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Guerra, come cambieranno i rapporti fra Usa, Germania e Francia su difesa e non solo

Parigi proverà a imbrigliare la nuova potenza militare tedesca dentro le leggendarie Forze armate europee, senza riuscire nell’intento, giacché Berlino non accetterà che i propri soldati siano comandati da generali gallici. L’analisi di Dario Fabbri, direttore della rivista di geopolitica Domino

 

Atterriti dall’aggressività russa, nei prossimi mesi i principali paesi europei aumenteranno grandemente la spesa militare. Su tutti, la Germania. Massimo esportatore relativo del mondo, tra i più capaci soggetti esistenti, da decenni Berlino è priva di reali Forze armate – nelle parole dello Stato maggiore britannico, “i soldati tedeschi sono soltanto campeggiatori aggressivi”.

Dimensione innocua, utile per tranquillizzare i vicini, prossima a scomparire. Dopo aver stanziato cento miliardi di euro a fondo perduto, nel medio periodo la Repubblica Federale intende convogliare alla Difesa oltre il 2% del pil. Quanto sconvolgerà ogni equilibrio europeo, innescando la medesima frenesia da riarmo tra le cancellerie limitrofe che possono sostenere lo stesso stanziamento.

Specie la Francia, storicamente preoccupata di ogni scatto in avanti del cugino renano. Per cui Parigi proverà a imbrigliare la nuova potenza militare tedesca dentro le leggendarie Forze armate europee, senza riuscire nell’intento, giacché Berlino non accetterà che i propri soldati siano comandati da generali gallici. La Francia manterrà il vantaggio conferito dall’arma atomica, ma in ambito convenzionale subirà inevitabilmente l’ascesa teutonica. Così il Regno Unito vorrà inserirsi nell’estero vicino della Germania, tornando a ergersi a principale sodale di polacchi e rumeni, come capitato in altri drammatici passaggi della storia.

Sebbene in questa fase salutino con soddisfazione il suo nuovo corso, presto gli Stati Uniti inizieranno a sospettare del satellite berlinese, troppo ingombrante per diventare bellicoso. Fino ad accendere la vecchia competizione bilaterale, soltanto parzialmente sopita con la seconda guerra mondiale. Al di là dell’appartenenza al medesimo fronte, Washington conserva una latente ostilità nei confronti della Repubblica Federale, memore d’aver faticosamente avversato ogni crescente potenza teutonica, eccesso di suscettibilità sostanziato anche dalla matrice germanica delle due popolazioni.

L’Europa potrebbe nuovamente sprofondare in una frenesia militarista abbandonata da molti decenni, con il rischio di scontri imprevedibili. Conseguenze notevoli della guerra d’Ucraina si riverbereranno anche sul Medio Oriente. Fallito il tentativo di sabotare il negoziato, in questa fase Mosca pare avere accettato il possibile rinnovo dell’accordo sul nucleare iraniano, anche in nome degli ottimi rapporti con Teheran. Ma presto tale compromesso potrebbe saltare.

Nonostante le difficoltà logistiche che tuttora impediscono di convogliare efficacemente gli idrocarburi persiani verso Occidente, gli Stati Uniti intendono utilizzare il gas degli ayatollah per supplire all’embargo sull’energia russa da imporre ai paesi occidentali già nell’immediato. Novità che inevitabilmente creerà pericolosa animosità tra russi e iraniani, destinata a modificare l’assetto levantino.

(breve estratto di un saggio pubblicato su Domino)

Dario Fabbri

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