di Pechino?

La Cina ha riconosciuto di avere fallito nella sua capacità di capire il mondo per tre volte in quattro anni.

La prima è stata in Russia, quando ha creduto che Mosca avrebbe conquistato l’Ucraina in pochi giorni.

La seconda è stata a Gaza, quando ha pensato che il mondo musulmano si sarebbe unito contro Israele.

La terza è stata in Venezuela, quando ha creduto che Maduro avrebbe resistito all’America.

Oggi in Iran sta a guardare. È spaventata dalla capacità militare straordinaria degli Stati Uniti, che ha azzerato i sistemi di difesa cinesi dati all’Iran. D’altro canto, forse, se il vertice con Trump a Pechino viene effettivamente rinviato, Pechino raccoglie un piccolo successo: può pensare che l’amministrazione americana non abbia pensato a 360° l’attacco all’Iran.

Proprio per questo i prossimi giorni e le prossime settimane sono cruciali per il rapporto Cina-Usa. Alla luce della situazione attuale, l’America può dire di avere avuto un successo. Se la guerra si prolunga, la Cina può pensare che l’America invece si sia impantanata. Una diversità di percezione dell’America in Cina non è banale nel rapporto bilaterale.

In questo nuovo contesto, come vedi l’evoluzione dei rapporti Cina-Ue?

La guerra in Ucraina e la posizione cinese a Gaza hanno allontanato la politica cinese dall’Europa. La questione delle esportazioni rimane molto delicata perché i tedeschi, per esempio, calcolano di avere perso 125.000 posti di lavoro l’anno scorso per le esportazioni cinesi. L’Iran però potrebbe giocare in maniera diversa.

L’Europa in generale è scettica sull’attacco americano in Iran, se esso si prolungasse. Così, se la Cina continuasse a mantenere – come oggi mantiene – una posizione delicata e quasi neutrale tra America e Iran, allora potrebbe esserci un avvicinamento tra Europa e America. Questo ci dice anche che la questione dell’Iran, come qualunque questione internazionale, non può essere vista in isolamento, entro un ambito banalmente regionale, va sempre compresa in un ambito complessivo del nuovo scontro che riguarda la Cina e i suoi interessi globali.

D’altro canto, proprio le difficoltà e i problemi dell’America dovrebbero forse spingere i paesi europei a intensificare il dialogo con gli Stati Uniti. Se mio fratello ha un problema, io cerco di aiutarlo anche se il suo problema mi dà fastidio. Se lo abbandono nel momento del bisogno, in realtà abbandono il mio rapporto fraterno. Proprio le difficoltà americane dovrebbero spingere l’Europa a cercare di aiutare l’America e l’atteggiamento più ragionevole, neutrale della Cina dovrebbe anche essere raccolto per cercare di aprire nuovi canali di dialogo per la soluzione dei problemi bilaterali e multilaterali in campo.

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